Smartphone & Tablet

Intel: la partita sul ‘mobile’ comincia ora

Con l’annuncio dei nuovi processori Atom la società di Santa Clara è certa di poter dire la sua anche nel settore dei tablet e smartphone. L’intervista a Carmine Stragapede, Direttore Mercato Enterprise Intel Sud Europa

– Credits: EPA/JAGADEESH NV

Nel mondo dei PC e dei portatili è il campione imbattuto. Ma in quello dei dispositivi mobili, almeno finora, è stato solo un timido sfidante. Le due facce di Intel: una società con un market-share di circa l’80% per ciò che riguarda la vendita di microprocessori nel mercato dei PC (desktop) e dell’87% in quello dei laptop, ma la cui penetrazione crolla incredibilmente al di sotto dell’1% quando si parla di smartphone e tablet.

La domanda nasce spontanea: cos’ha impedito alla società di Santa Clara di recitare finora un ruolo da protagonista anche nel settore della mobilità? Ma soprattutto quali sono i piani per il futuro alla luce dei nuovi annunci (Haswell e Atom) di queste ultime settimane? Ce lo spiega, in questa intervista, Carmine Stragapede, Direttore Mercato Enterprise Intel Sud Europa.

Partiamo dai dati, quindi. Intel, il colosso dei SoC per il mondo PC, diventa piccolo piccolo quando si parla di smartphone e tablet. Perché?
Perché è un settore in cui servono tecnologie diverse che fino a qualche tempo fa non avevamo. In queste condizioni non puoi essere un player di riferimento. Dopo gli ultimi annunci del Computex, però, possiamo dire di avere finalmente fra le mani prodotti che eguagliano, se non superano, le prestazioni degli attuali riferimenti di mercato.

Si riferisce ai nuovi processori Intel Atom?
Sì. Possiamo dire aver colmato quel gap sul mondo smartphone e tablet che finora ci aveva condizionato. Ma la strada evolutiva e la pressione per reinventare dispositivi e computer portatili è ancora tutta da percorrere.

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Non potreste accontentarvi di fare processori per PC e notebook dove di fatto siete i dominatori incontrastati?
Il PC continua ad avere un valore importante ma non possiamo ignorare l’esistenza dei nuovi dispositivi. La nostra è una strategia molto chiara, che si sviluppa sul lungo periodo, come una maratona. Intel non ha opzioni: deve diventare un riferimento del mercato dell’ultramobility, il mercato sta cambiando e noi ci stiamo adeguando.

In che senso sta cambiando?
Da una parte ci sono aziende che offrono dei servizi di calcolo, connettività e applicazioni, dall’altra ci sono utenti che vogliono usare tutte queste risorse in mobilità. Vogliamo partire dalle potenzialità delle tecnologie su cui girano i PC di oggi e portare la stessa architettura di base, la Intel X86, sui nuovi dispositivi. Abbiamo capito che il mercato sta cambiando ma vogliamo fare in modo che le stesse prestazioni, gli stessi programmi, gli stessi standard che vengono utilizzati sul PC possano essere utilizzati su qualsiasi dispositivo mobile.

Qualcuno sostiene pure che il PC sia morto…
Il PC non è morto, lo stiamo solo reinventando. E la quarta generazione di CPU Core – nome in codice Haswell – ne è la prova. Con una dissipazione ridotta a soli 6 Watt siamo in grado di garantire elevate prestazioni computazionali, grafica e connettività, incrementando la durata delle batteria del 50%.

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Quanto è difficile fare microprocessori nel 2013?
Si tratta di un’attività estremamente complessa che deve necessariamente fondarsi su grandi economie di scala. E che impone notevoli sforzi anche sul piano delll’innovazione. La nostra forza è che possiamo presentarci come gli unici player del Pianeta con un ciclo integrato di progettazione e produzione. E la nostra logica, come detto, è quella di sfruttare un’architettura standard che sappia però adattarsi alle richieste dei diversi OEM. Ciò è possibile solo integrando all’interno del chip la maggior quantità di feature che rispondano alle esigenze più specifiche: ogni produttore deve poter trovare il modo di ottimizzare al meglio il suo prodotto.

I vostri competitor sostengono di essere più bravi semplicemente perchè la loro storia inizia con quella dei dispositivi mobili. Cosa risponde?
Dico solo che tutto ciò era valido finché i telefoni facevano i telefoni. Fino ad allora era giusto che chi faceva componenti per i telefoni fosse specializzato solo in quell’ambito. Ma il mondo è cambiato. Oggi gli smartphone permettono di fare streaming, di navigare sul Web, di giocare e caricare contenuti multimediali e forse - in fondo - servono anche per telefonare. Se pensiamo a dove sta andando il mondo e da dove arriva Intel capiamo qual è la strategia vincente.

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Come se lo immagina lo smartphone del futuro?
Senza andare troppo in là nel tempo direi che sarà un dispositivo sempre più vicino all’esperienza d’uso degli utenti. Per questo motivo abbiamo investito più di 100 milioni di dollari nel cosiddetto "perceptual computing", il calcolo percettivo: siamo convinti che la caratteristica che migliorerà l’esperienza utente, al di là delle prestazioni, sarà il software che saremo in grado di immergere all’interno delle CPU.

Per fare cosa ad esempio?
Per l’autenticazione, ad esempio, ma anche per il text-to-speech e lo speech-to-text, piuttosto che per il riconoscimento facciale. La tecnologia non deve essere così visibile all’occhio dell’utente finale; tutto gira intorno all’esperienza d’uso. Chi saprà soddisfare questo bisogno, soprattutto sul piano qualitativo, vincerà.

 
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