da Londra

Vietato nascondersi. A quasi un anno dal debutto sul mercato europeo, Honor non può essere più considerato uno dei tanti outsider del mondo Android. L’ottima accoglienza ricevuta dagli smartphone annunciati nel 2014 e nel 2015 (per un totale stimato di 60 milioni di pezzi), hanno tolto qualsiasi dubbio sulle potenzialità del brand creato da Huawei per fare breccia fra i cosiddetti nativi digitali, gli utenti nati e cresciuti a pane e Internet.

Ecco allora che l’arrivo in Europa (e in Italia) del nuovo top di gamma della casa, l'Honor 7, diventa quasi il momento della verità, la prova del nove - o del sette, se preferite - che ci dirà di più sul ruolo di Huawei come ammazza-grandi, anche in questa sua seconda identità “segreta”.

In Cina è già un caso di successo
Le premesse per dare fastidio all’iPhone e a tutti i vari flagship Android ci sono tutte. Honor 7 è infatti quel genere di dispositivo potente e ben rifinito che oggi va per la maggiore, soprattutto nella parte alta del mercato. Solo che qui il prezzo è praticamente dimezzato: 349 euro il cartellino, con la possibilità di ricevere altri 50 euro di sconto effettuando l’acquisto entro il 31 agosto su vMall, il nuovo sito di eCommerce che da oggi raduna i dispositivi, gli accessori e le promozioni della premiata ditta Huawei-Honor.

In Cina, ha voluto sottolineare George Zhao, presidente di Honor, il telefono ha stracciato tutti i record di lancio con 2 milioni di prenotazioni in 12 ore, e 200mila unità vendute in 2 minuti. Se il buongiorno si vede dal mattino, insomma, c’è ragione di credere che Apple, Samsung, Microsoft e tutti gli altri big del settore possano perdere qualche punto percentuale sulla strada che porta a Shentzen.

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George Zhao, presidente di Honor – Credits: Roberto Catania

Vestito per le grandi occasioni
Essendo un prodotto pensato per tutti quegli utenti che vivono e si informano in rete, Honor 7 è stato costruito sulla base di tutte quelle piccole e grandi sciccherie che rappresentano lo stato dell’arte della telefonia intelligente.

Detto delle cure riservate al design (corpo in metallo con un rivestimento in materiale cercamico e lente della fotocamera posteriore in vetro zaffiro anti-graffio), meritano una sottolineatura il display Full HD da 5,2 pollici, il processore Kirin octa-core da 2.2 GHz (qui supportato da ben 3 gigabyte di RAM), lo slot per l’inserimento di un’espansione di memoria (utilizzabile in alternativa per una seconda nano-SIM), il sistema Smart Contro per usare il telefono come telecomando della tv (o di altri apparecchi con controllo a infrarossi) e il lettore di impronte digitali, situato sul dorso del telefono proprio al di sotto dell’obiettivo principale

Ma la vera novità la si scopre sul fianco del terminale, proprio al di sotto dell’alloggiamento della SIM principale, laddove scopriamo un inedito tasto fisico (Smart Key) che può essere utilizzato per creare scorciatoie personalizzate: basta associare tre azioni (o applicazioni) ad altrettante modalità di tocco (singolo, doppio e pressione prolungata) per evitare di addentrarsi in menu e sottomenu virtuali. Sembra l’uovo di Colombo ma nessuno ci aveva pensato prima.

Honor 7

– Credits: Roberto Catania

Più risoluzione per le fotocamera
Nessuna rivoluzione, invece, sul fronte fotografico. L’esperimento della doppia fotografica visto sull’Honor 6 Plus non è stato replicato, in compenso crescono i megapixel sia dietro (20) che davanti (8), e arriva un sistema di messa a fuoco a rilevamento di fase utile soprattutto in fase di ripresa video. Il tutto condito dagli immancabili filtri alla Instagram, fra i quali vale la pena sottolineare quello per enfatizzare i colori delle foto gastronomiche.

Pressoché invariata anche la capacità della batteria (da 3100 mAh), con in più la possibilità di acquistare (separatamente) un caricabatteria per la ricarica rapida e un cavetto per il cosiddetto reverse charging, utile se avete voglia (e tacche) di donare qualcuna un po’ della vostra riserva energetica agli amici rimasti a secco.

Honor 7

– Credits: Honor

Dal software tante funzionalità esclusive
Doveroso chiudere con un cenno alla parte software di Honor 7, che come tutti i dispositivi powered by Huawei si basa su una rivisitazione di Android (qui nella versione 5.0) attraverso la ricetta della cosiddetta Emotional User Interface (Emui 3.1).

Tanti gli effetti speciali nascosti fra le pieghe delle impostazioni: è possibile ad esempio utilizzare rimpicciolire e abbassare ciò che viene mostrato dallo con una semplice strisciata sui tasti multifunzione di Android, utilizzare le nocche per realizzare uno screenshot o ritagliare una fotografia e chiamare il telefono come fosse un familiare per rintracciarlo fisicamente (Voice Wake Up).

I più attenti osserveranno che molte di queste funzioni sono state ricalcate dal Huawei P8, lo smartphone ammiraglia presentato dalla casa cinese lo scorso mese di Aprile. Che però costa di listino 50 euro in più. Nessuna competizione interna, intendiamoci. Honor è per Huawei quello che Skoda è per il gruppo Volkswagen, un brand costruito con molti componenti simili ma collocato leggermente più in basso. Il mercato si conquista anche così, coprendo tutti i buchi di una domanda che ormai ha le idee ben chiare su come e quanto spendere i suoi soldi.

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