Smartphone & Tablet

Motorola lavora al cellulare componibile che non invecchia mai

Tramite un sistema di moduli sarà possibile sostituire il processore, la fotocamera, persino lo schermo

Succede già con le app: alcune le troviamo installate sul telefono, ma la maggior parte le scarichiamo scegliendole in base ai nostri gusti e alle nostre esigenze. E quando non vanno più bene o diventano vecchie, le aggiorniamo oppure le sostituiamo con altre più avanzate. Presto questo meccanismo non sarà soltanto una prerogativa del software, ma sarà esteso anche all’hardware: in modo semplice e immediato, senza dover comprare un nuovo smartphone e senza improvvisarsi tecnici da un giorno all’altro.

Motorola sta infatti lavorando a Project Ara, una piattaforma da cui verrà fuori un cellulare modulare. Un dispositivo che sarà una somma di pezzi, come un puzzle: potremo comporlo a nostro piacere decidendo quanto potente dovrà essere il processore, che memoria avrà, quanti dati potrà ospitare, quanto evoluto sarà il sensore della fotocamera, quali altri sensori saranno disponibili a bordo, persino di che dimensione sarà lo schermo. Un ragionamento che sulla carta non fa una piega. Perché è vero che esistono smartphone per tutte le tasche, ma non uno che sia misura per ogni consumatore. «Un telefono disegnato per 6 miliardi di persone», come scrive la stessa Motorola.

Se per esempio sono un appassionato di Instagram ma non mi interessa un cinque pollici perché me ne bastano tre e mezzo, sarò libero di avere un modello con queste caratteristiche, spendendo qualcosa in più per la qualità della fotocamera. Se per me la durata della batteria è la priorità assoluta e sono disposto a sacrificare qualcosa in termini di prestazioni, potrò assemblare una macchina secondo questo ordine di preferenze. Non a caso l’azienda americana di proprietà di Google accosta Project Ara al sistema operativo mobile del robottino verde: «Vogliamo fare per l’hardware ciò che Android ha fatto per il software. Creare un ecosistema di sviluppatori, abbassare le barriere all’ingresso, accelerare il passo dell’innovazione».

Proclami a parte, resta il senso: tutti possono dare il loro contributo, sviluppatori indipendenti e produttori di terze parti, per rendere il mosaico il più completo possibile. E, di riflesso, offrire agli utenti a cose fatte una vastità di scelta senza pari. Motorola sta anche reclutando scout, volontari disposti a inviare stimoli e suggerimenti anche sul piano del design (a proposito, ci si può iscrivere qui ). I più attivi saranno premiati con un dispositivo gratuito, il cui lancio è previsto da qui a un anno.

Insomma, Project Ara vuole riscrivere le regole della telefonia mobile rendendo il cellulare una sorta di cucina componibile. Ogni pezzo sarà commisurato allo spazio che vorremo dargli. Basterà uno scheletro di base e tutto il resto sarà agganciabile liberamente, comprando i pezzi da chi riterremo più affidabile o più conveniente. Ecco allora, è un altro scenario verosimile, che il sensore della fotocamera potrà essere fornito dal produttore blasonato di ottiche, il processore dal leader nel suo settore e così via. Un top di gamma, se il sistema prenderà davvero piede, potrà essere stratosferico. O, all’opposto, un modello più indie, davvero economico e comunque di qualità.

Project-Ara-i-moduli_emb8.png

Soprattutto, il grande pregio è che in questo modo uno smartphone non andrà più in pensione, o almeno non tutto in una volta. Se la memoria non basterà più o lo schermo non sarà abbastanza brillante per la nostra improvvisa passione, per dire, per i videogame in hd, sarà sufficiente cambiare uno o più moduli. Risparmiando rispetto all’acquisto di un modello nuovo di zecca.

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