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Smartphone & Tablet

Samsung Gear S3: uno smartwatch per tutti i gusti

Il nuovo orologio fa da cornice al progetto Smart Fitness e all’installazione MyEquilibria che attraverserà le principali città italiane

Chi ha visitato l’Expo milanese (ma anche chi lo ha visto solo in foto o in video) conosce l’albero della vita. In piccolo, l’installazione che per diversi mesi ha fatto da cornice alla kermesse italiana incentrata sul tema dell’alimentazione mondiale, può essere paragonata a quella che Samsung ha inaugurato a Milano, basata su un simile concetto di vita sana e sostenibile. Non solo cibo dunque ma una maggiore attenzione a stili e modi d’essere che, sempre di più, influenzano la salute individuale.

Il progetto Smart Fitness unisce vita reale e digitale, nel senso di una serie di accessori e gadget che tornano davvero utili per monitorare le prestazioni nell’immediato, con un occhio ai trend sul lungo periodo. Nella pratica, MyEquilibria è una postazione che regala ai cittadini di Milano (quelli nei dintorni ovviamente) il Wi-Fi gratuito, oltre a suggerimenti e consigli sugli allenamenti da effettuare con travi, ceppi, trampolini e cerchi che si trovano nelle vicinanze. Questi si ricevono tramite connessione NFC, avvicinando lo smartphone al totem informativo con le istruzioni per l’accesso. Solo Milano? No, perché con la primavera 2017 Smart Fitness approderà anche in altre città italiane, per sensibilizzare le persone alla buona attività fisica e promuovere i prodotti Samsung, ovviamente.

Il Gear S3

Parlando di tecnologia, il protagonista principale dell’ecosistema dedicato allo sport amatoriale (ma non solo) è il Gear S3, il più recente smartwatch in vendita nei negozi italiani a 429 euro. Esiste in due versioni, Classic e Frontier, quest’ultima più robusta e dedicata a chi ama le escursioni e gli oggetti al polso più “importanti”. Ma conserva dentro anche una sorpresa in più: il supporto alle eSim, ovvero la presenza di una scheda integrata su cui attivare un’offerta dati per connettersi senza l’ausilio di uno smartphone. In Italia nessun operatore permette un’opzione “slegata” del genere (il Gear S2 venduto da TIM si) ma è solo questione di tempo: con il 2017 il panorama dovrebbe cambiare.

Bello e possibile

Senza tirarla troppo per le lunghe, ad oggi il Gear S3 è l’orologio intelligente più completo che vi sia. Non parliamo solo di forme e dimensioni (la Classic ad esempio è perfetta per le donne, nel cinturino taglia “S”) ma di tutto il mondo che lo circonda: si connette a qualsiasi Android (come i concorrenti) e anche all’iPhone (molto presto, leggete qui) ma invece della versione Wear del robottino verde, che rende l’interfaccia identica su tutti gli smartwatch, monta Tizen, un sistema operativo sviluppato internamente da Samsung, con scarso successo su alcuni smartphone di fascia bassa.

 

Tizen è meglio di Android?

Sembrerebbe di si e per diversi motivi. La personalizzazione: Android Wear ha una manciata di quadranti di default e qualcuno unico dei diversi produttori, quelli di Tizen sono tutti diversi e dall’orologio potete scaricarne tanti altri degli sviluppatori indipendenti e pubblicati su Galaxy Apps (a cui non potete accedere via telefono se non avete un Samsung). Secondo: essendo un software di Samsung dovrebbe godere di aggiornamenti più frequenti e non correlati da aziende terze (come Android Wear che dipende da Google). Terzo: è costruito per essere usato in diversi modi, touch o ghiera girevole; all’inizio sembra tutto molto plasticoso e antiquato, poi non potrete farne più a meno.

I punti di forza: batteria e ricarica

La differenza maggiore tra uno smartwatch e un orologio classico è che il primo devi ricaricarlo di frequente. Certo, c’è chi è entrato pienamente nella logica dei gadget hi-tech da attaccare all’alimentatore ogni giorno ma continua a sopravvivere la credenza per cui era meglio un Nokia 6210 perché durava una settimana. In futuro vedremo sicuramente dei miglioramenti in termini di autonomia ma oggi la parola d’ordine è compromesso. E il Gear S3 è un bel compromesso se si pensa che la sua batteria dura un paio di giorni, qualcosa in meno con la modalità “always on” che tiene l’orario sempre in mostra. Ottima anche la ricarica, una sorta di fast charging, che in circa un’ora porta il livello da zero a cento.

Cosa non va

Il Gear S3 è tutto rose e fiori? Non proprio se l’intenzione è quella di fare sempre più a meno del telefonino anche per operazioni più complesse. Il negozio di app è infatti privo di un bel po’ di utilità presenti invece su Android Wear e Apple Watch. Qualche esempio? La companion app di Facebook Messenger, quella di Google Hangouts o di Telegram. Ciò vuol dire che su Gear S3 potrete solo rispondere alle notifiche appena ricevute e non aprirle in maniera indipendente. Ci sono soluzioni di terze parti (come Chat Hub) che permettono di farlo ma l’assenza di un supporto nativo si sente.

Come un lettore mp3

Non bisogna dimenticare che a bordo ha 4GB di memoria, su cui salvare foto e musica così da accedervi in autonomia, senza doverle gestire dal cellulare abbinato. Quest’ultimo non servirà nemmeno per connettere auricolari Bluetooth, visto che tutto si attiva dal piccolo quadrante. C’è pure il Wi-Fi che si connette in automatico alle reti salvate sullo smartphone, così si ricevono le notifiche delle app via web anche senza BT.

Comprarlo o no?

Il Gear S3 è molto simile al precedente S2, costruito anche lui intorno al sistema Tizen e con la ghiera rotante. A conti fatti, in più ha il GPS e il barometro, oltre a un processore potente che a queste dimensioni non conta poi molto. Conta però la certificazione IP68, che vuol dire resistenza ad acqua e polvere e a temperature estreme, dal caldo torrido al freddo siberiano. Vorreste passare dal 2 al 3? Non conviene, meglio aspettare la prossima generazione. Se invece questo è il vostro primo smartwatch, niente paura: otterrete il meglio attualmente in circolazione, a patto di non tenere troppo alte le aspettative. La varietà delle app Android Wear è dietro l’angolo, toccherà agli sviluppatori adattarle anche per Tizen. Senza questo passo, l’apertura al nuovo rischia di trasformarsi in un recinto digitale ben poco funzionale.

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