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Smartphone & Tablet

Smartphone in sala operatoria? Aiutano a ridurre il dolore

I pazienti che inviano SMS durante un intervento hanno bisogno di meno analgesici. Soprattutto se messaggiano con sconosciuti

Sarà anche vero che gli smartphone diano dipendenza, facciano male agli occhi, provochino insonnia e minino le capacità sociali dei loro utenti più accaniti, ma c’è anche chi crede nelle loro potenzialità positive e sta valutando se possano rivelarsi utili in situazioni insolite, come ad esempio in sala operatoria.

L’idea è venuta a un gruppo di ricerca che riunisce scienziati di RTI International, Cornell University e del LaSalle Hospital di Montreal: poiché sono noti gli effetti benefici di avere una persona al proprio fianco nei momenti di stress e dolore fisico (sia essa un conoscente o uno sconosciuto), perché non dotare i pazienti sottoposti a chirurgia di un telefonino e consentire loro di inviare (e ricevere) SMS?

Sulla base di questa intuizione, la squadra di ricercatori ha scelto 98 pazienti che erano in procinto di subire un intervento operatorio minore (ossia, che non richiedeva anestesia generale), e li hanno suddivisi in quattro gruppi. Ai membri di un gruppo è stato permesso di inviare messaggi ad amici e conoscenti; quelli del secondo gruppo potevano scambiare SMS solo con sconosciuti; un terzo gruppo aveva a disposizione un videogioco mobile; mentre l’ultimo gruppo si è sottoposto all’intervento senza nessuna di queste distrazioni.

I risultati si sono rivelati sorprendenti. I soggetti che più hanno tratto beneficio dalla distrazione a loro assegnata erano infatti quelli del secondo gruppo. La possibilità di interagire con uno sconosciuto influiva infatti positivamente sull’intervento, riducendo la necessità di un ulteriore trattamento del dolore operatorio.

Anche se in prima battuta può sembrare controintuitivo che messaggiare con uno straniero possa essere più efficace che con un conoscentespiega Jamie Guillory, a capo dell’esperimento “Quello che fa la differenza è il contenuto della conversazione.”

Sostanzialmente, quando i pazienti si trovavano a inviare messaggi ad amici, familiari o conoscenti, tendevano a parlare dell’operazione chirurgica, dei loro problemi di salute, e ciò andava a mitigare gli effetti benefici dell’interazione con altri.

Quelli che invece dovevano scambiare SMS con uno sconosciuto, tendevano a parlare d’altro, a interessarsi sull’identità o gli interessi di questo sconosciuto, allontanando in modo più efficace l’angoscia legata all’intervento. Un risultato simile è stato riscontrato nel terzo gruppo, quello che aveva a disposizione un videogame, il che non stupisce, dal momento che spesso i videogiochi consentono di focalizzare l’attenzione su “problemi” lontani dalla realtà.

Questo esperimento rappresenta un primo passo in una direzione inedita, che apre la strada verso scenari interessanti, non soltanto per quanto riguarda l’introduzione di telefonini in sala operatoria, ma anche per quanto riguarda il nostro modo di rapportarci agli altri.

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