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Facebook, più amici aggiungi, più stress accumuli

Uno studio scozzese rivela che, con l'allargarsi della cerchia di contatti su Facebook, postare contenuti viene percepito come fonte di continuo stress

Facebook, più amici aggiungi, più stress accumuli Facebook, più amici aggiungi, più stress accumuli
Credits: Sybren A. Stüvel @ Flickr

Tag:  Amici facebook privacy stress

di Fabio Deotto

Sei al centro di un’enorme stanza buia, attorno a te senti respirare qualche centinaio di persone. Nascosti nell’ombra, invisibili, ci sono amici, parenti, conoscenti, attuali e passati datori di lavoro, fidanzate, ex-fidanzate, dispensatrici di due di picche, colleghi, ex-colleghi, e chi più ne ha più ne metta. Lo sai perché li hai invitati tutti tu, uno alla volta, con nonchalance, convinto di poterli assecondare tutti. Ma la realtà è che ora, quando ti trovi a voler dire qualcosa a voce alta, ti viene naturale domandarti quante di quelle persone stanno ascoltando, chi potrebbe offendersi, chi potrebbe interpretare male, chi potrebbe scoprire particolari che hai tenuto nascosto per decenni. E allora, ti stressi.

Che sto parlando di Facebook ormai l’avrete capito, e se pensate che sto esagerando, e che dopotutto quegli 800 contatti non vi creano poi così tanta inquietudine, aspettate di sentire questa. Uno studio pubblicato dalla University of Edinburgh Business School, rivela che la quantità di contatti su Facebook è direttamente proporzionale alla quantità di stress provocato dalla pubblicazione di contenuti, foto, video e status sulla piattaforma.

Stando alle cifre fornite dai ricercatori scozzesi, l’utente medio su Facebook è connesso a sette tipologie di contatti: le persone che conosce nella vita reale (97% degli intervistati), la famiglia intesa in senso esteso (81%), i parenti stretti (80%), gli amici degli amici (69%) e i colleghi (65%). Le persone che si sono sottoposte ai test (300 volontari con un’età media di 21 anni), hanno dichiarato che la fonte di maggiore stress consiste nella possibilità che alcuni conoscenti possano venire a conoscenza di particolari comportamenti come turpiloquio, sbronze tra amici, abitudine al fumo e altri tipi di intemperanze.

La cosa non stupisce, se si considera che, tra gli intervistati, il 55% ha dichiarato di essere amico dei propri genitori su Facebook, e che il 64% mantiene un’amicizia Facebook con i propri ex (la cosa curiosa, è che solo il 56% è in contatto con il suo partner attuale). Inoltre, un recente studio condotto da CareerBuilder, ha dimostrato che il 37% datori di lavoro consultati utilizza i social network per decidere chi assumere, e in diversi casi, molti manager hanno dichiarato che il profilo risultante da Facebook li ha fatti propendere per una decisione negativa.

A tutti quegli internauti (e quegli snob) che da sempre si tengono a una distanza di sicurezza da Facebook, e che in questo momento staranno dicendo “potevano pensarci prima di consegnare la propria vita a una rete sociale”, è il caso di ricordare che buona parte di chi oggi ha centinaia di contatti su Facebook, si è iscritto al servizio quando ancora lo bazzicavano soltanto i coetanei. L’ingresso di persone più “anziane” sulla piattaforma è un fenomeno relativamente recente, ma in continua crescita.

Un tempo Facebook era una specie di party allargato a cui partecipavano tutti i tuoi amici, e dove potevi ballare, bere e flirtare” spiega Ben Mader, autore dello studio “Ma oggi, poiché alla festa si sono aggiunti tua madre, tuo padre e il tuo capo, questo party si è trasformato in un evento ansiogeno, pieno di insidie.

Certo, esistono degli strumenti per decidere quali componenti della tua vita online mettere in mostra, e a quali contatti bloccarne l’accesso. Peccato che solo un terzo dei volontari che hanno partecipato allo studio si siano dimostrati in grado di modulare a dovere le impostazioni sulla privacy di Facebook .

Con il progressivo allargarsi della platea social di Facebook (l’80% dei genitori dichiara di intendere aggiungere i propri figli sulla piattaforma), l’abituale tendenza a differenziare il proprio comportamento a seconda delle situazioni, e a isolare in compartimenti stagni i nostri diversi profili sociali, andrà via via scomparendo. Sapendo che quanto viene condiviso può essere visto virtualmente da chiunque, le persone potrebbero essere indotte ad adottare un atteggiamento sorvegliato, privo di spigoli, e necessariamente meno autentico.

Che si tratti o meno di un bene lascio a voi deciderlo. Io, nel frattempo, vado a ripassarmi le impostazioni sulla privacy.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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