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Facebook e DeepFace: perché i Big Data fanno paura

Rivelati i dettagli del progetto di Zuckerberg per riconoscere qualsiasi persona iscritta al social network. Ma anche tutti gli altri

– Credits:  Mikael Colville-Andersen , Flickr

Una complessa intelligenza artificiale sviluppata per riconoscere i volti con le stesse capacità utilizzate dall’uomo. Costruire un modello 3D che possa racchiudere tutte le caratteristiche essenziali del viso umano, da cui partire per individuare i cambiamenti di sorta. È quello che Facebook ha chiamato “DeepFace”, un progetto che potrebbe davvero rivoluzionare il futuro. Ne avevamo parlato qualche settimana fa , spiegando come Facebook avrebbe utilizzato le reti neurali e il deep learning per mettere in piedi un cervello artificiale molto vicino all’uomo, più di quanto si possa credere.

L’obiettivo è avvicinarsi paurosamente alla percentuale di riconoscimento dei volti posseduta oggi dall’uomo (97,53%) per arrivare, con il cervello artificiale, al 97,25%, in pratica nessun iscritto alla piattaforma di Zuckerberg potrà più sfuggire all’occhio profondo del social network. Yaniv Taigman, Ming Yang, Marc'Aurelio Ranzato e Lior Wolf, gli sviluppatori di Facebook che sono dietro al progetto , hanno spiegato come DeepFace non sia un sistema per riconoscerci e schedarci tutti, quanto più uno strumento di “verifica facciale” applicabile ad una foto che ritrae un viso da qualsiasi angolatura. Il problema è che nessuno dei quattro ha spiegato come Facebook, o chi per essi, utilizzerà il metodo. Qui sta il problema.

DeepFace può prima vedere una foto su Facebook, statica e piatta, e poi riprodurne un modello in tre dimensioni, proprio attraverso l’algoritmo conosciuto come “deep learning”. Il tutto si svolge in quattro momenti definiti:

- riconoscimento

- allineamento

- rappresentazione

- classificazione

Attraverso questo metodo ad ogni volto presente su Facebook (non necessariamente degli iscritti visto che nelle foto è possibile scrivere il nome di una persona non presente sulla piattaforma) si può far corrispondere una rappresentazione in 3D, raggiungendo per ipotesi almeno 4 milioni di persone sparse per il pianeta a cui verrebbero associati, singolarmente, più di 100 esempi di riproduzione facciale. E' chiaro che se scriviamo il nome di un nostro amico o parente all'interno di un post fotografico, anche se non è iscritto, Facebook potrebbe riconoscerlo nelle foto successive.

È evidente che adesso non si tratti più solo di Datagate, Prism e tutto il resto. Con un cervello del genere Mark Zuckerberg può davvero sapere tutto di tutti, non solo dei suoi iscritti. Un potere/paura di cui i regolatori della privacy negli Stati Uniti sono ben consci. Non è un caso se nel 2012 la Federal Trade Commission abbia emesso una serie di “raccomandazioni per le aziende che utilizzano tecnologie di riconoscimento facciale”. Nel documento si legge come tali soggetti debbano considerare diverse implicazioni:

- Sviluppare i servizi tenendo bene in mente la privacy dei consumatori

- Mettere in atto precise norme di sicurezza per la conservazione delle informazioni sensibili e decidere quando mantenerle e quando cancellarle

- Considerare il carattere sensibile dei dati di riconoscimento facciale ed evitare che siano coinvolti minori e bambini

Per il momento possiamo stare tranquilli, Facebook non ha intenzione di aggiungere DeepFace all’interno del social network, anche perché si tratta di una tecnologia ancora in fase di sviluppo. Ma presto o tardi lo farà, portando avanti la teoria di poter assicurare una migliore protezione agli iscritti sapendo chi si nasconde dietro ad un volto. Sicurezza e privacy andranno a braccetto, almeno dicono, con buona pace della NSA. 

 
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