galaxy s8 curvo
Smartphone & Tablet

Perché il futuro è degli smartphone curvi

Prima LG, poi Samsung, Huawei e forse Google e iPhone. Non piacerà a tutti dire addio allo schermo classico ma è lì che stiamo andando

A ottobre del 2013, quasi quattro anni fa, LG svelava G Flex, il primo telefonino al mondo con schermo curvo. Ma non solo: il modello poteva addirittura eliminare piccole abrasioni e graffietti sulla cover posteriore, grazie a una particolare resina polimerica che si espandeva per riempire le minuscole cavità prodotte da urti e segni di scarsa importanza ma evidenti. Non possiamo certo dire che il trend di avere uno smartphone con display curvo sia definitivamente esploso ma le cose stanno cambiando rapidamente.

Dal concetto di flessibilità secondo LG, per cui il pannello diventa concavo per restituire una visione angolare particolare, si è passati alla curvatura dei lati dello schermo, una via di mezzo tra un classico full touch e qualche funzionalità aggiuntiva, resa possibile dalla scomparsa delle cornici. Ecco allora il Noted Edge, curvo solo da un lato, il Galaxy S6 Edge e la fortunata serie del Galaxy S7 edge. L’ultima iterazione, il Galaxy S8 ha tolto definitivamente di mezzo la possibilità di optare tra smartphone flat e arrotondato, scontentando così i tradizionalisti, almeno nella scelta di un top di gamma. Sarà così anche per i concorrenti? A quanto pare si.

Secondo un nuovo report del sito sudcoreano Electronic Times, Google avrebbe deciso di investire quasi 900 milioni di dollari nella divisione Display Co. di LG, per assicurarsi un fornitore stabile e duraturo per gli schermi OLED flessibili da integrare nella prossima famiglia di Pixel 2. Ma prima, a settembre di quest’anno, potrebbe essere Apple a raccontare la sua idea di telefonino del futuro, lanciando sul mercato il suo iPhone edge, con bordi morbidi e stondati.

Ma perché questo deciso cambio di rotta?

Il primo motivo è il design. Come ha mostrato la stessa Samsung al recente Unpacked di presentazione degli S8, i cellulari, per svolgere il loro compito di supporto concreto alla vita di ogni giorno, devono saper cambiar forma, adeguandosi a stili e tendenze. Oggi un dispositivo mobile è soprattutto un oggetto di design e poi un gadget hi-tech, come peraltro conferma il clamore dietro al ritorno new-style del Nokia 3310. Rompere gli schemi è dunque il primo tassello di una rivoluzione necessaria, simile al passaggio dalla tastiera alfanumerica al solo touch.

 

Materiali più resistenti

Il secondo punto risponde alla necessità di restituire agli utenti device più duraturi nel loro lato più critico, il display appunto. Un drop test del 2016, tra Galaxy S7 Edge e iPhone 7, aveva evidenziato il rapporto di 50 a 8, a favore di Samsung, circa il numero di cadute dopo le quali lo schermo diventa inutilizzabile (qui il video al minuto 3.08). Il motivo? Se punti a costruire uno smartphone curvo devi assicurati che sia più resistente di un pannello normale: il Gorilla Glass attuale risponde a un’esigenza del genere e la tecnologia OLED renderà tutto ancora più semplice.

Film, TV e video

Schermi più grandi, più definiti e senza limiti di sorta (non a caso quello dell’S8 si chiama infinity display). Gli smartphone dotati di un vetro curvo, sia nella concezione Flex di LG che in quella laterale di Samsung, offrono un’esperienza visiva senza precedenti. L’obiettivo è far diventare il telefono una piccola Smart TV (e in parte lo è già), con cui godersi i propri contenuti ma soprattutto quelli in streaming, pure in alta definizione, come il 4K HDR. Emblema dello strumento mobile tuttofare è il Mate 9 Pro di Huawei: 5,5 pollici QHD dual-edge, leggermente bombato per una presa migliore e dotato di doppia fotocamera Leica con tecnologia Summarit, finora presente solo sul P10 Plus; un compagno per il lavoro, lo svago, l’intrattenimento.

Gingilli hi-tech così oggi si fanno pagare parecchio (quasi 1.000 euro il Mate 9 Pro) ma sarà solo questione di tempo perché la sensualità delle forme coinvolga i produttori e riassesti i prezzi su standard più omogenei.

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