Smartphone & Tablet

Nokia, Symbian e l'appstore congelato

Niente più aggiornamenti o nuovi programmi: un duro colpo alla storica piattaforma, e a chi ne è ancora utente

– Credits: Nokia - Immagine tratta da http://www.nokia.com/global/about-nokia/people-and-planet/sustainable-devices/recycling/recycling/

Dal primo gennaio 2014 Nokia ha congelato a tutti gli effetti il suo sistema ufficiale di distribuzione di app e contenuti per dispositivi Symbian (e del più recente ma meno diffuso Meego ). È una pessima notizia per i tanti utenti di Nokia che hanno scelto Symbian, per anni sinonimo di smartphone.

Prima dell'avvento dell'iPhone e di Android, Symbian ha infatti rappresentato la soluzione più diffusa ed affidabile per chi non si accontentava di telefonare e mandare SMS dal cellulare, ma desiderava uno strumento potente, versatile e tascabile per il lavoro e per il tempo libero. L'acquisizione di Nokia da parte di Microsoft  ha lanciato un segnale abbastanza chiaro sul fatto che si stava per puntare tutto su Windows Phone e che Symbian non aveva un futuro degno di questo nome. Nell'immediato, però, il vicepresidente addetto alle vendite e al marketing di Nokia, Chris Weber, aveva tranquillizzato l'utenza affermando che Symbian sarebbe stato supportato "sino al 2016, come promesso" .

In ottobre è però arrivato un avviso che metteva subito in discussione la fedeltà dell'azienda finlandese nei confronti della proprie piattaforme software. Gli sviluppatori Symbian (e Meego) hanno avuto tempo sino alla fine del 2013 per pubblicare nuovi programmi o contenuti, o aggiornare quelli già esistenti. A partire dal nuovo anno il Nokia Store si sarebbe limitato a continuare a distribuire quanto presente (e a incassare e ridistribuire eventuali proventi). 

Se sulla carta la scelta pare ragionevole, se non addirittura lodevole - soprattutto alla luce di vari precedenti in ambito musicale in cui i contenuti protetti DRM sono "scaduti" con la chiusura del servizio - il "congelamento" effettuato da Nokia è un'operazione miope che presenta grossi problemi.
L'utente finale si ritrova infatti a fare i conti con del software destinato ad invecchiare in fretta e i cui bug non possono essere corretti dallo sviluppatore, se non attraverso canali non ufficiali e solo su dispositivi modificati nel sistema operativo.

Basterà che un servizio online, ad esempio Twitter, o Facebook, o Flickr, cambi le sue API perché il software non sia più in grado di dialogarvi e lo smartphone Symbian (o Meego) seppure "supportato", diventi decisamente meno utile: per non parlare di eventuali problemi di sicurezza che potrebbero emergere (e probabilmente lo faranno) nei mesi a venire. 

Sono rischi insiti agli "App Store" centralizzati, che non fanno altro che ricordarci che oggigiorno pagare non significa più comprare e possedere, ma semplicemente poter usare per un po', per la precisione fino a quando dall'altro lato c'è qualcuno interessato a non staccare la spina.

Nota: si ringrazia Serena Di Virgilio per la collaborazione nella stesura dell'articolo.

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