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L’ombra della privacy nell’accordo Facebook-WhatsApp

Le associazioni in difesa dei consumatori denunciano il social network e chiedono il blocco del processo di acquisizione. Ecco perché 

– Credits: SnoopyChen, Flickr

Molti pensano che l’accordo tra Facebook e WhatsApp si sia chiuso con i 19 miliardi di dollari pagati il mese scorso. In realtà quello è stato solo l’inizio. A differenza della velocità con cui gli organi regolatori danno il consenso alle acquisizioni che avvengono tra aziende, pare esserci qualche ritardo in quello tra i due colossi del web, soprattutto a causa di alcune organizzazioni e movimenti in difesa della privacy.

Qualche giorno fa, precisamente il 6 marzo, un’organizzazione americana in difesa della privacy ha chiesto alla Federal Trade Commission di revisionare, e nel caso bloccare, l’accordo di acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook per garantire la difesa della privacy delle oltre 450 milioni di persone che hanno installato l’app del social network sui loro dispositivi mobili. Il dubbio sulle problematiche che potrebbero nascere, dopo l’acquisizione, in merito alla condivisione dei dati personali degli utilizzatori delle due piattaforme, è stato sollevato anche subito dopo l’annuncio dell’acquisizione.

Tre giorni dopo la conferma dell’acquisto di WhatsApp da parte del social network, parte della rete, come il sito Reddit, si è interrogata sulle conseguenze di una possibile gestione “ballerina” dei dati personali degli utenti di WhatsApp. Una singola discussione proprio su Reddit, dal titolo “3 alternative a WhatsApp che rispettano la tua privacy” ha riscosso un notevole successo, dimostrando come il tema della privacy sul client di messaggistica sia cresciuto notevolmente dopo la notizia dell’acquisizione.

Secondo vari esperti, come Sophos , le preoccupazioni maggiori riguardano il fatto che, almeno finora, WhatsApp si era distinto per non raccogliere i dati dei suoi utenti per scopi pubblicitari. In realtà il servizio conserva per 30 giorni i soli messaggi inviati, prima di eliminarli dai propri server. La denuncia dell’organizzazione in difesa della privacy si focalizza sui precedenti di Facebook, una piattaforma nota per utilizzare le informazioni degli utenti come base del business.

“Facebook fa abitualmente uso delle informazioni degli utenti per scopi pubblicitari e ha messo in chiaro che intende incorporare i dati degli iscritti a WhatsApp nel modello di business di profilazione utenti” – hanno scritto la Electronic Privacy Information Center e il Center for Digital Democracy. A questo punto la fusione tra le due società porterebbe ad una situazione in cui gli utenti dell’app di messaggistica potrebbero vedere i propri dati condivisi in maniera diversa da quanto sottoscritto all’inizio, tutto grazie all’accordo stipulato tra le due aziende.

Ma le cose non sarebbero così semplici. Ad ogni cambio di policy, sia Facebook che WhatsApp devono sottoporre agli iscritti le nuove regole, chiedendo il consenso per l’accettazione. Qualora una delle due società decidesse di “aprirsi” all’altra, concedendo quindi la condivisione dei dati degli utenti, dovrebbe arrivare un disclaimer ben preciso, che evidenzi cosa cambia tra le parti. Del resto è quello che è successo dopo l’acquisizione di Instagram quando Facebook, in un aggiornamento delle condizioni di utilizzo, aveva inserito una clausola secondo cui informava di poter raccogliere, da quel momento, i dati degli iscritti al social network delle foto. Niente paura quindi, almeno per il momento. Il suggerimento è di tenere gli occhi aperti sui prossimi aggiornamenti di entrambe le app, per capire se arriverà la fatidica richiesta di accesso alle informazioni personali. 

 
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