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Xiaomi, in Cina meglio di Samsung. I motivi di un successo inarrestabile

Prezzo (basso), design ispirato ai modelli più famosi, personalizzazioni per il mercato locale. Così il ruspante brand degli smartphone Made in China ha raggiunto e superato il colosso coreano 

Lei Jun

Il fondatore e CEO di Xiaomi, Lei Jun – Credits: WANG ZHAO/AFP/GETTY IMAGES

Dove vogliono (e possono) arrivare questi agguerritissimi produttori cinesi di smartphone? Una risposta perentoria e anche piuttosto sorprendente al quesito ci arriva da uno dei tanti report stilati da Canalys sul mercato dei telefonini intelligenti. Che ci informa del sorpasso operato da Xiaomi ai danni di Samsung sul mercato cinese.

Si tratta di un risultato che nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare solo quattro anni fa, quando Xiǎomĭ Kējì - questo il nome originario dell’azienda fondata a Pechino da Lei Jun - muoveva i suoi primissimi passi. Eppure, sono bastati 48 mesi allo Steve Jobs dagli occhi a mandorla per portare la sua prua della sua “nave” davanti a quelle degli altri concorrenti, Samsung, Apple e Lenovo compresi.

ALTA TECNOLOGIA A PREZZI POPOLARI
Il carisma del suo leader e la qualità intrinseche dei terminali non possono spiegare, da soli, il successo di questo brand che anche dalle nostre parti sta acquisendo sempre più popolarità. C’è dell’altro. C’è ad esempio la capacità di riuscire a portare sul mercato prodotti top di gamma a prezzi a dir poco competitivi.

L’ultimo modello della casa, per dire, lo Xiaomi Mi4 , è uno smartphone che non ha nulla da invidiare ai vari iPhone, Galaxy S5, Lg G3 e HTC One M8 per caratteristiche tecniche (processore quad-core Qualcomm Snapdragon 801 da 2.5GHz, 3GB di RAM,16/64GB di memoria interna, fotocamera frontale da 8 megapixel con funzionalità video in Full HD e obiettivo posteriore da 13 megapixel a 6 lenti con apertura f/1.8 e funzionalità video 4K) ma che viene venduto un prezzo pari a circa la metà dei concorrenti più blasonati: 349 euro.

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Un mezzo miracolo ottenuto senza troppi compromessi sulla qualità finale dei prodotti ma attraverso un modello di business che guarda al di là del mero ricavo generato dalla vendita del "pezzo di ferro". Xiaomi, spiega in questo articolo il Wall Street Journal , è una società piuttosto differente da tutti gli altri produttori di smartphone. Per una ragione in particolare: è di proprietà privata del suo fondatore, Lei Jun, dei dirigenti e di alcuni investitori esterni. E vende i suoi telefoni a costo quasi di fabbrica, facendo profitto attraverso i servizi, ad esempio con le applicazioni mobili.

POCHI MA BUONI
Xiaomi ha poi avuto l’indubbio merito di sapersi posizionare sul mercato in modo molto chiaro. Al contrario di tanti altri produttori cinesi che hanno cercato di ubriacare i consumatori con una pletora di terminali Android a prezzi stracciati, la società di Lei Jun ha preferito portare sugli scaffali pochi ma selezionatissimi smartphone di qualità. Ha senz’altro giovato a questo proposito la decisione di installare un’interfaccia proprietaria (MIUI ) basata su una versione ricucinata di Android, un software che secondo molti utenti ha il merito di rendere più frizzante l’esperienza offerta di serie dal sistema operativo di Google grazie anche alla possibilità di installare add on e aggiornamenti localizzati.

AVANTI CON STILE (NONOSTANTE LE CRITICHE)
A fare di Xiaomi "la Apple dell’Est" - così è stata ribattezzata l'azienda fin dai suoi esordi - è anche l’attenzione per il design. Nonostante le critiche dei suoi detrattori, che non perdono occasione di definire gli smartphone creati da Lei Jun e soci come una copia spudorata degli iPhone, Xiaomi resta comunque uno dei produttori cinesi più attenti al discorso estetico. La presenza di un telaio in alluminio e di una serie di cover molto caratteristiche a corredo del già citato Xiaomi Mi4 è lì a dimostrare, caso mai ce ne fosse bisogno, che la ricetta per trasformare un prodotto tecnologico in un oggetto dei desideri non può prescindere dagli aspetti stilistici.

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Anche l’occhio vuole la sua parte, insomma. E che sia (per il momento) un occhio a mandorla poco importa. L’avventura di Xiaomi è appena iniziata, e c’è da credere che Lei Jun non si accontenti di restare un re in patria. Il mercato - anche quello occidentale - è aperto a tutto, soprattutto quando ci sono di mezzo telefonini intelligenti, economici e belli da vedere. Samsung, ma anche Apple, Lg, Microsoft e tutti gli altri produttori dell’aristocrazia tecnologica, sono avvisati.

 
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