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Peeple: 5 cose da sapere sull’app che recensisce le persone

Tra un mese potremo scaricarla su iPhone e iPad per dare un giudizio a parenti, amici e colleghi. E potrebbe essere un disastro

Alzi la mano chi non ha mai espresso un giudizio su un’altra persona. Positivo o negativo che sia, le lingue biforcute sono sempre esistite e pronte anche nel 2015 ad emettere sentenze. È nell’indole umana e ci sono studi e psicologi convinti che dovremmo smetterla di bisbigliare agli altri quando sia deplorevole il comportamento di amici e colleghi, o peggio, quello dei parenti in occasione di ritrovi e feste natalizie.

Se siete tra quelli convinti che il giudicare sia un’arte da lasciarsi alle spalle allora meglio non scaricare Peeple, una controversa applicazione per smartphone che arriverà a novembre, per ora solo su iPhone e iPad. La teoria è semplice e prende in prestito un fattore di successo del panorama mobile, il cosiddetto “rating”.

Un mondo di recensioni

Prima di prenotare un nuovo ristorante leggiamo le recensioni su TripAdvisor, quelle su Trivago per sapere se vale la pena spendere una certa cifra per un hotel o di Amazon per chiedere ad altri utenti il parere su un paio di pattini, una fotocamera o un oggetto qualunque. Si tratta solo di esempi visto che in rete di servizi del genere ve ne sono a decine e per tutti i gusti (provate Yelp, Skytrax per i voli, Triptease per i viaggi di lusso e Gogobot per destinazioni fuori dal comune).

Le regole

Mettete assieme la funzionalità del voler classificare ogni cosa che ci circonda e la possibilità di sparlare degli altri e otterrete Peeple. Per iscriversi bisogna avere almeno 21 anni ed essere già un utente di Facebook. Le recensioni devono essere fatte da una persona reale che deve indicare il grado di conoscenza dell’altro: personale, professionale o romantico. Chiunque voglia aprire una nuova recensione deve inserire il numero di cellulare del citato, che riceverà un sms con cui viene informato della creazione di un profilo che lo riguarda, con il nome di chi lo ha fatto. “Tutti cercano pareri online quando devono comprare una nuova auto o cose del genere. Perché non dovrebbero farlo su altri aspetti della loro vita?" - ha detto la fondatrice. Ecco i perché.

Oggettivo vs soggettivo

Ecco il perché. Prima di tutto Peeple è un’applicazione che tenderà ad oggettivare giudizi personali. Si punterà molto sul raggiungere più recensori possibili e meno su ciò che questi faranno sulla piattaforma. Quello che dicono sarà vero, falso oppure una via di mezzo? Legalmente non ci sarà nemmeno granché da protestare: in assenza di calunnie o prese di posizione su comportamenti individuali (sesso, politica, religione) tutti potranno dire (quasi) tutto di tutti: un contenitore social dei peggiori pettegolezzi del quartiere.

Etichetta perenne

Basterebbe una singola recensione negativa, magari anche dovuta, per mettere in cattiva luce un individuo agli occhi di un possibile datore di lavoro. Prendiamo ad esempio Linkedin: spesso viene utilizzato per analizzare le competenze di un candidato, meno per ciò che colleghi attuali o precedenti hanno scritto nei commenti. Il motivo è che ognuno può recepire segnali e sentimenti diversi, al netto di qualche fesseria professionale fatta. Su Peeple potrebbe non esserci possibilità di redenzione.

Un anti-Facebook

Peeple è ciò che Facebook ha tentato di non essere nel corso degli anni: un recettore di valutazioni sul comportamento degli iscritti. Il che non vuol dire mascherare opinioni negative ma lasciare che se c’è qualcosa che non va con un altro utente, i due risolvano i loro problemi al di fuori dal social network. Facebook è un aggregatore sociale, Peeple invece l’esatto contrario, una sorta di disgregatore 2.0. Il motivo è che alla nuova app farà comodo lo scontro emotivo che porterà a generare profili su profili per dar sfogo ad una battaglia all’ultima stellina, con la consapevolezza di aumentare la base di utilizzatori e quella degli inserzionisti.

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