facebook jarvis intelligenza
Social

Così l’intelligenza artificiale di Facebook entrerà nelle nostre case

Quello che vuole Zuckerberg è un mondo in cui il social network gestisce tutto: dalle luci in camera al cibo per cena. E non è detto che sia un bene

Toc toc, bussano alla porta, chi sarà mai? Non servirà alzarsi, alzare il citofono oppure sbirciare nello spioncino per scoprirlo. Ci sarà lei, l’intelligenza artificiale di Facebook a dircelo. In che modo? Semplice: scansionando il volto del visitatore con una webcam connessa ad internet, incrociando i dati rilevati con Photo Magic e restituendo l’informazione necessaria, tra cui nome, cognome, lavoro e tutto lo scibile aggiunto sul social network dall’iscritto.

Non si tratta di un sogno o di una scena di un prossimo film di fantascienza ma di ciò che Mark Zuckerberg vuole realmente realizzare, in un futuro molto vicino. A dirlo è stato lui stesso con un post sulla piattaforma che lo ha reso così celebre. Con un messaggio pubblicato qualche ora fa, il lentigginoso più invidiato d’America ha lanciato la sfida che lo terrà occupato nei prossimi mesi: un sistema di intelligenza artificiale che lo possa “supportare in casa con il lavoro. Qualcosa del tipo Jarvis in Iron Man”.

Maggiordomo virtuale

Jarvis, ovvero “Just A Rather Very Intelligent System”, all’interno della saga comics-video-ludica di Iron Man è un vero e proprio maggiordomo tuttofare, in grado di gestire da solo il laboratorio di Tony Stark e gli sviluppi della sua armatura. Nell’ideale di Zuckerberg dunque, un’intelligenza artificiale che sia affidabile non deve solo sapere effettuare azioni “a comando”, ma proporre soluzioni, cambiamenti nel modo di vivere, di relazionarsi con gli altri; insomma una sorta di super-io indipendente.

Mai più sconosciuti

Torniamo al messaggio lanciato da Zuck: “Ho intenzione di cominciare a esplorare ciò che la tecnologia sa già fare. Poi inizierò ad insegnarle come capire la mia voce e a controllare tutto dentro casa: la musica, le luci, la temperatura e così via. Potrà riconoscere le facce dei miei amici quando saranno davanti al campanello e dirmi se sta succedendo qualcosa nella stanza di Max, così da controllarla quando non sono con lei. Sul fronte lavoro, mi aiuterà a visualizzare i dati sfruttando la realtà virtuale, per aiutarmi a costruire servizi migliori e a condurre le mie aziende in modo più efficace”.

Supporto completo

Mr. Zuck non dovrà inventare nulla da zero: tante tecnologie esistenti possono già compiere diverse delle azioni elencate dal CEO di Facebook. È il caso di Amazon Echo o dell’HomeKit di Apple ma anche delle webcam di D-Link o delle analisi predittive di Cortana. Quello che manca, oggi, è un’infrastruttura unica e globale, un cervello che integri in sé la conoscenza di contesti e piattaforme produttive differenti. Pensate ad un sistema in grado di ricordare tutto ciò che viene caricato su Facebook e, allo stesso tempo, riconoscere il film in onda sul televisore o il brano in sottofondo su Spotify per suggerire cosa scrivere sulla timeline. Insomma un vero centro di comando, in grado di relazionarsi in maniera profonda con il proprio assistito.

Quale futuro

Ma siamo sicuri che sia questo il miglior futuro possibile? Un mondo in cui un avatar ci dica cosa mangiare, quale telefilm guardare, che musica ascoltare, solo perché in passato abbiamo creato aspettative del genere? Magari in un gennaio non troppo lontano scriveremo un post dal tono: “Ora è tempo di dieta”; allora l’AI in stile Jarvis comincerà a ricordare l’importanza di consumare meno dolci e più frutta per rimettersi in forma. Magari l’assistente avrà imparato che ci piace un telefilm andato in onda per due volte il mercoledì, ed ecco allora che comincerà a cambiare ogni mercoledì, alla stessa ora, canale, anche mentre stiamo guardando la Champions. A quel punto chi sarà a vivere la nostra vita? Il vero titolare o un surrogato virtuale?

Facebook mania

Non è detto che il progetto di Zuckerberg si trasformi in realtà, né che entrerà forzatamente nelle nostre case, ma di certo il ragazzo è già al lavoro per concretizzare la sua idea di intelligenza informatica. Che si traduca in un citofono che accede a Facebook oppure in luci blu che cambiano tonalità a seconda dell’umore del proprietario non è dato saperlo. Sognare è affascinante, provare intrigante; affidarsi ciecamente ad una macchina, forse ancora troppo pericoloso.

© Riproduzione Riservata

Commenti