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G2, G2 Mini e G Pro 2: Lg scommette sulle tre taglie

Small, medium, extra-large: con le ultime novità presentate al Mobile World Congress di Barcellona la società coreana si cimenta in tre variazioni sul tema dell'Android-Phone di fascia alta. Con differenze che vanno ben al di là del display

– Credits: Lg Electronics

L'exploit del G2 ha convinto Lg a fare del suo attuale portacolori un vero e proprio format da esportare su parte della sua collezione Android. Lo si è capito una volta di più in occasione del Mobile World Congress con la presentazione al grande pubblico dei nuovi G2 Mini e il G Pro 2, due modelli che vanno ad affiancare il G2 nella fascia alta del mercato, condividendone buona parte della filosofia. Si potrebbe quasi parlare di un unico prodotto declinato in tre taglie differenti – small, medium ed extra-large – se non fosse che a ben vedere ci sono differenze che vanno al di là delle mere misure.

IL MARCHIO DI FABBRICA È ALLE SPALLE
Sul piano puramente estetico, il denominatore comune dell'attuale "Serie G” è rappresentato dalla presenza dei tasti fisici sul retro. Una scelta per certi versi azzardata ma che ha più di una ragion d'essere se si guarda ad alcune operazioni di tutti i giorni, cellulare alla mano. Questione di ergonomia: alzare o abbassare il volume in fase di chiamata o scattare un "selfie", ad esempio, è più semplice quando si utilizza l'indice nella sua posizione naturale sulla cover posteriore del telefonino.

La continuità fra i tre terminali è garantita anche sul piano software: c'è Android, e su questo non ci piove, ma ci sono soprattutto tutte le piccole e grandi personalizzazioni che consentono a Lg di distinguersi dalla massa dei produttori della scuderia del robottino verde. Rientrano fra queste la modalità Ospite e Plug & Pop, il sistema di sblocco a “doppio tap” (Knock-On) e la sua evoluzione Knock Code [leggi l'approfondimento] , già disponibile su G2 Mini e G Pro 2, e in arrivo con un aggiornamento anche su G2.

DA 4,7 A 5,9 POLLICI, MA LE VERE DIFFERENZE SONO SOTTO IL COFANO
Fin qui i tratti comuni. Poi ci sono le differenze, a cominciare – ca va sans dire - dalle tre taglie del display: se il G2 Mini con i suoi 4,7 pollici è un device pratico e maneggevole, il G Pro 2 è, all'estremo opposto, un device più impegnativo (5,9 pollici, in fondo sono una misura più vicina a un tablet che uno smartphone compatto) ma in grado di garantire un'esperienza visiva e di scrittura senza mezze misure. Nel mezzo c'è il G2, che con i suoi 5,2 pollici rappresenta forse il compromesso migliore per chi ancora oggi non sa decidere se sia meglio puntare sui grandi spazi o sulla portabilità.

Ma, intendiamoci, non è solo una questione di centimetri. Dimensioni a parte, le differenze riguardano anche tutte le principali voci della dotazione hardware, dalla risoluzione al processore, dalla batteria alla fotocamera. Dalla base del G2 (display Full Hd da 1080x1920 pixel, processore Qualcomm 800 da 2.26 GHz, 2 Gb di Ram, fotocamera stabilizzata da 13 megapixel, batteria da 3000 mAh), Lg ha sviluppato due variazioni sul tema, una più leggera per il G2 Mini e l'altra un po' più spinta per il G Pro 2. Nella fattispecie: il G2 Mini mette sul piatto un display da 540×960 pixel, un processore Snapdragon 400 quad-core da 1.2GHz, una fotocamera da 8 megapixel e una batteria integrata da 2440 mAh, il G Pro 2 si presenta invece con un un processore quad-core Snapdragon 800 da 2.26GHz, 3GB di RAM, fotocamera da 13 megapixel con stabilizzatore ottico potenziato e batteria da 3200 mAh.

LA VIRTÙ STA NEL MEZZO?
Se ci limitassimo a considerare il tabellino delle specifiche tecniche, verrebbe da dire che lo smartphone più grande è anche il più potente. In realtà, come l'esperienza ci insegna, proposte di questo tipo vanno valutate nel complesso. Così, benché il G Pro 2 si presenti come un autentico smartphone monstre, c'è ragione di credere che il G2 continuerà a rimanere l'opzione di riferimento per gli estimatori del marchio coreano. Questo soprattutto per un motivo: i 5,2 pollici rappresentano un eccellente compromesso per ariosità, maneggevolezza e consumi energetici. Quanto al G2 Mini non si può prescindere dal fattore prezzo: il “piccolo” della Serie G (le virgolette sono d'obbligo considerati i 4,7 pollici di diagonale) potrebbe rivelarsi una scelta molto allettante nel caso Lg optasse per un prezzo ben al di sotto dei 400 euro; viceversa c'è il rischio che rimanga soffocato da un lato dalla verve dei i suoi fratelli maggiori e, dall'altro, dalla spietata concorrenza di tutti i nuovi cellulari middle-range che si stanno affollando nella fascia fra i 200 e i 300 euro.

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