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Emu, un WhatsApp che si crede Siri

Due sviluppatori hanno lanciato un'app che studia i messaggi di testo e fornisce informazioni contestuali in tempo reale. Un po' come se WhatsApp avesse integrato Siri. L'idea è interessante, ma potrebbe spaventare l'utenza

Emu app

– Credits: Emu

Per poter svolgere bene il suo lavoro, un personal assistant deve conoscere le tue abitudini, i tuoi gusti, i tuoi orari, etc.; questo vale per gli assistenti in carne ossa come per i loro equivalenti virtuali. Per ottenere questo tipo di informazioni il metodo più semplice è monitorare l'attività online degli utenti, ed è quello che fa ogni giorno Google, in deferente silenzio, per calibrare il suo Google Now. Ma c’è chi ha pensato di studiarti utilizzando qualcos’altro: i messaggi di testo.

Stiamo parlando di Emu , una nuova app di lanciata in questi giorni per iPhone e la prima a integrare le funzionalità di messaggistica tipiche di WhatsApp con quelle di personal assistance tipiche di Siri. E non si tratta di un incrocio azzardato, considerando che a crearla sono stati Dave Feldman (ex-membro del design team di Yahoo Messanger) e Gummi Hafsteinsson (che ha precedentemente lavorato a Siri).

Emu funziona così: stai proponendo a un amico di andare al cinema questa sera, Emu passa al microscopio il tuo messaggio, identifica le parole chiave, valuta quale sia il contesto, ottiene i dati di geolocalizzazione dal sensore GPS del tuo telefonino, e ti indica un possibile cinema e la lista di film in programmazione. Mettiamo invece che tu debba uscire a cena con una ragazza, lei ti chiede se conosci un buon ristorante: Emu incrocerà i tuoi dati sensibili e quelli della ragazza e ti consiglierà una serie di opzioni raggiungibili dalle vostre posizioni; se poi uno menzionerà un ristorante in particolare, Emu andrà a recuperare fulmineo i voti e le recensioni degli utenti su Yelp. È inoltre prevista una funzione per inviare automaticamente messaggi di risposta mentre stai guidando (l’app lo capisce leggendo i valori registrati dagli accelerometri del tuo cellulare)

A differenza di altri personal assistant, che funzionano come servizi a sé stanti o come grilli parlanti onnipresenti, Emu ha l’ambizione di manifestarsi nel momento in cui l’utente ha davvero bisogno di ricevere informazioni addizionali. È una soluzione interessante, che però mostra il fianco a una serie di rischi.

Il primo: Emu si presenta come un’app abbastanza invasiva, dal momento che fa perno sui dati sensibili degli utenti per offrire le sue funzionalità distintive. Questo potrebbe allontanare quegli utenti (e sono tanti, considerate il successo di Telegram ) che antepongono la privacy alle funzionalità più luccicanti.

Il secondo: Emu funzionerà a dovere solo quando avrà un parco utenti sufficientemente ampio, ma per ora è disponibile solo per iOS. Non potendosi appoggiare a un ecosistema di servizi (come Google), o a un serbatoio di utenti (Facebook) e clienti (Amazon e Apple) abbastanza nutrito, Emu rischia di rimanere una stimolante promessa.

Infine, il terzo: Emu presto probabilmente farà dei brand e delle inserzioni pubblicitarie il suo strumento di monetizzazione. Non la migliore delle premesse, in un panorama affollato da competitor che offrono funzionalità simili, a un costo (apparentemente) nullo.

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