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Non solo Shazam: ecco quali sono le altre app che riconoscono le cose

Musica, ma anche film, quadri, fiori, vestiti, vino. Uno sguardo su tutte le applicazioni che lavorano sul concetto di identificazione

In principio fu la musica. Poi venne il turno dei quadri, dei film, dei fiori, persino delle scarpe e del vino. C’è uno Shazam per qualsiasi cosa, verrebbe da dire parafrasando un vecchio spot Apple. Basta uno smartphone di ultima generazione e un’applicazione capace di solleticarne i sensi (la fotocamera, il microfono, i sensori di movimento) ed ecco servita la risposta che cercavamo.

 

Chiedimi e ti sarà detto
Le chiamano recognition apps, applicazioni nate con l’unico scopo di riconoscere oggetti, temi, marchi. Miracoli dell’intelligenza artificiale e di tutte le tecnologie che stanno trasformando i nostri smartphone in fini intenditori capaci di identificare qualsiasi cosa al primo colpo, o quasi. Una breve traccia audio, una foto, persino una parola sono indizi sufficienti per mettere i nostri fidati alleati digitali sulle tracce di un qualsiasi contenuto. Al resto ci pensa l’immancabile algoritmo di turno, il software intelligente capace di correlare l’immagine, il suono o qualsiasi altro input a un database presente sul Web.

L'importanza della sorgente
Le applicazioni di riconoscimento non sono infallibili, intendiamoci. Il risultato dipende in molti casi dalla sorgente che innesca la ricerca. Nel caso di Shazam, ad esempio, la percentuale di successo è molto alta, trattandosi di un servizio che lavora sull’identificazione delle frequenze audio. Ma ci sono casi – si pensi ad esempio a un’applicazione che riconosce i fiori da una semplice fotografia – in cui il compito per l’intelligenza artificiale è di gran lunga più difficile per via del numero di variabili in gioco. Una foto più o meno a fuoco o una varietà di surfinia molto simile alla petunia classica rischia di far andare in tilt l’algoritmo. Si tratta però di prioblematiche destinate a risolversi di pari passo con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e l'arricchimento dei database.

Servizi che piacciono a tutti, anche alle aziende
Una cosa è certa. Fallaci o meno, le app nate sotto il segno di Shazam piacciono un po’ a tutti. Piacciono agli utenti, che vedono in questo genere di servizio qualcosa di utile, oltre che magico, ma anche alle aziende, che hanno trovato il modo di accorciare quel percorso virtuale che separa il consumatore dall’acquisto dei beni preferiti. Vivino, l’applicazione che permette di fotografare una qualsiasi bottiglia di vino e di avere informazioni e recensioni a riguardo, conta già su 17 milioni di utenti che hanno scansionato 250 milioni di etichette in rappresentanza di oltre 200.000 aziende vinicole. Dalla domanda all'offerta il passo non è mai stato così breve.

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