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Ecco perché Google+ è appena diventato il paradiso dei narcisisti

Google+ ora consente di sapere quante visualizzazioni ha totalizzato un profilo o uno specifico contenuto. Ecco lo sdoganamento ufficiale del narcisismo 2.0

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– Credits:  WanderingtheWorld (www.ChrisFord.com)  @ Flickr

Sono anni che Google+ rincorre Facebook, un inseguimento disperato che si trascina fin dal giugno del 2011, quando, sperando di erodere il primato social costruito da Mark Zuckerberg, Big G lanciò il suo luccicante social network. 

Sono passati tre anni, anni che Google ha passato a limare la propria creatura social nella speranza di convincere quell’enorme serbatoio di utenti (e dati sensibili) che indugiava su Facebook a migrare su Google+. Fatta eccezione per alcune funzionalità (le cerchie e i tool di photo editing), Google non è mai riuscito a cavare dal suo generoso cilindro un coniglio sufficientemente grasso da stimolare l’appetito dei pasciuti utenti Facebook. 

Fino ad oggi.

Qualche giorno fa Google ha introdotto una nuova funzionalità che, per la prima volta nella storia di Google+, ha le carte in regola per attrarre sciami di utenti e rinverdire una piattaforma per la quale molti ormai usano l’irriverente appellativo di “città fantasma”. Accedendo al profilo di un utente si visualizzeranno automaticamente il suo numero di follower, ma soprattutto, il numero di visualizzazioni totali che i suoi contenuti hanno attirato. Questo significa che sarà possibile sapere, e fare vedere a tutti i follower, quante visualizzazioni ha totalizzato una tua foto, un tuo post o il tuo profilo in generale.

Abbiamo già parlato di come le piattaforme social abbiano sdoganato una sorta di narcisismo 2.0 , in cui chiunque può trasformare la propria pagina profilo in una sorta di monumento dinamico alla propria persona. Mentre piattaforme come Facebook, Instagram e Pinterest hanno cavalcato in modo indiretto questa tendenza, Google ha deciso di montarci in sella con gli speroni e di sfruttarla fino in fondo. 

Si tratta senz’altro di una mossa intelligente, dato che per la prima volta Big G introduce una funzionalità che nessun’altra piattaforma social può vantare; ma è allo stesso tempo una mossa rischiosa. Perché se è vero che mostrare il numero di visualizzazioni consente agli utenti più attivi di mostrare i muscoli alla social sfera, è anche vero che mette allo scoperto tutti quei profili che producono tonnellate di contenuti senza che nessuno si preoccupi di visualizzarli. 

Questo vale anche e soprattutto per i brand. In un recente report si è visto che attualmente su Google+ i brand vanno forte, riescono a ottenere un coinvolgimento analogo a quello di Facebook e doppio rispetto a quello di Twitter. Una funzionalità come questa metterebbe i brand in una posizione esposta e vulnerabile. Per dire, se un brand di peso come la Coca Cola finisse per avere meno visualizzazioni di un brand analogo ma nuovo, questo potrebbe risultare controproducente.

Esiste la possibilità di disattivare la funzione (accedendo alle impostazioni profilo G+ ), ma il discorso non cambia. Un brand che nasconde il numero di visualizzazioni dei propri post, molto probabilmente, verrebbe percepito come debole.

Rimane ancora da capire quanto questa mossa porterà a Google nuovi utenti. La cosa più probabile, è che, se la novità avrà successo, G+ diventerà la piattaforma social più narcisistica, popolata da utenti ultracompetitivi che si sfidano a chi piscia più lontano. E anche questo, nel lungo termine, potrebbe risultare controproducente e, in ultima analisi, allontanare gli utenti meno egocentrici dalla piattaforma.

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