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Facebook contro il suicidio

La collaborazione del social network con SAVE per studiare i post e prevenire le tendenze autodistruttive

Credits: Alexandra Campo, Flickr

Prevenzione al suicidio. Questa la parola d’ordine sul re dei social network. Sulla scia della vicenda di Aaron Wartz, l’attivista del web che si è tolto la vita solo qualche settimana fa, Facebook ha deciso di collaborare con i gruppi anti-suicidio presenti sulla piattaforma, con l’obiettivo di prevenire prima che sia troppo tardi.

Il sito ha da poco iniziato a lavorare con il gruppo SAVE per cercare di capire se i dati degli utenti raccolti riguardo ai sucidi annunciati sui social media possano essere di aiuto nell’individuazione di segnali primari per individuare un precoce allarme. “Capita spesso che gli amici non facciano domande importanti per paura di essere troppo invasivi” – aveva detto il direttore esecutivo di SAVE Dan Reidenberg – “Se riuscissimo a capire come scovare qualche segnale in tempo potremmo formare tante persone per farlo e prevenire i suicidi”.

A dire il vero già da tempo Facebook è attivo nel campo della prevenzione al suicidio. Nel dicembre del 2011 il social network aveva aggiunto una particolare funzione grazie alla quale gli iscritti potevano connettersi istantaneamente con i consulenti anti-suicidio direttamente in chat. Se un amico leggeva un post particolarmente preoccupante sulla bacheca di un amico, poteva avvertire Facebook cliccando su un link accanto al commento. A questo punto Facebook inviava una e-mail direttamente alla persona che aveva postato il messaggio incoraggiandola a chiamare un numero verde o cominciare una chat confidenziale con un consulente.

Ma la collaborazione tra Facebook e SAVE va decisamente oltre. La novità è che la piattaforma di social networking potrebbe fornire all’associazione tutti i dati necessari per identificare specifici modelli di rischio attivati sul sito. I ricercatori hanno già evidenziato come gli iscritti cambiano radicalmente il linguaggio dei loro messaggi o il periodo di intervallo tra i post quando entrano in un particolare periodo della loro vita, che li può far pensare al suicidio. Alcuni arrivano ad annunciare direttamente i loro desideri di morte.

In questi casi estremi Facebook è già stato di aiuto. Nella primavera del 2009 un ragazzo inglese aveva confidato ad una sua amica digitale statunitense di aver pensato seriamente al suicidio. Lei con l’aiuto dei suoi genitori e dell’ambasciata britannica negli States è riuscita a salvare la vita al sedicenne di Oxford. Ma il sito di Mark Zuckerberg non è il solo a fornire aiuti per chi si trova in particolari momenti della propria vita e si sente talmente solo da voler pensare al suicidio. Yahoo e Google forniscono un prezioso aiuto quando qualcuno cerca termini associati al suicidio sui loro motori di ricerca. In questi casi vengono forniti come primi risultati siti e piattaforme di assistenza e supporto anti-suicidio, tra cui numeri verdi di associazioni nazionali specializzate.

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