Wiko Fever
Smartphone & Tablet

Wiko Fever, la recensione

Il prezzo (199 euro) è stracciato, la dotazione no. La nostra prova dello smartphone più competitivo della casa franco-cinese

Dici Wiko e pensi subito a tutta una serie di smartphone (Wax, Rainbow, Highway) che negli ultimi anni hanno contribuito a a fare dello smartphone un oggetto più accessibile. Anche dalle nostre parti.

In altri tempi, probabilmente, il marchio francese sarebbe già diventato un dominatore della scena. Non oggi, però, non dopo che l’invasione degli Android-phone Made in China ha sparigliato le carte. Ormai è chiaro: fare uno smartphone economico non basta più. Le pretese si sono alzate, gli utenti vogliono cellulari di qualità a prezzi stracciati, e non si tratta di richieste utopistiche.

Lo sa bene anche Wiko, mai come oggi attenta al fatidico rapporto qualità-prezzo. Ne è un esempio lampante questo Fever, un Android Phone da 199 euro che sulla carta sembra avere poco o nulla da invidiare a certi top gamma ben più celebrati (e costosi).

Dopo averlo provato per circa un mese vi raccontiamo le nostre impressioni.

 

Ergonomico, ma poco raffinato
Sul piano stilistico, il Fever è un cellulare molto tradizionale. L’esperimento (a nostro avviso riuscitissimo) dell'Highway Star non è stato replicato. Wiko ha preferito andare sul sicuro puntando su un design più classico e materiali meno pretenziosi: il dorso del telefono, ad esempio, è in finta pelle (ovvero in plastica). Ne guadagnano leggerezza ed ergonomia, ci perde un po' l’eleganza.

Non mancano, comunque, le rifiniture di qualità: tutta la cornice, per dire, è in metallo e anche i tasti fisici appaiono di buona fattura. Ci sarebbe da parlare anche della capacità del dispositivo di illuminarsi - da solo - al buio (per via di una striscia fluorescente che corre lungo tutto il profilo), ma l’effetto è impercettibile; quindi soprassediamo. Casomai foste intenzionati ad acquistare il Fever per questo motivo, sappiate solo che questo non è in nessun modo un aspetto da considerare.

Sotto il vestito, un cuore grande. Anzi otto
Più convincente lo sviluppo della parte interna del dispositivo, che fa leva su un processore di ottimo livello (un Mediatek octa core da 1,3 GHz) e su una memoria utile molto generosa (ben 3 GB di RAM a disposizione).

Tanti “cavalli”, lo vedremo più avanti, consentono al Fever di far girare Android con insospettabile facilità ma anche di reggere l’urto di tutte le funzioni legate alla connettività: a parte l’NFC, in pratica, c’è tutto quello che si può desiderare da un dispositivo al passo coi tempi, dall’LTE ( a 150 Mbps) al Bluetoooth 4.0.

Una menzione a parte va al display: il pannello Full HD da 5,2 pollici è - per definizione, colori e angoli di visione - uno dei migliori della categoria.

Wiko Fever

– Credits: Roberto Catania

Mai in difficoltà, nemmeno con le applicazioni rognose
Ma, specifiche a parte, come si comporta il Fever nell’utilizzo quotidiano? Dopo un mese di utilizzo serrato, il nostro responso è più che positivo. Rispetto a tutti i telefonini di questa fascia di prezzo, il Fever sembra avere una marcia in più; questione di fluidità, ma anche di reattività di fronte alle applicazioni più impegnative (i giochi per esempio).

Rispetto a tutti i telefonini di questa fascia di prezzo, il Fever sembra avere una marcia in più; questione di fluidità, ma anche di reattività di fronte alle applicazioni più impegnative

Pollice alto anche per l’interfaccia "custom" realizzata da Wiko: Android (nello specifico Lollipop 5.1) è stato rivisitato un una versione che farà storecere il naso ai puristi dell'OS del robottino verde, ma che ha il grosso merito di aggiungere un po’ di pepe all’esperienza d’uso, senza alcuna ripercussione in termini di prestazioni. Giova a questo proposito la scelta di non sovraccaricare il sistema operativo con applicazioni e servizi ridondanti: a parte un paio di utility per la pulizia della RAM, la dotazione software di base è sostanzialmente quella di un telefono Android nudo e crudo.

Un'ultima nota sulla batteria. L'unità integrata da 2900 mAh garantisce un’autonomia molto elevata (dalle 18 alle 24 ore di media) ma ha un grosso limite: si ricarica in tempi piuttosto lunghi.

Fotocamera nella media, ma attenzione all'oscurità
Wiko Fever integra due fotocamere, una (quella principale) da 13 megapixel, l’altra (quella anteriore) da 5 megapixel. Le prestazioni appaiono in linea con gli standard della categoria, ma comprensibilmente distanti dai modelli di fascia alta. In particolare, il sensore rivela tutti i suoi limiti - in termini di rumore, colori e messa a fuoco - allorquando si tratta di scattare in condizioni critiche (cielo nuvoloso, penombra, alte luci).

Stesso discorso per i video: la risoluzione è adeguata (dall’obiettivo principale riusciamo a filmare fino a 1080p a 30 fotogrammi al secondo), ma quando il gioco si fa più duro - vedi alla voce cambi di scena, riprese in movimento, soggetti in ombra o al buio - i nodi vengono al pettine.

Nel complesso, comunque, un comparto che raggiunge la piena sufficienza. E che merita mezzo punto in più per l’aggiunta del flash LED anche sull’obiettivo frontale.

 

Conclusioni
Leggero, economico, potente: Wiko Fever può essere tranquillamente annoverato fra i migliori smartphone sotto i 200 euro. La dote migliore del dispositivo sta nella capacità di reggere l'urto dinnanzi alle difficoltà: il Fever non va mai in crisi, nemmeno quando si tratta di caricare pagine Web pesanti o applicazioni impegnative.

A conti fatti gli unici elementi che tradiscono il reale valore del dispositivo sono il design (non particolarmente raffinato) e una fotocamera che non brilla per qualità fuori dalla media.

Per il resto, nulla da eccepire. Siamo di fronte a un telefono di categoria superiore che ha tutto per sfondare, anche dalle nostre parti.

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