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Olo: cosa può fare la prima stampante 3D per smartphone

È italiana e ha l’obiettivo di rendere la stampa di oggetti in tre dimensioni globale e accessibile: 99 dollari il prezzo di vendita

Filippo Moroni e Pietro Gabriele, romani, hanno progettato a lungo nel loro studio di Solido3D una soluzione per portare a tutti la realtà della stampa 3D. Per farlo hanno pensato a tre caratteristiche imprescindibili: l’economicità, le dimensioni e l’input. Le prime due si traducono in un costo di 99 dollari per portarsi a casa la mini-stampante grande quanto una scatola e in arrivo nei negozi entro la prima metà del 2016.

La sua caratteristica distintiva, oltre alla portabilità è però un’altra: per usare Olo e produrre oggetti di dimensioni massime di 7,6 x 12,7 x 5 centimetri, non serve un computer ma basta uno smartphone, iPhone, Android o Windows Phone. Dal cellulare si creano i disegni tridimensionali, grazie ad un’app apposita, e si invia il file ultimato senza fili alla stampante che utilizza la resina liquida per concretizzare i progetti.

Da quando è stata svelata al World Maker Faire di New York, Olo ha vagato in un limbo fatto di curiosità, scetticismo e varie speculazioni sul fatto che si potesse davvero comprimere in cosi poco spazio uno strumento visto sinora solo in versione “pesi massimi”, da appoggiare necessariamente su una scrivania o un supporto adeguato, di certo non trasportabile. 

Ma oltre al fai-da-te, lo scopo di Olo è quello di creare una comunità di innovatori ed entusiasti della stampa 3D. All’interno della stessa app c’è una sezione dedicata alla condivisione delle idee e dei progetti che potranno essere scaricati e adattati alle diverse esigenze. Del resto sono gli stessi autori a dirlo: “L’idea è di permette a tutti di innamorarsi della stampa 3D, eliminando l’ostacolo principale che finora ha tenuto fuori dal contesto molte persone: la difficoltà di elaborazione e realizzazione”.

Olo, come detto, costerà 99 dollari, un prezzo davvero irrisorio per la concorrenza, fatta di dispositivi professionali e ipoteticamente senza limiti, che però non possono essere portati con sé al mare e necessitano di specifiche competenze per l’uso. La commercializzazione passerà per una raccolta di crowdfunding su KickStarter che ha come base minima 80 mila euro. La lungimiranza degli utenti mobili e la disponibilità di un paio di investitori (già presenti ma ignoti) permetterà al box di arrivare presto sugli scaffali, già tra 7-8 mesi.

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