iPhone 6S
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iPhone 6S: come funziona 3D Touch (e perché è così innovativo)

Il display del nuovo Melafonino percepisce non solo il tocco ma anche la pressione delle dita. Rivoluzionando l'interazione con le applicazioni

Per chi, come il sottoscritto, si occupa di tecnologia da ormai qualche anno, il multitouch resta una delle innovazioni più stupefacenti mai apparse sul Pianeta Terra dall’inizio del nuovo millennio. La tecnologia del “tocco multiplo”, quasi inutile ricordarlo, è ciò che ha permesso ad Apple di realizzare un telefono diverso dagli altri (l’iPhone) e di aprire la strada alla nascita di un nuovo genere di consumo capace di cambiarci la vita, lo smartphone.

Va da sé che il vantaggio competitivo di Apple su questo fronte sia oggi meno marcato di un tempo. Prendete un qualsiasi telefonino intelligente di ultima generazione, anche di basso prezzo, e vi accorgerete di come risponda (bene) ai comandi impartiti dalle nostre dita: tap, swipe, scroll, zoom, ormai non c’è più alcun grado di separazione fra i nostri polpastrelli e l’intelligenza artificiale; il vetro del display è solo un sottile linea di demarcazione fra i nostri desiderata e l’azione eseguita dal dispositivo.

E insomma, sarà forse per questo che negli ultimi mesi Apple ha lavorato sodo per estrarre il coniglio dal cilindro, per trovare un nuovo fattore differenziante capace di rimettere distanza fra sé e la concorrenza. Quel qualcosa è stato mostrato martedì a San Francisco e risponde al nome di 3D Touch: si tratta, a dire il vero, di una riformulazione di una tecnologia già vista di recente su altri gadget della Mela - il Force Touch - ma considerato il peso specifico dell’iPhone nel catalogo Apple (e sul suo fatturato) l’annuncio assume oggi tutto un altro sapore.

 

96 sensori che rilevano la pressione sullo schermo
Di cosa stiamo parlando? Tecnicamente siamo di fronte a un nuovo sistema di interazione tattile: Apple ha modificato la struttura del suo touch screen inserendo 96 nuovi sensori di movimento; in grado di rilevare non solo il tocco delle dita, ma anche la pressione. Il risultato è un telefono che offre una duplice meccanismo d’azione: un tocco normale sullo schermo per attivare le funzioni standard, uno più deciso per aprire menu, scorciatoie e altre opzioni. Ricorda qualcosa? Sì, il principio del pulsante destro del mouse.

Peek o pop? Questo è il dilemma
Ma cosa è possibile fare, in concreto, con il 3D Touch? Apple parla di due specifiche declinazioni del sistema: da un lato c’è la possibilità di dare un’occhiata rapida a un contenuto senza bisogno di doverlo aprire (peek), dall’altro l’accesso completo allo stesso (pop). Scrollando la casella di posta elettronica, ad esempio, è possibile premere leggermente su un messaggio per avere un’anteprima (il contenuto dell’email comparirà in una nuova finestra, sovrapposta all’elenco dei messaggi), oppure aprirlo completamente operando con una pressione più forte sul vetro.

L'iPhone 6S è solo l'inizio
Quella che sulle prime potrebbe sembrare la solita opzione smart per utenti un po’ smanettoni, è in realtà una novità destinata a cambiare non poco il nostro rapporto con la tecnologia. Resto sul generico perché, statene certi, Apple non sarà la sola a portare il concetto di pressione sui propri dispositivi, e qualcuno a dire il vero si è già mosso. Va da sé che come tutte le grandi innovazioni, anche 3D Touch avrà bisogno di un po’ di tempo per essere recepita appieno; non solo dagli utenti, ma anche dagli sviluppatori, cui spetta ora il compito di trasformare 3D Touch in killer application, app di nuova generazione capaci di offrire un’esperienza più ricca e coinvolgente. La strada, insomma, pare già segnata. Gli smartphone del futuro avranno di sicuro una terza dimensione del touch, probabilmente una marcia in più.

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