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Samsung: la verità sulle prestazioni del Galaxy Note 3

Secondo alcune analisi l’azienda coreana barava sui risultati di benchmark facendoli apparire più alti di quelli reali. Ma non era la sola

Credits: Janitors, Flickr

Non molto tempo dopo il rilascio del Galaxy S4, Samsung era stata accusata di incrementare in segreto i punteggi prestazionali dello smartphone per farlo apparire più veloce e potente di quello che fosse e posizionarlo più in alto rispetto ai concorrenti. Nonostante l'azienda avesse negato fortemente una simile pratica, lo scenario si ripete con il rilascio del phablet Galaxy Note 3. Come ha scoperto Ars Technica , Samsung avrebbe aumentato i valori del Note 3 facendolo sembrare fino al 20% più veloce delle prestazioni effettive. A quanto pare la casa avrebbe ingannato i programmi che effettuano i test sulle performance degli smartphone riuscendo a ricavarne punteggi più elevati.

Il sito hi-tech aveva notato dei benchmark davvero ottimi sull’ultimo nato della famiglia Note. Un rapido confronto con lo smartphone LG G2, molto simile dal punto di vista hardware, aveva suscitato i primi dubbi: come era possibile che entrambi i modelli con processore Snapdragon 800 a 2.3 GHz restituissero dati così diversi tra loro? Dopo un po’ di prove il sito è giunto alla conclusione che Samsung aumenti manualmente i punteggi di benchmark, almeno nella versione in vendita negli USA, così da “potenziare” la velocità e la potenza del processore quando vengono avviate app specifiche per effettuare test di valutazione.

In pratica se si aprono le classiche app come Facebook, Google Maps, o i giochi più disparati (anche in 3D), il Note 3 lavora a livelli normali per un dispositivo del genere, comparabili con quelli dell’LG G2; quando si apre un’app come Geekbench 3, che serve per misurare le prestazioni del terminale, il Note pompa una carica di potenza superiore, restituendo punteggi effettivamente più alti. La stessa Ars Technica ricorda come una situazione simile si fosse verificata poco dopo il lancio del Galaxy S4 dove ad entrare in gioco era la GPU, che gestisce le performance grafiche del dispositivo. Il sito è riuscito a disattivare questo particolare “booster” in dotazione al Note 3 così, per la prima volta, si è in grado di vedere le reali prestazioni di benchmark del Galaxy Note 3. La modalità potenziata conferisce al dispositivo un incremento del 20% rispetto al suo punteggio "naturale" che consegna valori di benchmark comparabili a quelli dell’LG G2, decisamente più consoni visto il System On Chip identico.

La notizia interessante è che, come ha scritto AnandTech , Samsung non potrebbe essere la sola a imbrogliare sui risultati prestazionali di propri prodotti. “Abbiamo cominciato a studiare i dati a luglio, anche parlando direttamente con i i produttori. Il risultato è che, ad eccezione di Apple e Motorola, gli altri vendono (o hanno venduto) almeno un dispositivo che utilizza quel tipo di ottimizzazione della CPU. Non si esclude che anche dispositivi Motorola (e Apple?) del passato utilizzassero la stessa pratica, ma nessuno degli attuali ha mostrato quel comportamento. E’ un problema che è emerso negli ultimi due anni e che va decisamente oltre Samsung”. Alla base ci sarebbe quindi una particolare “ottimizzazione” della CPU che farebbe sembrare, proprio come una specie di overclock, gli smartphone più veloci di quello che sono. Resta da capire se è una modalità che può essere sfruttata dagli utenti quando vogliono o che si attiva in automatico, come nel caso delle attività di benchmarking. Nel primo caso sarebbe interessante attivarla per far raggiungere al dispositivo una potenza e una velocità oltre il limite dichiarato dai produttori.

 
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