Smartphone & Tablet

Samsung e Google contro Apple, ecco cosa succederà

L’alleanza tra il gigante coreano e Mountain View è l’ennesimo atto di guerra contro la mela. Che è pronta a reagire

– Credits: smart-ed@Flickr

Guerra fredda non lo è mai stata, visto che oltre ai confronti sul terreno più consono dei nuovi prodotti o su quello più friabile delle frecciate reciproche pilotate dal marketing, si sono trascinate spesso e con furore in tribunale. Ma ora lo scontro tra la Apple e la Samsung, tra le due gigantissime signore dell’hi-tech, assume una nuova dimensione: rischia di inasprirsi, accendersi, surriscaldarsi come mai prima. Complice soprattutto un terzo massiccio giocatore, Google, che per ovvie ragioni strategiche ha sempre rivolto con antipatia lo sguardo verso Cupertino e ora è andato oltre: ha lanciato un guanto di sfida troppo simile a uno schiaffo alla società di Tom Cook.

Il punto di partenza (o forse d'arrivo), l’attentato di Sarajevo dei tempi dei bit, è ormai arcinoto: il patto d’acciaio siglato tra Mountain View e Seul nel campo esplosivo dei brevetti. Un modo, nelle intenzioni ufficiali sbandierate, per ridurre il tasso di litigiosità con la concorrenza condividendo fette di sapere reciproco. Sul piatto, in verità, s’intravede molto altro: l’intenzione di far perdere incassi a una contendente che, a ben vedere, fa le stesse cose dell’altro fronte o quasi. Pesta i piedi, con sfrontata decisione, sia nel recinto dell’hardware che in quello del software.

Samsung ha quasi il 35 per cento delle quote nel settore degli smartphone (dati Canalys relativi al terzo trimestre 2013) e ha venduto il 42,4 per cento del totale dei dispositivi Android presenti sul mercato, dunque Google non poteva che essere il suo alleato naturale. Il quale, a sua volta, trae un beneficio non da poco da questo matrimonio: scaccia o almeno allontana lo spettro di essere congedato con disonore dall’azienda coreana, che da tempo coverebbe la per niente pazza idea di svilupparsi in casa un sistema operativo proprio, licenziando il robottino verde. Ipotesi oggi meno concreta, o almeno meno verosimile e strategica. Anche perché il motore di ricerca si è appena liberato di Motorola cedendola alla Lenovo, per concentrarsi sullo sviluppo dei contenuti tralasciando il contenitore.  

Il succo della vicenda, dunque, è uno e uno soltanto: «La forza dei muscoli nella ricerca e sviluppo di Google e Samsung, la loro capacità di innovare, non conosce paragoni» dice l’analista Mark Newman. Insieme, possono fare faville. Non solo per quel che riguarda smartphone, tablet e computer portatili, ma in tutte le nuove frontiere, nei prossimi snodi della tecnologia. Dai dispositivi indossabili all’internet delle cose, in cui l’azienda asiatica vuole brillare - presentando elettrodomestici connessi e la sua visione organica della casa del futuro - mentre quella americana sta facendo i primi importanti passi (la fresca acquisizione dei termostati intelligenti Nest da parte di Mountain View ricorda qualcosa?).

La Apple, all’opposto, pare arrancare. Presenta numeri da record, ma non entusiasma gli analisti. Sembra destinata a campare di rendita grazie alle variazioni sul tema di oggetti visti e rivisti, dall’iPad agli iPhone. Ha fatto tendenza, ma proprio ora che ha il fiato corto potrebbe trovarsi a inseguire. Per esempio, aumentando la dimensione dei display dei suoi melafonini, eresia secondo il Steve Jobs pensiero, necessità insopprimibile in un mercato in cui si fa gara a chi lo propone più largo.

Insomma, partita non sembra esserci. Con Samsung e Google destinati a trovare vigore reciproco da un percorso comune e Cupertino costretta a metterci una pezza in attesa di reinventarsi in qualche modo. E però, la realtà potrebbe essere molto più complessa di così. Tutto dipenderà dalla nuova direzione della mela morsicata, dalla qualità e varietà degli annunci che sarà in grado di pronunciare nei prossimi dodici, al massimo ventiquattro mesi. Considerazione non sorprendente, è innegabile, ma fondata e piena di senso se si guarda alla road map di Tim Cook ipotizzabile alla luce della pioggia di indiscrezioni, voci e soffiate dei soliti chiacchieroni ben informati.

Samsung è molto forte sul terreno dei televisori, esibisce brillantissimi Oled e modelli curvi dalla profondità sopraffina, ma la Apple sarebbe pronta a rispondere con la sua iTv, che se non lo chiude almeno amplia il cerchio di un ecosistema che tra sistemi fissi e portatili è diventato un valore aggiunto invidiabile, in grado di fidelizzare i vecchi utenti e conquistarne di nuovi. Samsung lavora ai dispositivi indossabili, ha già proposto il suo smart watch che ha avuto un esito poco entusiasmante, la mela avrebbe in cantiere un prodotto analogo. E la sua storia ha già chiarito, tante e tante volte, quanto bravi siano a Cupertino a rendere straordinario, unico, desiderabile, la loro interpretazione di qualcosa già proposto da altri.

A bordo delle automobili sale un’alleanza trainata da Android, che potrebbe chiedere man forte a Samsung per un migliore dialogo tra le vetture e smartphone, tablet, wearable e compagnia, ma c’è già compatto un fronte iOs. Persino sulla prateria dell’internet delle cose, dove Google e Samsung hanno il diritto di fare la voce grossa, Apple può, anzi sarà decisiva perché la maggior parte degli oggetti si comanderanno con una app. E iTunes ha dimostrato di essere più pulito e affidabile di quella colonia di virus che si è accampata su Android e non c'è modo, pare, di fargli levare le tende.

A conti fatti, ecco l’approdo: i due concorrenti, Google più Samsung e Apple, se la battono con armi pari. Hanno cannoni con la stessa gittata, navi e aerei in numero paragonabile. Vincerà, continuando fino in fondo con le metafore belliche, chi sarà capace di inventarsi e sganciare la bomba atomica che spiazza il mercato. Una vera «next big thing» tecnologica (o paratecnologica, s’intende) di cui da anni ormai si favoleggia, ma che nessuno, colosso o start-up incredibilmente creativa, è mai riuscito a estrarre dal cilindro. Immaginare il futuro nel solco degli orizzonti corti del presente è il più grosso errore di prospettiva che si possa commettere.    

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