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Cosa resta di Google+

Doveva essere l’anti-Facebook di Mountain View, oggi però più che un vero social è luogo di incontri per utenti con gli stessi interessi

A distanza di poco più di quattro dal suo lancio, Google+ sembra essere un oggetto completamente diverso da quello immaginato dai suoi fondatori. L’ultimo segnale - per alcuni quasi una resa - è arrivato ieri con l’annuncio di una rifocalizzazione del servizio intorno a due aree ben precise, quella delle Comunità e quella delle Collezioni, i due rami che rendono di più, almeno in termini di visite.

Google parla di un "servizio completamente rinnovato", ma a ben guardare l’operazione sa più di ridimensionamento. Se Google+ fosse un’azienda (e in un certo senso lo è), staremmo parlando di razionalizzazione, e conteremmo il numero di dipendenti licenziati. E invece, per fortuna, c’è di mezzo solo uno dei tanti petali della costellazione della più grande softwarehouse del Pianeta, società peraltro abituata a fare i conti (anche) con i progetti flop, soprattutto in ambito social.

Il progetto di riqualificazione, va detto, non cancella tutte le varie feature di Google+ che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Ma il messaggio di Google è abbastanza chiaro. Gli investimenti, d’ora in poi, andranno soprattutto in una direzione.

Insomma, dopo aver messo in salvo (ovvero distillato e reso indipendenti) le due gemme più preziose del suo megacontenitore sociale - Hangouts e Google Photo - Google punta a fare lo stesso con le Collezioni e le Community, le due aree più vive del suo social, nonché le più credibili dal punto di vista delle attività. Si parla di 1.2 milioni di adesioni al giorno con alcuni casi (Big G cita ad esempio i 40mila appassionati che hanno aderito ala comunità Watch Project) di buona popolarità.

Come sottolinea Engadget, il recente cambiamento di Google + ci consegna un servizio che è meno legato all’interazione con i nostri amici nella vita reale, ma più orientato all’incontro di persone con gli stessi interessi. Citando i due social media più noti, si potrebbe semplicemente dire che Google+ è ora più vicino a Twitter di quanto non lo sia a Facebook.

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