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Facebook sfida Amazon, a colpi di emoticon

Facebook testa una nuova funzionalità per indurre gli utenti a condividere il proprio umore e le proprie azioni. Uno stratagemma che probabilmente servirà a indovinare potenziali intenzioni d'acquisto

Facemoticons

– Credits: somegeekintn @ Flickr

Da oggi, Facebook non si accontenta più di sapere tutto di te, di vedere le tue foto, di conoscere i tuoi amici, di sapere cosa ti piace ascoltare e tenere traccia dei posti che hai visitato, ora Facebook vuole anche sapere come ti senti in questo preciso momento. Anzi, già che ci sei, perché non lo indichi chiaramente appiccicando a margine del tuo status un’emoticon che indichi chiaramente di che umore sei?

Dopo essersi battuto il petto davanti ai propri investitori, sfoggiando una crescita degna di una vera mobile company (sebbene la borsa non sia dello stesso avviso), Mark Zuckerberg sembra deciso a battere forsennatamente il ferro rovente. A partire da ieri notte la compagnia di Menlo park ha cominciato a testare una nuova funzionalità che permette all’utente di comunicare al mondo il proprio stato d’animo (utilizzando una serie di emoticon da affiancare al proprio status) o specifiche azioni come mangiare, bere, ascoltare un certo brano o vedere un certo film (utilizzando apposite icone e link a film, brani musicali etc.)

Si tratta semplicemente di una nuova occasione per le persone di rappresentare visivamente, attraverso post Facebook, quello che stanno facendo e come si stanno sentendo.” ha comunicato Facebook “Al momento la funzionalità è disponibile per un ristretto gruppo di utenti. Non è integrato in Graph Search. É solo un piccolo test per vedere se le perosne hanno interesse a condividere in maniera più rappresentativa le proprie azioni.

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Per ora Facebook non rivela alcuna intenzione di utilizzare questi dati per alimentare il potente motore pubblicitario con cui sta monetizzando sempre più efficacemente il suo servizio. È però difficile immaginare uno scopo differente per questa novità.

Il fatto è questo: Mark Zuckerberg e i suoi sanno bene che molti tra le centinaia di milioni di utenti Facebook adorano condividere in tempo reale ogni brandello della loro esistenza, di conseguenza è probabile che, trovandosi per le mani un nuovo strumento per aggiungere ulteriori dettagli alla propria condotta virtuale, molti non esiteranno a tappezzare la propria bacheca di emoticon e icone. Dopotutto, non è quello che fanno con altre applicazioni come Line e Path ? E non era quello che si faceva con il primo MySpace, quando uno entrava nella tua pagina e, senza che gliene importasse nulla, veniva a sapere che quel giorno ti sentivi parecchio teso, con rovesci di paranoia nel pomeriggio?

Ecco, ora immagina che questo test (come molti altri condotti da Facebook negli ultimi mesi) si riveli un successo e che questo sistema diventi parte integrante del social-network. Immagina che io selezioni nella tendina delle emoticon Facebook un’icona che dice che mi sento triste. Pochi minuti dopo  scelgo invece l’icona di un libro e comunico il fatto che sto leggendo un romanzo di Nick Hornby. Più tardi, la sera, magari scribacchierò qualche frase depressa e comunicherò alla mia platea di amici virtuali il fatto che mi sono messo a guardare Voglia di Vincere.

Grazie a un sistema apparentemente infantile e poco utile, Facebook nel giro di poche ore ha scoperto (o ha intuito) che quando sono triste mi butto sui libri e sui film, e che in particolare tendo a prediligere libri scanzonati dal piglio pseudo-intellettuale e intramontabili pellicole degli anni ’80. Non mi stupirei se la prossima volta che comunico a Facebook che sono triste mi vedessi recapitare pubblicità personalizzata che tenta di vendermi un cofanetto di Ritorno al Futuro e l’ultimo libro di Gianluca Morozzi.

Sul fatto che un sistema del genere possa funzionare non ci sono dubbi. Almeno da quando Amazon ha cominciato a fare qualcosa di simile e a rastrellare utili da coma etilico . Facebook è un social network, la gente non lo usa per fare acquisti (per ora), perciò è difficile per gli inserzionisti setacciare gli status update alla ricerca di qualcosa che suggerisca potenziali intenzioni d’acquisto.

Questo sistema potrebbe aggirare l’ostacolo, e fornire a Facebook l’ennesima scorciatoia per avvicinare gli insoddisfabili pubblicitari al portafogli dei propri utenti.

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