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Smartphone & Tablet

LG Wine smart, bentornata conchiglia

La casa coreana lancia in Italia assieme a Tim un flip phone con Android Lollipop. E non è soltanto un'operazione nostalgia

Quando l’iPhone non era nemmeno un pensiero nella smodata fantasia di Steve Jobs e il Nokia 3310 ancora non incantava con le tortuosità di Snake, un solo telefono era l’oggetto del desiderio di manager o aspiranti tali, fighetti del liceo e ogni età: lo Startac di Motorla. «Ciò che non avresti mai creduto possibile», recitava lo spot dell’epoca.

Era il 1996, Romano Prodi e Bill Clinton vincevano le elezioni, i Take That si dicevano addio, la Juventus volava sul tetto d’Europa e l’apertura a conchiglia, lo schermo a scomparsa, la tastiera invisibile in modalità riposo, avevano trasformato il cellulare in uno scrigno, in un’ostrica che proteggeva la perla di una chiamata. Rara, visti i costi dell’epoca. 

Tanti modelli sono arrivati nel corso del tempo: della stessa Motorola, devotissima a quello che era stato uno dei suoi successi più grandi, ma anche dell’allora colosso Nokia, della Rim quando sfornava ancora BlackBerry, di Sony Ericsson e compagne. Poi, l’oblio. O meglio il delitto consumato dagli schermi con le notifiche intermittenti diventati oggi smartphone. Luoghi d’immediatezza, connessione perenne, accesso diretto. Senza filtri o barriere.

A venire meno, a essere spogliato di contenuto e di senso, è stato il gesto. Il rito. Di aprire la conchiglia, scrutarci dentro. L’irrequietezza ha sconfitto la lentezza. L’istante la lieve differita. La voglia di tenere il proprio mondo digitale sempre sotto controllo (da qui anche il boom degli smartwatch), sms dopo sms, e-mail dopo e-mail, WhatsApp assieme a Messenger, ha reso i flip phone anticaglia hi-tech. Archeologia per nostalgici incapaci di allinearsi al passo del tempo. O privilegio per eremiti che poco hanno da dire e da dirsi con gli altri.

A riportarli in auge ci prova LG con il suo Wine Smart lanciato in collaborazione con Tim. Le caratteristiche lo tengono a distanza dai top di gamma ma sono comunque rispettabili: processore quad-core Qualcomm Snapdragon, display touch da 3,2 pollici, memoria da 4 giga espandibile, una batteria removibile da ben 1.700 mAh. Peso ragionevole, 143 grammi, bel design in due colori: vino rosso (o wine red, se preferite), navy blue (foto sotto). 

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Dettaglio da chiuso e aperto della tastiera del Wine Smart – Credits: LG

La dote principale è però il sistema operativo: Android Lollipop versione 5.1.1. Il che significa che è possibile installare le principali applicazioni presenti sul Play Store di Google. A differenza di modelli molto più limitati e limitanti dal punto di vista dei contenuti. Costa 199,90 euro ed è disponibile in esclusiva nei negozi e sul sito della Tim.    

Lanciarlo sul nostro mercato significa senz'altro tentare di consolidare un segmento che non ha mai particolarmente sofferto, perlomeno in Asia: solo in Giappone, lo riferisce una ricerca del MM Research Institute, nel 2014 le vendite di flip phone sono state pari a 10,58 milioni di unità, con un aumento del 5,7 per cento rispetto al 2013. In parallelo gli smartphone hanno perso il 5,3 per cento del terreno, pur raggiungendo i 27,7 milioni di unità. Non è un caso che a Tokyo, come a Pechino e Seul tutti i big, leader come Lenovo inclusa, continuino a inserire oggetti con queste caratteristiche nella loro line-up.

Ecco che più che un declino, un tramonto, è stata una scissione. Se in Europa e Stati Uniti gli eredi dello Startac hanno trovato rifugio in proposte per over, che nella conchiglia rivedere la stessa seduzione analogica di un fax o una musicassetta, in Oriente il mercato ha continuato a esistere. A reggere come alternativa valida ai vari display ultra hd così grandi da confondersi con un tablet. Così grottescamente uguali a sé stessi.

Eppure i vantaggi dei flip phone sono tanti, pratici oltre che di approccio concettuale all’universo della telefonia: garantiscono meglio la privacy, perché non sparano in faccia al nostro interlocutore mittente e oggetto dell’e-mail che riceviamo o il nomignolo imbarazzante che ci hanno affibbiato fidanzate e fidanzati di turno (per non parlare delle frasi killer che puniscono fedifraghi o aspiranti tali); la loro batteria dura di più, perché non lampeggiano come un albero di Natale ogni trenta secondi; non possono far partire chiamate accidentali se i tasti vengono solleticati quando non dovrebbero.

Insomma, nulla esclude che prima o poi possano tornare di moda anche da noi. Non solo come «feature phone», fratelli minori sfigati e low cost dei modelli top di gamma, azzoppati nelle pretese e nelle funzioni alla nascita in fabbrica, ma come un’alternativa piena e legittima dei classici smartphone. LG Wine Smart scava questa scia. Come deviazione discreta, elegante, meno tamarra di queste macchine esibizioniste, sfrontate, che fanno piovere faccine e notifiche. Un retaggio piacevole, mai dimenticato, con tutto il fascino che un’eredità di vent’anni custodisce gelosamente dentro di sé.

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