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Smartphone & Tablet

Nokia, vi spiego come torneremo grandi

La rinascita del 3310, i nuovi smartphone, l'arte di essere unici. L'intervista a Florian Seiche, che guida la ribalta dell'azienda finlandese

da Barcellona

Mentre la batteria del nostro cellulare va in affanno già dal primo pomeriggio, la sua raggiunge il mese d’autonomia; non sa fare selfie, solo foto alla vecchia maniera; se cade non si rompe, né trasforma lo schermo in una ragnatela di vetro; non pigola per chat, notifiche e altre molestie sonore, perché si limita a chiamate e sms. Va su internet, però a velocità pedonale. È l’antitesi dello smartphone, la negazione della connettività perenne e istantanea. Soprattutto, ha un nome denso di ricordi stretti in quattro numeri: 3310. Ovvero la riedizione aggiornata, a colori nel display e nella scocca, di quel mattoncino lanciato nel 2000 e rimasto nel nostro cuore dopo essere entrato in 126 milioni di tasche. Un record di vendite e di polpastrelli consumati sul suo videogame iconico, Snake, il labirinto del serpente goloso che s’allunga tra un boccone e l’altro e s’annienta mordendosi la coda. A sua volta un’ipnotica mania, che ha conquistato il mondo nonostante una semplicità elementare e la grafica essenziale in bianco e nero. Il Tetris del nuovo secolo.

Il 3310 sarà nei negozi nel mese di maggio, avrà a bordo una versione contemporanea di Snake, peserà meno di 80 grammi e costerà intorno ai 50 euro (quindici volte in meno di iPhone e suoi sfidanti vari), esibendo il marchio originale. Già, Nokia. Il colosso andato in disgrazia, capace di dominare la scena con quote di mercato vicine al 35 per cento fino al 2010; di assurgere a sinonimo stesso della parola telefonino, come la Nutella per il cioccolato spalmabile, prima di squagliarsi e crollare sotto i colpi di una concorrenza inedita, da Samsung in giù, e di scelte poco lungimiranti: su tutte, il matrimonio con il sistema operativo Windows Phone, mentre il mondo marciava spedito verso la galassia Android di Google e iOS di Apple giocava una partita a sé. Infine, comprato dalla Microsoft nel 2013 per oltre 5 miliardi di euro, il gigante è diventato nano, adombrato dalla sfortunata insegna degli smartphone Lumia.  

«Ma siamo tornati, abbiamo l’obiettivo di rientrare nella rosa dei leader del settore entro i prossimi cinque anni» annuncia a Panorama Florian Seiche, ex vicepresidente di Nokia e Microsoft, tra i fondatori del costruttore taiwanese di telefoni Htc, oggi presidente di Hmd Global, la società con sede a Helsinki che da pochi mesi possiede l’esclusiva del marchio Nokia per i dispositivi mobili. Per strapparla, ha pagato 350 milioni di dollari a Redmond: briciole, almeno rispetto all’investimento iniziale della multinazionale americana.

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Florian Seiche, presidente di HMD Global


Tutte le figure di riferimento di quest’entusiasta start-up sono ex dipendenti della casa finlandese del serpente, ne hanno vissuto fasti e declino, oggi scommettono le loro carriere sul rilancio: «Partendo da valori chiave come la qualità, la semplicità d’uso, l’efficienza e la sicurezza estrema dei nostri prodotti. Vogliamo ripagare la fiducia che potremo ricevere» racconta Seiche sorseggiando un cappuccino sotto il sole tiepido di Barcellona che splende sul Mobile World Congress, la fiera mondiale dei cellulari scelta per dare più visibilità possibile al nuovo corso.

«Nokia ha un’anima, un valore affettivo per molte persone. In questa connessione non c’entra la tecnologia: c’è un pizzico d’arte»

Il 3310 sembrava un cavallo di Troia, una sapiente operazione di marketing per riaccendere interesse ed entusiasmo: «Oltre 1,3 milioni di persone» fa notare il presidente «hanno seguito la nostra conferenza stampa in diretta su Facebook». Di domenica pomeriggio, stracciando la rivalità del calcio e disturbando le fughe all’aria aperta. Ma da veicolo pubblicitario, quest’oggetto low cost potrebbe trasformarsi in un clamoroso successo capace di attrarre varie generazioni di consumatori: Carphone Warehouse, la catena di negozi che in Inghilterra ha l’esclusiva per la sua distribuzione, riporta richieste di dieci volte superiori rispetto a quelle medie per un nuovo prodotto. «Che certo» commenta Seiche «è speciale per il suo bagaglio di emozioni. Ma anche utile a chiunque». Come compagno di viaggi esotici e sport assortiti (riproduce musica per 51 ore e ospita una mini sim, basta un adattatore da pochi centesimi per usare la stessa dei più comuni smartphone), come dispositivo di riserva o prima scelta nei mercati in via di sviluppo. «O come strumento per disintossicarsi dall’eccesso di stimoli digitali».

Per affiancarlo, Nokia ha svelato altri telefoni di fascia media, tutti sotto i 300 euro: «Il 50 per cento dei volumi d’acquisto si concentrano in questo segmento» osserva il presidente. Entro l’anno arriveranno altre novità, compreso un top di gamma con processore fulmineo e fotocamera di primo livello per tentare di competere con Huawei P10, Samsung Galaxy S8 e gli altri primi della classe. Incluso l’iPhone, con cui condividerà le linee di assemblaggio: gli stabilimenti cinesi della Foxconn, soci di Hmd Global in questa rincorsa a cavallo tra nostalgia e innovazione.

Punto fermo, l’addio a Windows Phone e le nozze con Android. Una rottura, un alto tradimento che Seiche, tra i primissimi al mondo ad adottare il sistema operativo di Google ai tempi di Htc, non ha difficoltà a motivare: «L’86 per cento dei consumatori sceglie Android. Per noi rappresenta un modo per rompere con il passato, un nuovo inizio». Una rinascita ricca di valore simbolico, che si estende alla cittadinanza, se non delle fabbriche, quantomeno delle menti dietro il ritorno di Nokia. Un barlume europeo nel duopolio americano e asiatico della telefonia: «Ne siamo consapevoli e gelosi. Nokia ha un’anima, un valore affettivo per molte persone. In questa connessione non c’entra la tecnologia: c’è un pizzico d’arte».

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