Moto Z 2
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Lenovo Moto Z Play con Hasselblad True Zoom, la recensione

Abbiamo testato il nuovo smartphone della casa cinese con il modulo fotografico sviluppato dalla casa svedese. Ecco le nostre impressioni

È stato – senza alcun dubbio – uno degli smartphone più ammirati al recente IFA di Berlino, per via del suo design, delle sue funzioni ma soprattutto della sua filosofia di fondo: quella di un cellulare che può essere arricchito con altri pezzi, come fosse un Lego.

Moto Z Play - ovvero il secondo capitolo del telefono modulare secondo Lenovo - è finalmente sbarcato in Italia a un prezzo di 449 euro e, per chi come noi si occupa di nuove tecnologie, si tratta di un’occasione molto attesa per capire se davvero c’è un futuro oltre lo smartphone.

Lo abbiamo provato per qualche giorno in pendant con il suo modulo fotografico, sviluppato da Hasselblad (prezzo di 259 euro). Le nostre impressioni e le prime foto  in questa recensione.

 

Design
Cominciamo col dire che il nuovo Moto Z Play è prima di ogni cosa un dispositivo bello, anzi bellissimo. Il telefono non tradisce affatto i canoni stilistici e qualitativi che furono già di Motorola mettendo in mostra un invidiabile silhouette in cui vetro e alluminio si fondono in manera impeccabile.

La cura del particolare raggiunge livelli maniacali, soprattutto sul lato B del telefono, laddove spicca il grosso obiettivo circolare della fotocamera (che include anche il doppio flash led) e soprattutto il connettore a 16 pin che, come vedremo più avanti, funge da attacco per il modulo fotocamera e gli altri "Motomods" abbinabili al telefono.

Prestazioni
Sul piano delle performance di base, il nuovo Moto Z Play può essere annoverato fra gli Android Phone di fascia medio alta. Lo dicono le specifiche tecniche che di fatto posizionano il dispositivo in questa versione “play” un gradino sotto il Moto Z standard per qualità del display, CPU e processore grafico, ma lo confermano anche i principali benchmark di settore, che valutano l’ultimo nato di casa Lenovo a metà strada fra un top di gamma vecchio di un anno e un middle-range aggiornato.

Rispetto al fratello maggiore, però, il nuovo Moto Z Play ha dalla sua un benefit non trascurabile: una batteria con capacità maggiorata del 35%: 3.500 mAh di capacità contro i 2.600 del modello originale. Ne va dello spessore (circa un paio di millimetri in più), ma per chi fa un uso intenso del cellulare il guadagno in termini di autonomia non è trascurabile.

Le performance fotografiche (con il modulo Hasselblad collegato)
Ma veniamo al dunque: come se la cava il Moto Z Play quando lavora in combinazione con la sua appendice fotografica? L’aspetto più interessante dell’esperimento sta senza dubbio nella modalità di collegamento fra il telefono e il modulo sviluppato da Hasselblad. Il sistema di aggancio magnetico è inappuntabile: la fotocamera si unisce al corpo del telefono in modo rapido e indolore, ma soprattutto senza incertezze a livello di tenuta. Basta dare un paio di scossoni decisi all’insieme per apprezzarne la solidità.

Se le calamite distribuite sulla superficie dei due moduli hanno il merito di garantire la solidità dell’insieme, il connettore a 16 pin rappresenta invece il trait d’union che consacra la simbiosi fra i due elementi a livello di comunicazione. Di fatto, una volta combinati, i due pezzi vengono "visti" dall'interfaccia del telefono – anche quella fotografica - come una cosa sola.

Qualche foto di prova
Il controllo della nuova unità “doppia” che viene a realizzarsi (telefono+zoom) è di tipo ibrido: alcune funzionalità (scatto, fuoco, zoom) possono essere condotte sia a touch screen che sul modulo Hasselblad, ma in quest'ultima modalità – va detto – la sintonia non è quella che ci si attenderebbe da un dispositivo che sulla carta dovrebbe competere con una fotocamera “pura”. Ce ne si accorge ad esempio quando si cerca di mettere a fuoco il soggetto pigiando a metà sul tasto otturatore: l’AF non è sempre veloce ed affidabile, soprattutto quando si lavora con la focale allungata.

In termini di risultati, ciò che ci ha convinto maggiormente è la possibilità di avvicinarsi in modo significativo ad oggetti altrimenti non raggiungibili. Lo zoom 10x del modulo Hasselblad è più che sufficiente per cogliere in primissimo piano oggetti collocati a distanza di due tre metri da noi.

Questa è l’etichetta di una bottiglia d’aranciata fotografata a tre metri di distanza dallo Z Play.

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Del modulo Hasselblad ci piace sottolineare anche l’efficacia del flash allo Xenon, decisamente più potente e raffinato di quello presente incorporato sulla fotocamera del telefono.

A convincere meno è invece la qualità degli scatti in condizioni di scarsa luminosità. Il sensore utilizzato da Hasselblad, un’unità da 12 megapixel (1,55 micron la dimensione del pixel ) con apertura variabile da f 3.5 a f 6.5, non ci è parso sufficientemente attrezzato per fare le veci di una fotocamera. I nodi saltano al pettine soprattutto spingendo sulla focale: a zoom aperto la grana si fa abbastanza evidente e - rimanendo in modalità automatica - anche la stabilizzazione diventa più problematica. Meglio, molto meglio passare in modalità manuale così da gestire a piacimento tempi di esposizione e ISO.

 

Conclusioni

La buona e vecchia (e ingombrante) fotocamera per il momento è salva. Per quanto affidabile e smart, il sistema combinato proposto da Lenovo in collaborazione con Hasselblad non è ancora così efficace da mandare in prepensionamento tutte le varie soluzioni “pure” presenti sul mercato fotografico.

La strada però, è quella giusta: il Moto Z Play con Hasselblad True Zoom è la dimostrazione vivente che si può creare una sinergia interessante fra due mondi che fino ad oggi si sono parlati poco e in ogni caso sempre passando da standard di comunicazione senza fili. Se le due società avranno la volontà e la forza (anche economica) di lavorare su tutti quei particolari ancora da sgrezzarei (interfaccia software, messa a fuoco, prestazioni agli alti ISO) potremo davvero vederne (e scattarne) delle belle. 

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