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Samsung Galaxy S4, è meglio dell'iPhone 5 (e del 5S)?

È più ingombrante e ha un design meno iconico, ma ha una serie di funzioni che lo renderanno indispensabile

Chiaramente è solo in parte, in piccola parte, una questione di numeri. Anzi, un confronto di questo tenore, fatto col bilancino, ci porterebbe a un gioco al massacro di vantaggi e sorpassi, compensazioni e riequilibri. Per dire, è vero che l’iPhone 5 pesa appena 112 grammi contro i 130 dell’S 4 (comunque più a dieta del suo predecessore, l'S III) e che il melafonino è più piccolo, ma il punto è abbastanza ovvio visto che stiamo accostando un 4 pollici a un 5 pollici. Allora qualcuno sarà tentato a privilegiare la portabilità, qualcun altro il vantaggio di poter guardare un film o giocare a un videogioco con uno spazio visivo migliore. Comunque così non se ne esce, la soggettività rimane regina.

Se vogliamo impostare il discorso su valori assoluti, è forse opportuno abbandonare il righello e ragionare su due altri punti di vista: il design, o il look se preferite termini più modaioli, e le funzioni di serie. Per quel che riguarda il primo aspetto, l’iPhone 5, e il 5S epurato da eventuali derive e declinazioni low cost, rimane a nostro avviso senz’altro vincente. Per molti coprire con una custodia, inclusa la più trasparente, la creatura di Cupertino, è una sorta di delitto. Tant’è che spesso il telefono resta nudo e se cade da un’altezza non solo vagamente siderale, è spacciato o ferito o sfregiato.

Il punto è che nelle forme c’è grazia; nelle linee, nei vuoti, nei pieni c’è un piacere che è visivo e persino tattile. Qualcosa che è complicato descrivere, ma che si intuisce in uno sguardo. Forse esagerando, si può parlare di un magnetismo che tanti concorrenti hanno provato a emulare, fallendo o avvicinandosi poco. La Samsung, sia chiaro, non ha fallito. Tutt’altro. La sensazione è però che il design tenda a fare un passetto indietro rispetto all’esperienza complessiva del telefono, con il telefono. In pochi direbbero: «Lo voglio solo perché è bello». Lo vorranno, ma per una galassia di motivi.

Questo non significa, sarebbe di nuovo semplicistico, che l’iPhone 5 vinca da spento, mentre il nuovo arrivato della Samsung se la batta solo da acceso. Significa che chi vive il telefono come un accessorio di stile, come qualcosa da ostentare prima che da usare – e per uso intendiamo funzioni avanzate, ben oltre social network, WhatsApp e qualche telefonata – continuerà per un altro po’ a gonfiare le tasche di Tim Cook. Ragionamento elastico, che ci sembra valido nel medio periodo, visto che per il refresh del 5, il 5S, è lecito aspettarsi una certa continuità sul piano del design.

Ben diversa la prospettiva sul piano del potenziale. In questo senso il Galaxy S 4 è un prodotto di una furbizia abbacinante. È un telefono che sa vendersi benissimo e benissimo venderà. Nella presentazione dell’ultimo smartphone targato Apple abbiamo sentito parlare di mappe che si sono rivelate un flop fragoroso; di Passbook che, almeno in Italia, tanti hanno cancellato o relegato alle seconde e terze pagine del menu, quelle del «la lascio, non si sa mai, magari un giorno mi servirà». Mentre quel giorno non arriva, la Samsung coccola il nostro immaginario presentando un prodotto che ha a cuore la nostra salute e la nostra forma fisica, asseconda i movimenti dei nostri occhi o le inclinazioni del nostro polso.

Ha un approccio, lo si conceda, molto americano: enfatizza il problem solving. Esempi: sono all’estero, non riesco a esprimermi, non capisco cosa mi dicono. Ci pensa il traduttore di serie. Devo fare una foto che mostri alla mamma e all’amata sia me, in forma splendida, sia che cosa sto guardando: ecco lo scatto in simultanea con le due fotocamere. Ho le mani unte, bagnate o sto leggendo una pagina mentre mangio un hamburger: posso continuare a scorrere il testo fino in fondo senza nemmeno sfiorarlo, tra un boccone e l’altro. Il tutto mentre, secondo indiscrezioni, la Apple ci darà il telefonino che legge le impronte digitali per farci sentire un po’ James Bond e rimedierà allo scivolone dell’NFC assente sull’iPhone 5. Scivolone fino a un certo punto, perché tra una sigla che pochi conoscono e uno smartphone che fa delle foto parlanti, non è difficile capire cosa sceglieranno gli utenti.

Qui siamo di fronte a due facce della stessa medaglia: da una parte c’è un hardware poderoso che lascia fare al Samsung tanti giochi di prestigio. Ma su questo punto Apple interviene a gamba tesa, perché iOS è un sistema robusto con un ecosistema straricco che si gioca ogni sua carta. Quello su cui la mela è forse in ritardo, è la consapevolezza: non ha compreso fino in fondo che molti, per pigrizia o un diffuso timore reverenziale verso la tecnologia, vanno poco oltre le funzioni che trovano di serie sul telefono.

iTunes è pieno zeppo di app che traducono in tempo reale, compiono mirabili operazioni di foto e video editing, rilevano quanto ci muoviamo, quante calorie bruciamo, finanche – verificate – quanti rapporti sessuali abbiamo e quanto dura ciascuno di essi. Ma dobbiamo prenderci la briga di entrare nel negozio digitale, cercare quella giusta schivando dieci cloni non funzionanti o deludenti, scaricarla e installarla. E magari non capirla, perché è disponibile soltanto in inglese. Il Galaxy S 4, semplicemente, si inserisce, si muove e scava più in profondità in quel solco che abbiamo già notato alla fiera mondiale dei cellulari di Barcellona o alle recenti presentazioni dei modelli dei competitor: fa vincere la funzione di serie, un clic e via. Approccio che sa di rivoluzione, anche se è solo un’evoluzione, un puntello, un tocco in più.

La mela, finora, ha stravinto la sua battaglia dicendoci ogni sei mesi quello che ci serve (più design, più memoria, più megapixel, più cloud) e facendolo passare per indispensabile. A ragione, perché in parte lo è diventato. Samsung sta facendo la stessa identica cosa ma con enfasi e spettacolarità maggiore. Risultando, forse per la prima volta, più convincente della maestra californiana che ha preso a modello.  

Twitter: @marmorello

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