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San Bernardino: così Apple ha trasformato un caso spinoso in un’opportunità

Nemmeno l’FBI può violare gli iPhone. Per Cupertino un’occasione per ribadire la sua posizione sulla privacy, ma anche per esaltare la sicurezza di iOS

"Vogliamo  che la gente e i nostri clienti capiscano cosa è in gioco". Le parole con cui Tim Cook ha commentato il rifiuto di Apple di piegarsi alle richieste della giustizia americana sul caso di San Bernardino rappresentano un piccolo capolavoro di diplomazia, leadership e marketing.

La società californiana, ormai è chiaro a tutti, non ha digerito le pretese delle istituzioni federali: chiedere a un player tecnologico di aprire un varco nella parte più intima del suo creato - il sistema operativo - equivale a creare un “precedente pericoloso”, ci ha tenuto ha sottolineare l’erede di Steve Jobs. Come dire che in gioco non c’è solo l’accesso ai dati dell’iPhone di uno dei due attentatori della sparatoria di San Bernardino che lo scorso 2 dicembre ha provocato 14 vittime, ma il futuro della privacy degli utenti.

Le ricadute sulla libertà degli utenti
È proprio in quest’ottica che va letta la decisione di Cook di commentare la vicenda con una lettera indirizzata ai consumatori. La tecnica non è nuova: parlando agli utenti, Tim Cook ha ribaltato il punto di vista, facendo presagire quali potrebbero essere le ricadute di una certa decisione della politica sulla società.

Abbiamo lavorato per migliorare la tutela della vostra privacy, sembra volerci dire l’erede designato di Steve Jobs, ma ora qualcuno ci chiede di creare delle eccezioni. Casomai la legge dovesse costringere Apple a eliminare i sistemi di crittografia (un’ipotesi al vaglio delle istituzioni a stelle e strisce) si tratterà di una decisione presa contro uno dei diritti fondamentali per la libertà degli utenti.

Anche Google, Facebook e Twitter dalla parte di Apple
Naturalmente i timori di Apple sono anche e soprattutto "personali". Quando Tim Cook parla di "sconfinamento dei poteri" da parte del governo americano punta il dito contro qualsiasi forma di ingerenza della politica nelle sua sfera discrezionale. In questo senso non stupisce che tutte le stelle del firmamento tecnologico - compresi Google, Facebook e Twitter - si siano subito schierati dalla parte della Mela. Perché questa, è evidente, non è una battaglia a due fra Apple e le istituzioni ma una questione a più ampio respiro che coinvolge il futuro di tutta l’industria digitale, un asset ormai troppo importante per l’economia americana (e mondiale).

Una prova di forza (e di sicurezza)
Una cosa comunque è certa. Il caso di San Bernardino ha dimostrato quanto sia difficile al giorno d’oggio violare un dispositivo Apple. Non c’è riuscita la FBI, ma non potrebbero riuscirci nemmeno i tecnici di Cupertino dal momento che - come vi abbiamo spiegato in questo approfondimento - dall’iPhone 5S in poi, ogni Melafonino dispone di un nuovolivello di protezione hardware che lo rende praticamente inattaccabile.

L’iPhone, insomma, è allo stato attuale uno dei dispositivi più sicuri del mondo (almeno per chi imposta la password). Cedere alla legge significherebbe per Tim Cook e soci rinnegare una mission che negli ultimi anni (più o meno dallo scandalo Snowden in poi) è diventata quasi un vanto.

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