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LG G3 arriva in Italia a fine giugno. Ecco cosa lo rende unico

Svelato a Londra il nuovo top di gamma della casa coreana, che brilla per autonomia, design e prestazioni

da Londra

In una primavera surriscaldata da annunci di nuovi smartphone top di gamma, Lg trova una piovosa e quasi gelida Londra a fare da cornice alla presentazione del suo G3, erede di quel G2 che ha convinto parecchio gli addetti ai lavori e venduto all’incirca tre milioni di esemplari nel primo trimestre dall’uscita. Punti di forza del vecchio modello: un ottimo display Full Hd da 5,2 pollici e soprattutto una batteria di lunga durata, in grado di arrivare a fine giornata e oltre pur con un uso intenso, continue escursioni sui social network, notifiche martellanti di cinguettii e mail in tempo reale. Un lusso non di poco conto, tale tenacia, rispetto a concorrenti che vanno in riserva nel primo pomeriggio e costringono a lanciarsi alla disperata caccia di una fonte d’alimentazione qualsiasi.

Logico quindi che la casa coreana facesse leva su questi capisaldi, su questi punti di forza, per introdurre tra le fanfare il nuovo arrivato: con uno schermo che lievita ancora, arriva fino a 5,5 pollici, assecondando quelle manie di gigantismo da palmo dedicate a chi, e ormai sono in tantissimi, pensa che 5 pollici siano troppo pochi e appena 4 un’eresia indifendibile, una bestemmia, uno sforzo per gli occhi e una tortura per i polpastrelli. Aumenta la dimensione dunque, così la presa secondo LG diventa perfetta; cresce in parallelo la risoluzione, che passa da 1920x1080 pixel a 2560x1440. Entriamo nel recinto dorato del QHD, ennesima sigla oscura che interessa poco i meno tecnici (per dare delle coordinate, è il doppio di un Full HD) ma, ed è quello che conta, sta a indicare che le immagini sono sempre più nitide e chiare, i colori brillanti, piacevoli ed esibendo i contenuti giusti – leggi filmati con virtuosismi registici e videogame più complessi degli stantii puzzle – persino sorprendenti.      

La potenza della batteria rimane quella del G2, è di 3000 mAh, ma non è una scelta al ribasso, né un compromesso: ha muscoli in quantità per non ansimare quando il sole è ancora in cielo. Non dimentichiamo che siamo una spanna sopra la concorrenza diretta: quella dell’Htc One M8 è di 2600 mAh, il Galaxy S5 si ferma a 2800, il P7 di Huawei, annunciato poche settimane fa, non supera i 2500. Non è finita: la batteria è rimovibile, il che significa che se a un certo punto dovesse cominciare a perdere colpi, a non avere più lo smalto dei primi tempi, è possibile sostituirla senza ricorrere a un centro assistenza o lanciarsi in operazioni di smontaggio ardite. Altro pregio del G3, oltre al fiato, è la grinta, la potenza. Il ruggito del motore: monta un processore quad-core Qualcomm Snapdragon 801 che garantisce fluidità, velocità, tempi di attesa nulli anche alle prese con le applicazioni più complesse. Per la memoria interna, ci sono due opzioni: 16 giga di spazio con 2 di ram; ben 3 di ram, per i più esigenti, con 32 giga di capacità di archiviazione. Espandibile in entrambe le configurazioni fino a 128 giga con una schedina microSD, per chi ha un appetito sfrenato di contenuti.   

Capitolo design, chi scrive trovava il G2 gradevole, ma non certo un gingillo da ammirare come l’Htc One M8 o lo spauracchio di tutti, il metro di paragone, l’iPhone 5S. Con il G3 LG dà un fragoroso colpo anche alla botte della vanità dei suoi futuri possessori, proponendo una scocca in plastica ma con effetto metallico che al tocco è liscia e pulita, a prova di impronte digitali, vestita di un fascino austero ma non algido, marcato e, soprattutto, multi-tono. Sulla scia di Apple e Samsung, l’azienda si è sbizzarrita con i nomi: nero metallico (appunto), bianco seta, oro brillante (lo scetticismo era improvvido, la moda del gold ha trovato un nuovo seguace). Noi no, ma all’estero sì, avranno anche  violetto luna, rosso Burgundy, espressione che francamente, su due piedi, nel buio di una sala intasata da giornalisti, fatichiamo a tradurre. Del davanti inutile parlare, logo a parte è assorbito quasi per intero dallo schermo. Il tutto vive in un look magro: 149 grammi di peso per 8,9 millimetri di spessore. Guardate qui sotto per farvi un’idea.

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La fotocamera da 13 megapixel, sostenuta e incorniciata da un doppio flash a Led, è integrata in modo armonioso con i tasti, qui migliorati nel look, che hanno fatto la fortuna del suo predecessore. L’occhio dello smartphone ci vede benissimo grazie a un autofocus laser che per la prima volta compare su un cellulare ed è in grado di calcolare la distanza tra il soggetto e l’obiettivo, per centrare con nitidezza il bersaglio. In generale, c’è un’idea di ordine, tocchi di grazia, in piena coerenza con quel desiderio di ostentazione che ha trasformato il telefonino da oggetto per comunicare ad accessorio di stile. L’iPhone, si diceva prima, ha fatto scuola in tal senso, gli altri hanno imparato la lezione. Osando, come nella circostanza, con le linee arrotondate, ergonomiche, che fanno a botte con quelle più squadrate del totem cupertiniano.

La sostanza della presentazione londinese, scandita da un buon ritmo, video celebrativi, qualche effetto speciale coerentemente urlato (come l’altoparlante integrato da 1 watt per sentire la musica senza collegarlo a una sorgente esterna), è un generale salto di qualità rispetto al G2, una somma di piccole cose che però lasciano il segno. C’è tempo per parlare dell’interfaccia: la versione 4.4.2 di Android, KitKat, con piccole gemme incastonate come una tastiera intelligente che promette di ridurre fino al 75 per cento gli errori di digitazione e che a sgobbare nell’ombra ha un oracolo cervellone che impara a conoscere e anticipare cosa l’utente si appresta a scrivere. Sarà così efficace? Magari. Evviva poi «Smart Notice», una specie di assistente personale che oltre a ricordare le cose da fare, gli appuntamenti in agenda, dà suggerimenti in linea con input esterni vari che monitora. Il più classico? Il meteo. Consigliando di portarsi l’ombrello perché pioverà. Carino «Content lock», che mette al sicuro i file preziosi per evitare che siano visibili ad altri utilizzatori del telefono, per esempio un amico a cui lo prestiamo. Lo fanno diverse app, qui è di serie. O «Kill Switch», che disabilita lo smartphone e cancella i dati in caso di furto, con un preciso, implacabile e irreversibile colpo di spugna, scoraggiando le velleità dei malintenzionati.

C’è spazio per il corollario degli accessori, nel solco di Nokia prima e Samsung e Htc poi: un sistema per la ricarica wireless, che mentre rimette in forze il dispositivo consente di tenerlo in posizione verticale e orizzontale, per non perdere di vista una notifica. Niente cuscinetti, ma una scocca solida che è una sorta di leggio in miniatura. C’è poi la cover «QuickCircle Case», senza finestrella rettangolare come da tradizione dell’altra big coreana dell’elettronica, ma un oblò dove guardare l’ora e accedere alle funzioni principali del telefono – chiamate, messaggi, lettore musicale e fotocamera – senza mettere a nudo per intero il suo ampio e luccicante schermo. Cover che dà al telefono tocchi di colore, ce ne sono cinque tra cui scegliere, per chi non si accontenta del già fantasioso ventaglio (almeno nel nome) dei toni base.

Il tutto sorretto da una filosofia precisa, scandita da Jong-seok Park, numero uno della divisione mobile di LG: «Creare armonia tra la tecnologia avanzata e un’esperienza d’uso semplificata. Il G3 è il risultato dello sforzo di realizzare quest’idea trasferendola in un prodotto tangibile». Ecco che il neonato di casa LG ha tanti punti di forza, molti pregi che lo candidano a diventare uno dei migliori smartphone del 2014. Un oggetto del desiderio senz’altro più fortunato del G2, di cui hanno sentito parlare in tanti, anche quelli che per un motivo o per un altro alla fine non l’hanno scelto, e che ora possono puntare sulla sua evoluzione.

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Arriverà in Italia a fine giugno a un prezzo ancora da definire, ma stimabile intorno a 699 euro per la versione base (siamo in attesa di comunicazioni ufficiali da perte del management di LG Italia). Comunque, se la cifra fosse confermata, sarebbe meno del suo rivale naturale più recente, l’Htc One M8, che da listino ufficiale costa 729 euro e a cui potrà dare più di un grattacapo. E non solo per il costo. Anche perché per la risposta di Apple bisognerà attendere ancora qualche mese, non se ne parla prima di settembre, quantomeno per l’annuncio. L’iPhone 6 potrebbe essere la solita ruspa ammazza tutti, ma al momento è un puntino sperduto nel calendario, una ridda di voci confuse, una chimera vaga e lontanissima. Il G3, invece, è già qui o pochissimo ci manca.

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