Smartphone & Tablet

Muoveremo braccia e gambe con un’app

I ricercatori di Tel-Aviv hanno realizzato il primo chip impiantabile che risponde a comandi inviati da smartphone e tablet. L’uomo bionico è dietro l’angolo 

Credits: Sescoi CAD/CAM, Flickr

Pensate di a quelle persone che non hanno un arto per vari motivi. Mutilati di guerra, invalidi sul lavoro, o semplicemente chi è nato senza un braccio o una gamba. Oltre a permettere a uomini, donne e bambini di intraprendere una vita “normale” come quella degli altri, la tecnologia potrebbe fare di più. I moderni smartphone hanno sensori e app che sono in grado di fare tante cose. Il prossimo traguardo, in realtà già presente, è unire il web 2.0 al 3.0, ovvero l’immaterialità del digitale ad azioni concrete. Il concetto che è alla base della moderna domotica, o della weblife come i tag NFC a mo’ di pubblicità sparsi per la città, è anche il passo successivo dell’interazione uomo-macchina, almeno è così che la pensano a Tel-Aviv.

I ricercatori dell’università cittadina hanno realizzato degli speciali sensori, realizzati con una stampante 3D, che sono in grado di interagire con un comando esterno, inviato anche da smartphone e tablet. L’idea è quella di permettere ai moderni dispositivi mobili di dotarsi di una versione aggiornata dei sensori di movimento, come giroscopio e bussola, in grado di diventare “telecomandi” per braccia e gambe artificiali, impiantate in qualsiasi individuo.  

Il sensore realizzato a Tel-Aviv è costruito con materiale organico non tossico, grande quanto un francobollo e pronto per essere inserito in un impianto artificiale. Una volta indossato, il sensore può convertire gli impulsi inviati esternamente in movimenti da eseguire con l’arto associato, normalmente non utilizzabile. Questi dispositivi sono generalmente chiamati sensori micro elettromeccanici(MEMS ), in grado di agire anche come “attuatori”. Il sensore converte i segnali di movimento in impulsi elettronici che un telefono può comprendere (ad esempio il gesto di mettere lo smartphone in orizzontale per far ruotare lo schermo), l’attuatore fa il contrario, convertendo gli impulsi in movimento.

Nonostante le evidenti implicazioni mediche, i nuovi MEMS non sono ancora stati sperimentati su esseri umani. Ci sarebbero poi certe problematiche di sicurezza da considerare. Sarebbe così semplice andare in giro con un chip impiantato in un braccio o in una gamba ed essere sicuri che nessuno possa comandarli se non il legittimo proprietario? Anche se ci fossero dei sistemi di abbinamento personalizzati (un MEMS per quel determinato sensore) cosa accadrebbe nel caso di furto del device? Vedremmo persone azionare braccia e gambe bioniche dagli impulsi dati dal ladro dello smartphone che avrebbe così tra le mani una vera e propria arma? Sembrano scenari molto lontani e fantascientifici, ma da Tel-Aviv non la pensano così

 
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