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Facebook offre 3 miliardi, Snapchat rifiuta. I teenager valgono molto di più

Facebook ha un problema, gli utenti adolescenti stanno abbandonando la piattaforma per migrare su servizi come Snapchat. Ma questa volta, i soldi non bastano

Zuckerberg Disapp

– Credits: jdlasica @ Flickr

Mark Zuckerberg ci ha provato a fingere nonchalance, a voltare le spalle, a illudere giornalisti e investitori che il crescente esodo di teenager dalla sua piattaforma sia una cosa di poco conto. A settembre aveva dichiarato di non aver alcun interesse che Facebook rimanga cool: “Anche l’elettricità era cool quando è stata introdotta, ma oggi è qualcosa di ubiquo e nessuno ha smesso di usarla solo perché non è più cool”, e ci aveva quasi convinto che Facebook in effetti degli adolescenti non avesse più bisogno, che magari ambisse a diventare un’infrastruttura social immanente e immune alle tendenze.

Oggi questo bel teatrino è crollato quando ha cominciato a circolare l’indiscrezione secondo cui Evan Spiegel, CEO di Snapchat, avrebbe rifiutato una proposta di acquisizione da parte di Facebook per la bellezza di 3 miliardi di dollari.

La notizia non ha ancora ufficialità, ma è comunque piuttosto plausibile. Innanzitutto perché Facebook aveva già provato ad acquisire Snapchat (l'anno scorso, per 1 miliardo), in secondo luogo perché a tutti gli effetti, da qualche mese a questa parte, Snapchat per Facebook sta diventando un problema.

In questi giorni una ricerca condotta da GlobalWebIndex ha rivelato che nel terzo trimestre del 2013, il numero di teenager che dichiara di essere ancora attivo su Facebook è calato al 56%, un bel salto rispetto al 76% del primo trimestre. A intercettare questa emorragia di utenti sono intervenute naturalmente altre piattaforme mobile, in particolare le app di WeChat, Vine e Flickr. Ma fuori dalla Cina (dove WeChat è imbattibile) la palma di miglior attrattore di adolescenti va proprio a Snapchat, un’app di messaggistica che consente di inviare messaggi che si auto-cancellano nel giro di pochi secondi.

Negli ultimi mesi, Snapchat ha registrato una crescita straordinaria, arrivando in poco tempo a “conquistare” il 10% dell’utenza teenager, passando dai 200 milioni di messaggi al giorno inviati a giugno a oltre 350 milioni di messaggi al giorno inviati ad ottobre. Per arrestare una crescita tanto pericolosa, Facebook sembra essere disposto a spendere tre volte quello che ha sborsato per disinnescare la bomba Instagram.

Ma se 3 miliardi di dollari possono sembrare un’offerta folle, ancora più folle appare il secco no del ventitreenne Evan Spiegel. Insomma, cosa potrebbe spingere un giovane startupper a rifiutare una simile montagna di denaro? Qualcuno la risposta già ce l’ha: Evan Spiegel è fuori di testa, punto e a capo.

Oppure dietro il rifiuto più colossale della storia del Web 2.0 si nasconde dell’altro.

Snapchat non è solo una piattaforma mobile in crescita esponenziale, è anche un’app che sta massimizzando il livello di attività dei suoi utenti. In poche parole, non solo gli utenti Snapchat sono sempre di più, ma sono anche sempre più attivi . Dal momento che questa crescita è iniziata da poco, è probabile che Spiegel stia aspettando che la curva di crescita cominci a flettersi prima di battere cassa.

Ma c’è anche una questione di forma: a differenza di Facebook, Snapchat basa gran parte del proprio successo sulla promessa che i messaggi inviati non saranno poi visibili a occhi indiscreti. Un’acquisizione da parte di Facebook (con l’inevitabile girandola di piccole e insidiose modifiche che probabilmente ne seguirebbe) potrebbe indurre gli utenti più giovani (e attenti) a ripiegare su alternative meno compromesse.

 
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