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Il ritorno dello stylus su phablet e tablet: ecco perché il pennino sta tornando di moda

Steve Jobs l'aveva ostracizzato nel 2007, ma con l'introduzione dei nuovi pennini attivi sempre più utenti sembrano interessati a fare a meno delle dita. C'è chi punta sul bluetooth, chi sulla pressure sensibility: ce n'è già per tutti i gusti

Pencil Stylus

– Credits: Fiftythree Inc.

Andiamo, chi lo vuole uno stylus?. Lo devi prendere, rimettere a posto, poi lo perdi: puah! Dai, nessuno vuole lo stylus.

Era il 2007, Steve Jobs era nella sua forma migliore e stava presentando il primo iPhone. Al tempo, quando il patron Apple liquidò senza troppi convenevoli il pennino da schermo venne accolto da una schiera di teste annuenti (dopotutto stava introducendo la tecnologia multitouch Apple, mica noccioline). Oggi, però, il giudizio del guru di Cupertino sembra essere smentito dai fatti.

Dopo aver attraversato un periodo a pericolo estinzione, negli ultimi anni gli stylus hanno ricominciato a guadagnare quota. Il merito è naturalmente dell’estremo livello di innovazione a cui sono andati incontro i dispositivi mobile: display più definiti e capacitivi hanno contribuito a sottolineare i difetti del finger-multitouch in termini di precisione e libertà d’azione. Inoltre, con l’aumentare delle dimensioni degli schermi (parlo dei tablet, ma anche dei phablet), e con il progressivo differenziarsi dell'offerta, i dispositivi mobile trovano sempre più mercato tra i professionisti che intendono utilizzarli per il disegno grafico, la progettazione o anche semplicemente per prendere appunti.

Ad alimentare questa ripresa ha contribuito in massima parte Samsung, e in particolare il Galaxy Note con il suo S Pen, uno stylus attivo che finalmente garantisce una precisione all’altezza dei nuovi display ad alta definizione. Per ottenere questo risultato, Samsung si è affidata a Wacom e alla sua tecnologia EMR : invece di fungere da semplice estensione, lo stylus Samsung genera un piccolo campo elettromagnetico che consente al dispositivo mobile di calcolare non solo la posizione dello stylus, ma anche l’angolo di appoggio, l’intensità della pressione e la velocità di scrittura. Il problema della tecnologia Wacom è che, per poter disaccoppiare l’input derivante dal pennino da quello touch dovuto alla pressione delle dita (o del palmo quando viene appoggiato per scrviere) richiede una serie di strati aggiuntivi nel dispositivo mobile che lo portano a essere più pesante e spesso.

Ma c’è chi ha anche pensato a come risolvere questo “problema”. La compagnia israeliana n-Trig, sfruttando una tecnologia chiamata DuoSense, è riuscita a sviluppare un sistema per gestire touch e pennino con un singolo controller. In questo modo, i dispositivi dotati di pennino n-Trig (i prossimi Sony, Acer e HTC) non devono accollarsi il surplus di peso e spessore (e costo) di quelli che si affidano a Wacom, inoltre la maggiore vicinanza tra pennino e sensore consente una maggiore accuratezza. C’è poi chi sta provando una strada ancora diversa, ossia accoppiare un accelerometro a un trasmettitore bluetooth all’interno dello stylus stesso per poter ottenere un’accuratezza a livello di mercato anche su dispositivi privi della tecnologia preposta.

Tornando agli interrogativi retorici di Steve Jobs: Chi lo vuole uno stylus? Sempre più gente, a quanto pare, Steve. Anche tra gli utenti Apple. A proposito di stylus bluetooth, ne è appena uscito uno, Pencil , che sembra funzionare perfettamente sugli iPad. L’idea probabilmente ti farà rivoltare nella tomba, ma non è escluso che a breve, i tuoi eredi si decideranno a sradicare un altro dei tuoi paletti, e si presenteranno sul palco dello Yerba Buena Center con un iStylus a prova di competitor.

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