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Google+, ecco perché non potrai più ignorarlo

Google+ non è un social network, né un sito, né un rivale di Facebook, è un filo rosso. Alla Social Media Week i portavoce di Google Italia hanno spiegato come Google+ sta diventando la tappezzeria di Google. E presto non potremo più ignorarlo

Google-Plus-followers

– Credits: Thomas Hawk @ Flickr

Non è un sito, è un filo rosso.

È questa la frase che ha dominato l’incontro di ieri mattina della Social Media Week milanese, intitolato: “Google+ e l’integrazione nell’ecosistema digitale”. Sebbene infatti l’incontro sia stato organizzato in modo da illustrare le molteplici opportunità che un brand può avere se apre e utilizza attivamente una Google Plus Page, quello che è emerso chiaramente dai discorsi di Luca Canzi (New Products and Solutions) e Laura Marazzini (Agency Head) di Google Italia è come la reale natura di Google+ non sia quella di un social network in stile Facebook, quanto una sorta di infrastruttura orizzontale connessa a tutto l’ecosistema Google.

Google+ è una sorta di fil rouge che collega e interconnette tutti i servizi Google” ha spiegato “Prova ne è il fatto che in questo momento posso intraprendere una conversazione e uno scambio di contenuti con la mia collega direttamente dal motore di ricerca, Gmail o YouTube, senza mai dovere entrare in Google+.

Negli ultimi mesi ci sono stati diversi indizi che hanno suggerito come Google+, lungi dal voler sfidare Facebook sul suo stesso campo, stesse progressivamente decentralizzando il suo utilizzo. Un passo alla volta Mountain View ha infatti provveduto a integrare funzionalità proprie di Google+ in quasi tutti i servizi del suo ecosistema. Il risultato è che oggi, per fare un esempio, è possibile lanciare un Hangout che ha come oggetto di conversazione un video YouTube direttamente dalla watch-page di quel video.

Ora voi vi chiederete il perché del titolo di questo pezzo, e lo capisco: va bene Google+ fa ormai da tappezzeria ad ogni angolo di Google, ma questo non significa che io abbia necessariamente più voglia di usarlo. Vero, ma non bisogna dimenticare che Google ha in mano le chiavi della porta di ingresso che la stragrande maggioranza degli utenti usa per entrare in Internet: Google Search.

Parliamo di brand, e nello specifico della case history illustrata nella conferenza di ieri. Se in questo momento cerchi su Google “AC Milan”, ti si srotoleranno sulla parte destra della schermata una serie di risultati sportivi, seguiti dalla solita lista di risultati indicizzati da Google. Sulla sinistra invece, quasi metà della schermata è occupata da informazioni prese dalla pagine ufficiale di Wikipedia, seguite a stretto giro da quelle prese dalla pagina ufficiale del Milan su Google+. Questo significa che l’utente che cerchi su Google informazioni fresche sulla squadra rossonera, si vedrà servire su un piatto d’argento i contenuti postati dalla pagina di Google+, mentre dovrà compiere uno o più step ulteriori per raggiungere contenuti di altre piattaforme.

Il rapporto tra AC Milan e Google+ è solido, e di recente la pagina della squadra ha ottenuto un’enorme visibilità organizzando hangout on-air con giocatori selezionati . Ma il discorso è valido potenzialmente per qualunque brand sufficiente noto da poter sperare che un numero sufficiente di utenti ne cerchi il nome sul motore di ricerca. Creando una pagina su Google+, dunque, un brand può assicurarsi che in futuro gli utenti che ricercheranno il brand su Google abbiano a portata di click le informazioni della pagina G+ o, se non sono follower, un bottone per seguire la pagina dedicata.

A inizio conferenza, Laura Marazzini ha specificato che ormai Google+ può contare 500 milioni di utenti iscritti. Non è stato precisato quanti di questi siano attivi sulla piattaforma, ma in realtà questo aspetto conta poco. Se anche la maggioranza degli utenti Google+ non va mai a riarredare la propria pagine profilo, da mesi Google sta spingendo gli utenti a utilizzare le funzionalità G+ integrate nei vari servizi (lo scorso autunno, per esempio, Google ha cominciato a richiedere che gli utenti che vogliano postare recensioni di ristoranti e altri business utilizzino la propria identità Google+), ed esiste ragione di credere che questa sorta di velata “coercizione” prosegua nei prossimi mesi.

È molto, troppo presto per dire che Google sia riuscito a vincere la partita social. Ma una cosa è certa, finché la Google continuerà a dominare a questo modo il mercato search, gli utenti avranno sempre più ragioni per affidarsi agli strumenti social di Moutain View.

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