Tony Fadell
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Google Glass, l’ultima speranza si chiama Tony Fadell

Per resuscitare gli occhiali di Google, l'ex Apple dovrà trovare il modo di renderli appetibili all'utenza. O di reinventarli completamente

Può anche darsi, come abbiamo scritto in passato, che Tony Fadell sia il Re Mida del panorama hi-tech, ma questa volta il compito che gli è stato affidato potrebbe essere troppo difficile persino per lui. Dopo aver battezzato un prodotto rivoluzionario come l'iPod, dopo essersi affrancato da Apple creando Nest, dopo aver varato una startup ambiziosa come Keyssa, ora Fadell si trova a dover affrontare la sfida più dura della propria carriera: impedire ai Google Glass di naufragare nel dimenticatoio.

In queste ore, sulla pagina Google+ dedicata ai Glass, è apparso un messaggio con cui Big G annuncia la chiusura del Glass Explorer Program e l’uscita definitiva del progetto Glass dall’hub di ricerca e sviluppo Google X. In parole povere, questo significa che mentre i detrattori (sempre più numerosi, a dirla tutta) fanno gara a preconizzare la data del funerale degli smart-occhiali, Google rilancia e dedica al progetto un’intera divisione sotto la responsabilità di Tony Fadell.

Nel farlo, non rinuncia al tono sornione tipico di Mountain View (“Difficile credere che Glass è cominciato come poco più di una maschera da sub attaccata a un laptop.”), che però in questa occasione prende una sfumatura ridicola dal momento che negli ultimi mesi attorno al progetto Glass si raccolgono più dubbi che entusiasmo.

Perché i futuri Glass 2.0 non siano semplicemente la nuova iterazione di un prodotto poco convincente ma il prodotto di un decisivo cambio di rotta, Fadell ha bisogno di cavare dal cilindro una soluzione che, oltre a essere esteticamente convincente e funzionale, induca i potenziali acquirenti a superare le diffidenze e i timori legati alla privacy e all’accettabilità sociale di un dispositivo indossabile di questo tipo.

Per fortuna, mentre Google si batte il petto, Fadell sembra avere i piedi ancorati a terra: “I primi risultati ottenuti da Glass hanno solcato un nuovo terreno e ci hanno consentito di imparare cosa sia importante sia per i consumatori che per le imprese”, ha dichiarato in queste ore.

La cosa più probabile, è che Google abbia scelto Fadell non tanto in quanto Re Mida capace di risolvere qualunque situazione, ma in quanto ideatore di Nest, che più che uno smart-termostato è un embrione di sistema domotico che vuole rivoluzionare il concetto stesso di casa intelligente. Sebbene Fadell abbia in passato dichiarato di non avere particolare interesse nell’internet delle cose, è possibile che Glass, nei piani di Google, sia destinato a diventare un tassello fondamentale dell’ecosistema hardware a cui Mountain View sta lavorando da tempo.

Secondo alcuni, come Lance Ulanoff, il compito di Fadell sarà quello di integrare Glass con Nest e Dropcam (recentemente acquisito da Google), per sviluppare un concorrente di Amazon Echo, un assistente virtuale per la casa che sia qualcosa di più di un orpello multiuso indossabile.

Quello che è chiaro, tuttavia, è che per poter sopravvivere alla buriana, Google ha bisogno di rendere i Glass più appetibili per l’utenza, e per questa missione, in effetti, non c’è persona più indicata di Tony Fadell.

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