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Caso Ferguson: perché Facebook non dice la verità

Il social network dovrebbe raccontare “in diretta” quello che viene postato ma l’algoritmo spesso inganna, nascondendo tanti post

– Credits: sumeetheart , Flickr

Come sappiamo sia Facebook che Twitter sono social network basati sull’esperienza umana, ma guidati da complessi calcoli matematici che regolano i contenuti postati sulle rispettive piattaforme. Spesso si è parlato dell’algoritmo di Facebook, in grado di scegliere, in autonomia, cosa mostrare del materiale pubblicati dagli amici della rete. Se questa formula è sfacciatamente usata da Mr. Zuckerberg, su Twitter un certo senso di streaming live rimane sempre, con la sensazione di star leggendo davvero quello che le persone hanno postato in un determinato momento.

La situazione è diventata particolarmente complicata quando, nelle scorse settimane, diverse persone hanno notato parecchie differenze sui modi in cui le due piattaforme hanno filtrato le notizie su Michael Brown, il ragazzo afroamericano ucciso a Ferguson nel Missouri, e sulle seguenti proteste che tuttora investono gli USA . A quanto pare, Facebook potrebbe aver innalzato i livelli di censura sulla vicenda, rallentando la visualizzazione dei post relativi alla situazione, al contrario di Twitter dove (almeno in apparenza) Ferguson ha avuto la giusta rilevanza rispetto ai tweet inviati, finendo anche per diverse ore tra i “trending topic” generali.

Per capire come mai ci sia questa disparità tra le due piattaforme bisogna chiarire un paio di concetti. Prima di tutto Twitter, proprio per la caratteristica di limitare i messaggi a 140 caratteri, ha una natura molto più “mordi e fuggi” degli altri social. Questo lo rende perfetto per recepire notizie dell’ultim’ora durante eventi di interesse globale, come il caso di Ferguson. Inoltre, come spiega Matthew Ingram su GigaOM , la differenza tra Facebook e Twitter starebbe nella diversità di post (testi, foto, video incorporati) che il primo può accogliere: “Facebook ha cercato di emulare l’aspetto live di Twitter, attraverso un rinnovato news feed in tempo reale che si trova sulla parte destra del sito, dove possiamo leggere le ultime azioni compiute dagli amici (tra cui le canzoni ascoltate su Spotify). Tuttavia, per come è stato strutturato, Facebook è ancora pieno di una tale vastità di contenuti da rendere difficoltosa una visualizzazione dal vivo di ciò che si sta pubblicando”. In pratica Facebook è uno strumento utilissimo per stringere amicizia, meno per leggere le notizie.

La seconda differenza è proprio nell’utilizzo degli algoritmi. La pagina principale di Twitter (dove leggete i post delle persone che seguite) non è controllata da alcun algoritmo. Si svolge tutto nel momento in cui i contenuti vengono pubblicati, sia dal sito web che dalle app mobili. L’unico intervento manuale aviene quando vengono lanciati dei post sponsorizzati, mostrati di default in cima alla lista delle ultime notizie o vicino a contenuti simili (tecnologia, sport, vacanze, ecc). Facebook invece utilizza un complesso modello matematico per decidere i post da mostrare ad ogni singolo utente, basati sulle pagine seguite, i like e i contenuti condivisi in passato.

Secondo gli esperti, come Casey Johnson di Ars Technica , Facebook potrebbe anche arrivare ad innalzare il livello di censura su un certo tipo di argomento, relativo a fatti di cronaca “difficili”, che sarebbe meglio lasciare ai media classici piuttosto che ad una piattaforma considerata in gran parte ludica. Secondo Johnson, la strategia di Facebook resta quella di puntare molto sui post positivi, che possano invogliare gli altri a produrre contenuti dello stesso tenore e generare così un feedback emotivamente soddisfacente. Il risultato è che Facebook risulta più come una piazza dove tutti cercano di andare d’accordo con frasi e commenti solari; con un oscuro controllore che tiene sempre aperta una porta segreta dietro le quinte, dove nascondere le opinioni più estremiste e non in linea con il “mood” generale.

Il mondo accademico sembra avere la stessa opinione. Per l’Università della Nord Carolina, questo tipo di filtraggio algoritmico è più che una semplice differenza tecnica. A spiegarlo è la sociologa Zeynep Tufekci , che ha settato i due social network in modo molto simile, stringendo le stesse amicizie delle persone seguite e tenendo un simile comportamento su entrambi. Eppure quando sono scoppiati gli scontri a Ferguson, con l’arresto di un giornalista e le varie tensioni urbane, il suo account Twitter continuava a mostrare gli eventi postati in diretta mentre su Facebook non vi era nemmeno un post relativo alla vicenda, se non qualche ora dopo, quando la notizia era oramai divenuta di interesse mondiale.

Perché Zuckerberg cerca di nascondere la verità? È meglio un mondo perfetto in cui si cerca di pilotare la realtà (come peraltro il social network ha dimostrato già di poter fare ) o un luogo dove le notizie sono realmente alla portata di tutti, così come le opinioni e i diversi punti di vista? Se vige ancora il diritto di scelta allora Facebook dovrebbe essere un posto diverso, meno città ideale e più autentica (seppur cruda) rappresentazione della società.

 
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