Nexus Imprint
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Nexus Imprint, ecco perché ogni smartphone avrà un lettore di impronte digitali

Ora che anche Google (e dunque Android) è salita sul carro del fingerprint-scanning con Nexus Imprint, questa tecnologia è pronta a esplodere

A quanto pare, Apple ci ha preso un'altra volta. Quando nel settembre del 2013 Phil Schiller salì sul palco ad annunciare l'integrazione nell'iPhone 5S di un sistema per la scansione delle impronte digitali chiamato Touch ID, quasi tutti pensarono a una sbruffonata. Apple aveva bisogno di dimostrare di sapere innovare, e nella foga aveva cercato di spingere avanti le lancette dell'orologio per presentare ai propri utenti una tecnologia che ancora non aveva reali applicazioni. Certo, altre aziende avevano tentato qualcosa di simile (Samsung e Motorola, ad esempio) ma era la prima volta che questo tipo di tecnologia veniva implementata in questo modo nel sistema operativo.

Le reazioni iniziali furono tiepide, e la stampa non esitò a mostrare ricerche di mercato che rivelavano come gli utenti fossero ben poco interessati ad autenticarsi a suon di polpastrelli. Oggi, a due anni di distanza, la situazione appare assai diversa. Negli ultimi mesi diverse aziende tra cui Samsung, Xperia, Huawei e LG hanno introdotto i fingerprint sensor nei propri telefonini. Ma il vero calcio in avanti l'ha dato Google, con l'integrazione della nuova tecnologia Nexus Imprint nel sistema operativo Android 6.0.

Ora che due dei maggiori colossi del settore hi-tech hanno deciso di investire su questo tipo di tecnologia, le probabilità che, di qui a poco, ci abitueremo a sbloccare il nostro telefonino utilizzando l'impronta del pollice, e soprattutto, a effettuare pagamenti contactless autenticandoci con lo smartphone, sono ormai significative.

Ma c'è un'altra considerazione da fare. Tra quelli che si erano dichiarati scettici sulla possibilità che la gente si abituasse a farsi scannerizzare i polpastrelli a ogni spron battuto, in molti si immaginavano procedimenti elaborati e fastidiosi intervalli d'attesa. La realtà è che alcune delle nuove tecnologie di fingerprint-scanning hanno raggiunto un grado di sofisticazione tale da funzionare in maniera praticamente istantanea.

Prendiamo i nuovi Nexus, ad esempio, sulla carta la tecnologia Nexus Imprint consentirebbe di autenticarsi in un tempo inferiore a quello che serve a portare il telefonino dalla tasca all'orecchio. La scelta poi di localizzare il sensore sulla parte posteriore del dispositivo rende il processo ancora più semplice, dal momento che non richiede impugnature improbabili.

Ora che anche Android ha aperto le porte ai sistemi di fingerprint-scanning (e non solo a Nexus Imprint), la partita sembra definitivamente aperta. L'unico vero ostacolo che rimane è convincere gli utenti dell'effettiva sicurezza di questi sistemi. Nelle linee guida fornite da Google per Android 6, si esplicita che il margine di errore non deve superare lo 0,002%, insieme a una serie di altre rigide direttive che potrebbero presto diventare la base per una vera e propria normativa.

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