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In che modo Microsoft può migliorare LinkedIn

Sotto la guida di Redmond, il social network del lavoro può diventare il più grande ambiente di business. Ecco come

L’ultimo precedente di peso, quello di Nokia, è tutto fuorché ben augurante. Questa volta, però, in Microsoft sono ottimisti. Se l’acquisizione del colosso finlandese nel 2013 rispondeva a al desiderio – per non dire al capriccio - di colmare un gap in un settore tutto sommato sconosciuto, questa volta c’è un’operazione più lucida, razionale, un percorso costruito passo dopo passo su una strada già battuta.

LinkedIn, lo sappiamo bene, è il social network del lavoro: 433 milioni di professionisti che si mettono in vetrina, con le loro competenze, i loro risultati e le loro ambizioni. E che probabilmente – anzi sicuramente – utilizzano già gli strumenti di Microsoft, da Windows a Office, da Lync a Skype.

Ecco, in questo senso l’acquisizione di Microsoft risponde a una logica empatica più che commerciale. Microsoft conosce bene le aziende, lavora per aiutare i loro dipendenti, un po’ come LinkedIn. I mezzi sono diversi, ma l’obiettivo è simile.

 

Qualcosa di più di un "semplice" social network
Del resto, la consapevolezza che tutte le attività, anche quelle di business, si stiano spostando sul Web è ormai un dato di fatto. La trasformazione di Office da pacchetto software a licenza a strumento di collaborazione online (Office 365), ma anche l'acquisizione di Skype e Yammer, rappresentano le tappe fondamentali del percorso di trasformazione di Microsoft in questa direzione.

LinkedIn dovrebbe completare il quadro, diventando una leva per migliorare il coinvolgimento delle aziende, quello che gli anglosassoni definiscono engagement. Detto in altre parole, il social network del lavoro potrebbe diventare esso stesso un gigantesco posto di lavoro, un ambiente “cross” nel quale le aziende si incontrano e interagiscono. Utilizzando i tool di produttività offerti da Redmond.

Come fare business... col business
A Redmond, ovviamente, stanno già pensando a come trasformare queste affinità elettive in un affare profittevole. L’assegno versato nelle casse di Reid Hoffman e soci (oltre 26 miliardi di dollari) non sarebbe altrimenti giustificabile. E qui viene la parte più difficile. L’attuale modello di business di LinkedIn, che si basa essenzialmente su tre fonti - vendita di abbonamenti premium, hiring solution, soluzioni di marketing – ha dimostrato di non essere sufficiente a sostenere le ambizioni di una società quotata in borsa.

Microsoft, è evidente, potrà sfruttare una piazza di oltre 400 milioni di utenti permettere in mostra le sue soluzioni software, nonché per fidelizzare la sua attuale base utenti. Senza contare le eventuali intersezioni fra Dynamics, il CRM di Microsoft, e Lynda.com, la piattaforma di e-learning di LinkedIn, un cocktail esplosivo nell'ottica dei servizi di assistenza e formazione alle aziende.

Ma dovrà gioco forza (ri)mettere mano al portafogli per migliorare il servizio e integrarlo con le sue soluzioni. La speranza è che l’esperienza (fallimentare) vissuta con Nokia, sia servita a Satya Nadella e ai suoi per comprendere non solo cosa fare, ma soprattutto cosa non fare a seguito di un’acquisizione di questa portata.

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