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Alla scoperta di Facebook DeepText, la tecnologia che legge davvero i nostri post

Un nuovo algoritmo comprenderà tutti i testi pubblicati sulla piattaforma, riconoscendone anche le diverse sfumature. Non avremo più segreti

Che Facebook sia diventato lo specchio, trasparente e chiarificatore, delle nostre vite è ormai una banalità. Così come sembra ovvio che il team che gestisce il social network possa sbirciare tutto quello che facciamo sulla rete blu, i click e (per via dei famosi cookie) persino le visite ai siti web esterni che contengono i pulsantini “Mi piace” e quelli per condividere articoli e notizie. Resta però il dubbio che tra i milioni di post, foto e video condivise, la multinazionale non possa davvero controllare proprio tutto, per via della mole di informazioni che ogni giorno vengono prodotte dagli iscritti. Anzi, qualche mese fa, avevamo raccontato la curiosa storia di Paul Zuckerberg, il ragazzo (nessuna parentela con Mark) che spulcia le immagini pubblicate, per “indirizzare” meglio il riconoscimento facciale della piattaforma; un’ulteriore conferma della fallibilità umana che pervade la piazza virtuale più popolata della storia.

Ma le cose cambieranno presto e anche il lavoro di Paul e dei gruppi che lavorano alle diverse sezioni di Facebook diventerà più semplice, grazie a DeepText. Svelato ieri, si tratta di un motore composto da un algoritmo che riesce ad organizzare i contenuti presenti su Facebook in una modalità simile alle reti neurali biologiche dell’uomo. Negli esseri umani i neuroni, composti da cellule viventi connesse tra loro, sono il motivo per il quale riusciamo a rispondere nell’immediato ad un evento improvviso, possiamo memorizzare il viso delle persone che incontriamo o ricordarci il sapore di un cibo anche a distanza di tempo.

Le reti neurali artificiali, come quelle create da DeepText, rispondono invece ad esigenze diverse e specifiche, tra cui la comprensione da parte delle macchine di un set di dati, messi in relazione con informazioni differenti, apparentemente sconnesse dalle prime. In parole povere, è come se un computer potesse contestualizzare un evento, andando oltre la semplice regola matematica dell’1+1 per risolvere problemi più complessi, nei quali entrano in gioco variabili e dipendenze (famosa quella del feedforward che spiega proprio una delle capacità delle reti neurali artificiali).

Cosa c’entra tutto questo con Facebook?

DeepText utilizza architetture neurali per eseguire operazioni di apprendimento avanzato sulle parole e i caratteri. Questo vuol dire che il sistema può comprendere non solo il linguaggio naturale ma anche slang e frasi potenzialmente ambigue. Ad esempio, se un utente scrive “Mi piace la Mela”, DeepText può essere in grado di capire se la frase si riferisce al frutto oppure al marchio americano Apple. La metodologia deep learning integrata nel nuovo motore di Facebook, con la quale DeepText cresce e si migliora in autonomia con il tempo, consentirà di bypassare l’intervento umano per la comprensione dei post, giungendo in maniera indipendente al singolo significato.

Come funziona

Nell’approccio linguistico tradizionale le parole vengono tradotte in un formato comprensibile da un algoritmo. Così al termine “fratello” si fa corrispondere un certo ID numerico, che è diverso da quello di “fratellino” oppure dell’abbreviativo “fra”. Attraverso il deep learning invece, è possibile utilizzare un concetto matematico che tiene conto delle relazioni semantiche tra le parole. Così, quando è in funzione, DeepText può capire che “fratello” e “fra” sono in realtà due termini che restituiscono uno stesso significato, ma non sempre. “Fra” può fungere anche da preposizione, ed è lì che il deep learning svolge il suo compito migliore: la contestualizzazione.

Anti-bullismo

La nuova tecnologia di Facebook apre a orizzonti inesplorati. Se da un lato c’è la possibilità che nulla più resterà precluso allo sguardo e alle orecchie di Zuckerberg (dato per scontato che prima qualcosa lo fosse), dall’altro DeepText potrà essere sfruttato per prevenire situazioni di cyber bullismo, abuso o qualsiasi altra situazione pericolosa per le persone, soprattutto i più piccoli. Nel breve, l’algoritmo verrà integrato in Messenger per rendere più funzionali e intelligenti i famosi bot, i prossimi assistenti virtuali che hanno il non facile compito di fornire risposte azzeccate alle richieste degli iscritti, anche quelle digitate in un linguaggio non proprio perfetto.

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