HTC A9
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HTC One A9, la recensione

Esteticamente è un clone dell'iPhone 6. Sotto il vestito, però, batte un cuore Android aggiornato allo stato dell'arte

Il fenomeno iPhone - non lo scopriamo certo oggi - sta condizionando le strategie di tutti i produttori tecnologici. Dinnanzi alle poderose vendite del Melafonino, la reazione è duplice: c’è chi affronta la sfida di petto, sfornando prodotti alternativi e coraggiosi (a volte anche troppo), e chi invece preferisce optare per una via più comoda, quella dell’imitazione.

A questo proposito ha fatto e farà ancora discutere la scelta di HTC di uscire con un telefono - il nuovo One A9 - che forse, anzi sicuramente, è la più spudorata copia dell’iPhone che sia mai stata realizzata da un produttore di prima fascia. Non si potrebbe definire altrimenti un prodotto che, se non fosse per alcuni piccoli ma non trascurabili dettagli (il tasto home, ad esempio, o il logo HTC stampigliato in bella vista sul retro), ingannerebbe anche il più consumato fra i fan della Mela.

Ci hanno insegnato, però, che l'abito non fa il monaco, e anche in questo caso bisogna riconoscere che l’aspetto esteriore racconta solo una parte della storia. Sì perché sotto il vestito l’HTC One A9 ci mostra qualcosa di più originale: l’ultimissima versione di Android, tanto per cominciare. Il risultato è una specie di ibrido con il corpo di Apple e l’anima di Google, e che con i suoi 649 euro si colloca proprio a metà strada fra l’iPhone e i nuovi modelli Nexus (5x e 6C).

In questa recensione cercheremo di capire se la proposta è complessivamente competitiva o se dobbiamo invece catalogarla fra i vari tentativi di imitazione destinati a finire nel dimenticatoio.

 

Sembra l’iPhone 6 ma è più leggero ( e meno scivoloso)
Detto già delle evidenti analogie con l’iPhone 6, è doveroso spendere almeno due parole su tutti gli altri dettagli estetici del telefono. Il nuovo HTC One A9 è di fatto uno dei dispositivi più compatti del mercato e non tanto per ragioni di diagonale (in fin dei conti 5 pollici sono una misura canonica per il genere). No, a (non) farsi sentire sono soprattutto lo spessore (7,3 millimetri) e il peso (143 grammi) del dispositivo, decisamente sotto la media. Encomiabile il lavoro fatto da HTC sui materiali: la struttura in alluminio monoscocca, oltre a essere egregiamente lavorata, è anche piuttosto comoda al tatto. L’effetto saponetta tipico di tanti cellulari di fascia alta, insomma, qui non c’è.

Finalmente il lettore di impronte digitali
Fra tutti i componenti della dotazione hardware ne segnaliamo soprattutto due: il display Amoled Full HD e il lettore di impronte digitali. Se il primo si fa apprezzare per pulizia e qualità dei colori (non c'è quella fastidiosa tendenza - tipica dei display organici - a saturare troppo i colori), il lettore di impronte digitali è invece la vera sorpresa (in positivo) del telefono: alla sua prima prova sui "solchi", HTC non fallisce. Sarà per la buona base messa a disposizione da Android 6.0, o per l’implementazione fatta a Taiwan, fatto sta che il sistema si rivela facile da configurare e tutto sommato efficiente sul riconoscimento del polpastrello. Non siamo ancora ai livelli del Touch ID di iPhone, ma siamo sulla buona strada.

HTC One A9

– Credits: Roberto Catania

Per quanto riguarda il resto della dotazione segnaliamo la presenza di un processore Qualcomm Snapdragon 617 con 3 giga di RAM , quanto basta per garantire la giusta "motricità" a un telefono che, sulla carta, dovrebbe finire nella mani di un'utenza più attenta alle questioni di stile che alle evoluzioni (piro)tecniche. 

Comunque. I benchmark più gettonati, ad esempio AnTuTu, posizionano l’HTC One A9 ben al di sotto del precedente M9 e qualche posizione più in basso rispetto al Nexus 6 e l’LG G4, ma si tratta di valori decisamente teorici. Nella realtà dei fatti, come avremo modo di spiegarvi, l’ultimogenito di HTC sembra essere ben attrezzato per fare fronte alle fatiche che si richiedono a un dispositivo di questo livello.

HTC One A9 Benchmark 2

Sotto il cofano batte Android 6.0
HTC si dimostra ancora una volta a suo agio quando si tratta di metabolizzare Android. Anche quando, come in questo caso, c'è di mezzo una versione praticamente inedita del sistema operativo, Marsmallow, utilizzata in pratica solo da Google sui “suoi” smartphone Nexus (5C e 6X).

Dopo aver utilizzato l’A9 per un paio di settimane, ci sentiamo di promuove l'esperienza software nella sua globalità: l’unico difetto riscontrato è una (comprensibile) perdita di brillantezza (del display, ma non solo) in modalità risparmio energetico e una certa pigriza del sensore di luminosità a reagire ai cambiamenti di luce.

Per il resto il nuovo smartphone di HTC ci è sembrato sempre all’altezza della situzione, mediamente fluido, senza impuntature. Giova sicuramente a questo proposito la decisione di non sovraccaricare troppo l’interfaccia utente (Sense) con applicazioni ridondanti. Un dispositivo Android, sembra volerci dire HTC in questa occasione, può funzionare benissimo anche con un solo browser, un solo lettore multimediale, un solo client di posta. Sopravvivono invece HTC Zoe e l’applicazione per i temi custom, fra i migliori add on sviluppati dalla casa negli ultimi anni, oltre alla tastiera proprietaria (questa invece piuttosto discutibile, soprattutto se raffrontata a quella di Google) e News Republic, l’applicazione che sostituisce l’aggregatore Blinkfeed.

Sicuramente più difficile da digerire la decisione di HTC di cassare il sistema BoomSound: la proverbiale potenza audio HTC è stata qui sacrificata in ragione del Dio spessore (ebbene sì, gli altoparlanti prestanti occupano spazio). La buona notizia è che la tecnologia è stata preservata in modalità auricolare. Insomma con le cuffie attaccate il One A9 suona ancora che è una bellezza.

La fotocamera non ha paura del buio (ma sul colore si può migliorare)
La sezione foto/video è stata la vera buccia di banana su cui sono scivolati gli ultimi due HTC (il One M9 e soprattutto il One M8). Da qui la decisione della società taiwanese di rivoluzionare nuovamente il corredo fotografico. Nessun colpo di testa, intendiamoci. L’Ultra Pixel è un lontano ricordo, questa volta si punta al sodo, che significa un sensore con una risoluzione media (13 megapixel, quasi quanto l’iPhone) e un set di funzionalità software al passo coi tempi: la moviola, il timelaps e lo scatto manuale - gisuto per fare qualche esempio - ci sono anche qui, solo che si chiamano in un altro modo (Rallenty, HyperLaps e Pro).

 

Riguardo alla qualità delle foto e dei video, il risultato ci sembra un passo avanti rispetto agli ultimi esperimenti ma non ancora ai livelli dei migliori cameraphone sul mercato. Il problema non sembra essere più lo scatto in condizioni di scarsa luminosità (tutt'altro!), quanto invece la fedeltà dei colori. Il nuovo HTC One A9, come del resto il suo predecessore (M9), manca un po' di incisività. Questo confronto vis-a-vis con l’iPhone 6S Plus su un ritaglio spinto di una bottiglia immortalata in condiuzioni di luce molto bassa chiarisce meglio il concetto: il One A9 non sembra risentire pesantemente del rumore (i caratteri dell’etichetta si leggono meglio dello smartphone di Apple) ma la tendenza a virare verso il giallo è piuttosto marcata.

Poca batteria (ma quanto basta per arrivare a sera)
C’è un altro aspetto, design a parte, che accomuna questo HTC One A9 all’iPhone 6/6S, ed è la batteria. Come Apple anche HTC punta su un’unità integrata non particolarmente esuberante (2150 mAh la capacità dichiarata), e il motivo è da ricercare anche in questo caso nella volontà di ridurre al minimo gli ingombri.

Nonostante le scarse riserve energetiche, tuttavia, il One A9 riesce a portare a termine quella che a onor del vero è la vera missione di ogni smartphone che si rispetti: la chiusura della giornata. Nessun trucco nessun inganno, solo un processore che fa onestamente il suo lavoro e soprattutto un sistema operativo che include fra le sue funzioni anche una funzionalità di gestione intelligente delle risorse (Doze) che capisce quando far lavoare il telefono in background e quando invece lasciarlo a riposo.

A favore del nuovo smartphone di HTC gioca anche la compatibilità con la nuova progenie di Quick Charger Qualcomm (i caricatori che permettono di riportare la batteria a quasi il 60% in mezz’ora). Il problema è che il turbo-caricatore non è incluso nella confezione; chi lo vuole deve comprarlo a parte, a un prezzo di una ventina di euro.

Conclusioni
Se l’originalità non è nella lista delle vostre priorità, HTC One A9 può essere una buona alternativa a tutti i vari smartphone di fascia medio-alta. Per almeno tre buoni motivi: è leggero e ben costruito, ha una dotazione abbastanza completa (display e lettore di impronte digitali sono le due ciliegine sulla torta) ma soprattutto arriva già motorizzato con l’ultima versione di Android, Marshmallow. Ciò significa che per almeno un anno potrete sostanzialmente disinteressarvi degli aggiornamenti software dal momento che il telefono è già allo stato dell’arte.

Tuttavia il prezzo suggerito da HTC in Europa e dunque anche in Italia (649 euro per la versione base) sembra francamente eccessivo, soprattutto se raffrontato ai due freschissimi cellulari Nexus (529 euro il 5X e 699 euro il 6P). Discutibile, sempre a questo riguardo, la scelta di offrire il turbo-caricatore come accessorio a pagamento.

Si dirà che nel mondo Android si fa presto a vedere uno smartphone scendere di prezzo, ma se bisogna attendere tanto vale allora aspettare l’uscita dell’erede del One M9 (M10?), uno smartphone che da quel che si mormora potrebbe avere un pedigree ben più nobile.

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