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GlassUp, la risposta italiana a Google Glass fa tremare Mountain View

Costano la metà, creano meno problemi di visualizzazione e hanno una durata di carica superiore. Al momento il rivale più pericoloso di Google Glass è una startup di Venezia che ha progettato un paio di occhiali per aumentare la realtà che ci circonda senza creare mal di testa

GlassUp

– Credits: GlassUp

Preparatevi, dopo la guerra dei brevetti, la guerra delle mappe e l'ancora acerba guerra degli smartwatch, il palcoscenico hi-tech è pronto anche per la guerra degli smart-occhiali. Mentre ci aspettavamo che l’hype generato dagli onnipresenti occhiali di Google avrebbe generato una rutilante schiera di competitor, a quanto pare la minaccia numero uno per Google Glass non è un semplice emule, bensì una startup che esiste da ben prima che gli occhiali di Big G diventassero un fenomeno di costume: una startup italiana.

GlassUp è l’interessante progetto di un gruppo di ricercatori e imprenditori italiani capitanato da Francesco Giartosio , che annovera nel team di sviluppo due nomi di punta come Gianluigi Tregnaghi (esperto di tecnologie ottiche, in passato ha lavorato a elmetti d’avanguardia per l’aeronautica) e Andrea Tellatin (che ha lavorato a I’m Watch). Due anni fa, Giartosio e soci hanno cominciato a lavorare al progetto GlassUp, con l’obiettivo di sviluppare un dispositivo indossabile che permetta alle persone di interagire con il proprio smartphone (e con il mondo esterno) con la maggior naturalezza possibile.

Il lavoro era già a buon punto quando è arrivata la doccia fredda. Qualcuno stava per lanciare sul mercato un prodotto simile. E non un competitor qualsiasi: Google.

“Quando abbiamo saputo che Google era in procinto di lanciare sul mercato qualcosa di similespiega Giartosio “Abbiamo deciso di continuare per la nostra strada, con l’obiettivo di raggiungere il pubblico in anticipo, alla metà del prezzo, con un prodotto che davvero assomigli a un normale paio di occhiali e che non ti obblighi a guardare di lato per leggere i messaggi.

Non è un caso che Giartosio ponga l’accento su quest’ultimo aspetto, la prima cosa che salta all’occhio dal video di presentazione del progetto GlassUp è la scelta di implementare un’interfaccia monocromatica, posizionando le informazioni grosso modo al centro della visuale. Invece di avere un piccolo display posizionato a un angolo di una lente, GlassUp presenta informazioni in sovraimpressione più verso il centro della visuale, si tratta di elementi testuali e grafici talmente essenziali da non creare intralcio, un po’ come i sottotitoli di un film in lingua originale.

Si tratta di una differenza sostanziale con Google Glass, ma non è l’unica. Dal punto di vista dell’hardware, GlassUp ha preferito un approccio votato alla semplicità di utilizzo, gli occhiali sono costituiti solo da un paio di lenti, una montatura, un sistema ottico che proietta le informazioni testuali sulle lenti e di un minuscolo touchpad su un'asticella. Non è prevista alcuna telecamera (tradotto: meno problematiche relative alla privacy), e questo la dice lunga sulle finalità per cui GlassUp è stato progettato: più un sistema per “aumentare” la realtà circostante che un orpello ultra-tecnologico per immortalare immagini e filmati. Tra le altre cose, GlassUp potrà essere utilizzato per avere informazioni in tempo reale su alcuni luoghi di interesse inquadrati dagli occhiali, per tenere a mente una ricetta mentre si cucina, per tradurre istantaneamente una conversazione altrui, e naturalmente, potrà interfacciarsi con altri dispositivi mobile (il tuo smartphone ad esempio) tramite bluetooth, spalancando un orizzonte piuttosto vasto di possibilità.

Rispetto a Google Glass, GlassUp sulla carta presenta una serie di vantaggi che potrebbero rappresentare una seria minaccia per Mountain View. Innanzitutto, avranno un costo molto più contenuto (399 dollari), promettono un’autonomia di carica più elevata (150 ore in standby, 8 ore in attività) e un design più attento alle esigenze estetiche degli utenti (sembrano effettivamente degli occhiali). Non bastasse, GlassUp è attualmente in contatto con alcuni importanti brand per valutare nuovi design più accattivanti.

Alla luce di tutto questo, non stupisce che Google stia correndo ai ripari. A quanto pare , a marzo un portavoce di Google ha preso contatti con Giartosio e soci per convincerli a cambiare nome alla startup e al prodotto, forte del marchio “Glass” registrato nel giugno del 2012. Ma Giartosio non sembra avere alcuna intenzione di cedere: “Sappiamo tutti che la realtà aumentata è destinata a crescere molto nel prossimo futuro; avremo occhiali, giacche, cappelli e altro dotati di AR” scrive il CEO di GlassUp in una emailNon puoi impossessarti di quelle parole. Se sviluppiamo un guanto che invia a un PC i movimenti delle dita (cosa che sta diventando realtà), non possono impedirci di chiamarlo Glove.”

A detta di Giartosio, la prima incarnazione di GlassUp è già pronta per essere sviluppata, mancano solo i fondi necessari all’industrializzazione del prodotto. Per velocizzare i tempi il team ha lanciato una campagna di crowdfunding , ma anche nel caso in cui l’obiettivo non venga raggiunto (150.000 dollari), il team informa che sono stati reperiti fondi addizionali e pertanto chi preordinerà un esemplare potrà essere certo di ricevere i suoi smart-occhiali, una volta usciti dalla fabbrica.

 
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