Facebook ID carta
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La tua prossima carta di identità? Facebook

Il social network non è lontano dal sostituire le tessere cartacee che ci portiamo dietro. Qualche stato ci sta già pensando

Al check-in dell’aeroporto, in banca, dal commercialista. Presto le carte di identità come le conosciamo oggi non serviranno più. Al loro posto ci sarà Facebook e non è uno scherzo.

Qualche anno fa ha mosso i primi passi un progetto nato a Berlino per la creazione di una tessera social in sostituzione di quella classica. Grande quanto una carta di credito sulla quale è impressa una foto, il nome del soggetto, il nickname, la data di nascita, sesso e codice QR che rimanda direttamente al profilo, l’FB Bureau ha rappresentato più una provocazione che una reale iniziativa ma non così lontana dalla realtà.

Il motivo per spingere su una rivoluzione del genere? Semplice: se già il web utilizza in larga parte la funzionalità Facebook Connect per consentire l’autenticazione delle persone su siti terzi non vi è motivo per non dare alla piattaforma di Zuckerberg una validità anche fuori, nel mondo analogico.

Oltre un continente

Con un numero di iscritti che va oltre i 2 miliardi, Facebook conta già più abitanti di Europa e USA messe assieme e poco meno di un terzo di quelli in tutto il mondo, circa 7,7 miliardi. Nell’ottica di semplificare le procedure di riconoscimento, soprattutto per chi viaggia all’estero, avere una Facebook ID Card non sarà così strano, anzi permetterà un controllo migliore dei singoli individui, senza distinzioni tra documenti di prima e seconda classe.

Problemi da risolvere

Certo, un’identità social universale, che valga a livello burocratico, al momento è complicata per i numerosi problemi di sicurezza che invadono il network. Primo tra tutti il ricorso ai profili fake, usati a scopo di cyberbullismo, stalking, violenza psicologica e anche hackeraggio. Le informazioni che ci portiamo dietro dalla nascita non hanno certo un fondamento comparabile ai dati immessi di propria mano su app e siti 2.0 ma l'azienda sta lavorando da anni con le forze di polizia locali e internazionali per fermare il crimine perpetrato sulle proprie pagine e la sensazione è che presto il web sociale possa diventare davvero un luogo più confortevole e trasparente, dove metterci la faccia rappresenterà un valore fondamentale e non solo accessorio.

L’esempio dell’Estonia

Non tutti lo sanno, ma una delle nazioni al mondo più avanzata a livello tecnologico è l’Estonia, fresca di prima assoluta alla guida dell’Unione Europea. Il presidente di turno, Kersti Kaljulaid, in più di un’occasione ha ribadito il concetto: “Nel mondo virtuale ci siamo un po’ tutti, tranne i governi. Non possiamo sostenete l’innovazione in questo modo”. L’idea è quella di formare una e-governance che sia davvero vicina alle persone e al loro modo di comportarsi nella vita quotidiana, dove regnano i pagamenti contactless, le comunicazioni di lavoro via chat, le assunzioni (o almeno la ricerca) su LinkedIn e i tutorial su YouTube. Insomma, laddove non è arrivata la CIE, carta di identità elettronica, potrebbe arrivare la Facebook ID Card, magari entro il 2020.

Dalla carta al bit

Anche perché la stessa Estonia ci ha messo relativamente poco a convertire circa 1 milione di documenti cartacei in identità digitali. Queste non servono solo come sistema di riconoscimento ma anche per evitare la fila allo sportello, pagando online con il proprio nome, ottenendo un certificato sul proprio computer, persino per verificare che chi sta comprando qualcosa su internet con un certo account sia il reale possessore di quel profilo. La gestione è nelle mani del governo, che sotto la guida dell’ex Toomas Hendrik Ilves, dal 2006 al 2016, ha fatto passi da gigante in tale direzione.

Facebook ponte verso il futuro

L’Unione Europea e gli Stati Uniti non sembrano aver voglia di creare un archivio di base comune, che pure sarebbe utile a scopo preventivo, senza ledere per forza la privacy di ognuno. Facebook ha il potere, economico e sociale, per canalizzare l’interesse verso una carta virtuale ma reale, dagli evidenti interessi economici per Zuckerberg ma anche politici. A quel punto il passo come primo occupante della Casa Bianca sarà solo una conseguenza.

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