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iPad Air, una questione di peso

Per realizzare un iPad sottile e leggerissimo come Air, Apple ha messo in gioco tutte le proprie capacità tecnologiche. Ma quanti utenti sentivano il bisogno di un iPad ultraleggero?

iPad Air spessore

– Credits: Justin Sullivan @ Getty Images

Inutile girarci intorno: l’annuncio nel nuovo iPad nella cornice dell’evento Apple di ieri ha spiazzato un po’ tutti. E non tanto perché Cupertino ha ufficialmente dichiarato guerra alla concorrenza sfoderando una tattica di marketing insolitamente acuta (MacBook Pro a 200 dollari in meno, iLife e iWork in download gratuito per i nuovi acquirenti, etc...). No, se ieri una buona parte del mondo tecnologico è rimasta a bocca aperta è per via del nuovo iPad, al secolo iPad Air: un concentrato di eccellenza tecnologica in 450 grammi di peso.

Potente, sottile, leggero, veloce e ultraperformante, Apple non ha esistato a presentare il suo nuovo tablet come qualcosa di unico, forse il primo vero cambiamento strutturale dai tempi del primo iPad. Ma come abbiamo detto, l’annuncio di questa nuova tavoletta ha spiazzato tutti, il che significa che quasi nessuno si aspettava un iPad Air. È questo già è qualcosa su cui riflettere.

Quando nel 2008, durante il MacWorld Expo di gennaio, Steve Jobs estrasse da una busta postale un laptop ultraleggero dal nome MacBook Air, raccolse una schiera di sguardi sbalorditi, seguiti a stretto giro da uno scroscio di applausi entusiasti. Il concetto di computer portatile ultraleggero non era solo impressionante: era vincente. In platea sedevano decine di professionisti del giornalismo tecnologico che con i laptop ci convivevano da una vita, persone con le scapole incavate dal peso dei loro portatili ai limiti della portabilità, e la prospettiva di poter trasportare il proprio strumento di lavoro come fosse una cartellina per documenti, risultava istintivamente elettrizzante.

Torniamo all’evento di ieri. Tim Cook estrae dal cilindro un iPad ultraleggero chiamato Air e automaticamente rastrella applausi convinti. Passata la notte, però, evaporata l’ebbrezza indotta da un nome e una mossa sicuramente d’effetto, sul tavolo si è raggrumata una domanda molto semplice: quanto bisogno sentiva l’utente medio Apple, di un iPad ultraleggero? Dopotutto, l’iPad – nella sua versione base – è tutto fuorché un dispositivo tascabile, è uno di quegli aggeggi che tieni in borsa, incapsulato in una cover protettiva, e che quando lo tiri fuori tieni stretto al petto, come una preziosa coperta di Linus che non puoi permetterti di perdere. Molta gente lo utilizza principalmente in casa, lo condivide con i famigliari, lo porta a letto e lo sfrutta come surrogato del buon vecchio libro cartaceo. In tutte queste situazioni il peso è un impedimento trascurabile, di certo non un motivo per rinunciare all’utilizzo (o all’acquisto del dispositivo).

Direte voi: ma ci sono persone che l’iPad lo portano ovunque, lo utilizzano al posto del portatile, perché devono incurvarsi sotto il peso di una tavoletta? Nulla da eccepire, se non che Apple ha già un dispositivo cucito su misura per questo tipo di utenza: si chiama iPad Mini, è molto più maneggevole del fratello maggiore e ora ha pure lo stesso Retina Display. Curiosamente, però, il nuovo iPad mini pesa più del suo predecessore, arrivando a 331 grammi, il che crea alcune perplessità sul tipo di utente a cui Apple immagina di destinare questi due dispositivi.

Ad ogni modo, non è da escludere che la silohuette snella di iPad Air convincerà nuovi utenti ad acquistare il tablet di Cupertino, soprattutto considerando che al momento, in termini di peso, la concorrenza è ancora indietro (il Surface Pro 2, ad esempio, pesa praticamente il doppio ).

Ieri Tim Cook si è battuto il petto annunciando che l’81% degli utenti tablet possiede un iPad. Tuttavia, gli ultimi dati rivelano una significativa contrazione delle vendite di tavolette Apple (meno 5 milioni da un quadrimestre all’altro). Basterà la cura dimagrante made in Cupertino a riportare la situazione in pari?

 
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