Smartphone & Tablet

Ecco come e a che tariffe telefoneremo in aereo dal nostro cellulare

Presto le chiamate ad alta quota dallo smartphone non saranno più un'utopia. Con qualche limite, non solo tecnico 

– Credits: SlipStreamJC@Flickr

La Fcc, l’autorità responsabile delle comunicazioni negli Stati Uniti, ha di recente confermato che lascerà alle compagnie aeree la possibilità di decidere se i passeggeri potranno fare telefonate in volo una volta completate le operazioni di decollo e fino a poco prima dell’atterraggio. La Commissione Europea, quasi in contemporanea, ha dato il via libera all’uso degli smartphone a bordo, ma – ha specificato – soltanto in modalità silenziosa. Dunque, per ora, no alle chiamate ma sì agli sms, servizi di messaggistica istantanea e affini. Un primo passo, secondo molti, verso un via libera totale del traffico voce: a Bruxelles, d’altronde, se ne parla già dal 2007.

Al di là dell’opportunità di questi provvedimenti, del rischio caos, della caduta dell’ultima barriera di silenzio (rombo monocorde dei motori a parte), ha senso chiedersi come funzioneranno le telefonate ad alta quota e, soprattutto, quanto costeranno. Se le compagnie, a cui in ogni caso spetta l’ultima parola, sono già pronte per il grande salto oppure dovranno prima mettere in campo significativi investimenti per sdoganare l’eterno chiacchiericcio a bordo. La differenza non è di poco conto.

Partiamo dal fatto che non si sta parlando delle chiamate inoltrate con il telecomando del sistema d’intrattenimento strisciando la carta di credito. Quelle sono una realtà già consolidata e un privilegio per pochissimi molto abbienti. Costano in media da uno a qualche euro al minuto, a seconda del vettore che li propone, e si adattano soprattutto a comunicazioni indifferibili o a chi ha scarsa confidenza con il concetto del risparmio. Qui ci riferiamo alle telefonate, in entrata e in uscita, con il nostro numero e il nostro smartphone.  

In linea teorica il problema è bello grosso. Le antenne che diffondono il segnale a terra non sono fatte per portarlo fin sopra dieci mila metri. Il modo in cui sono state ingegnerizzate non prevede questa eventualità, ma solo quella di massimizzare la copertura per fornire il servizio a un’area "orizzontale" più vasta possibile. Inoltre ad alta quota si viaggia a velocità ben superiori di un’automobile, un treno di ultima generazione o una nave. In conversazioni non brevi, è verosimile un salto da una cella all’altra, con un sensato rischio di assenza di stabilità della chiamata e di continue cadute della linea. Inoltre, diverse testimonianze raccolte sui forum in rete, scritte da utenti che per sbadataggine (o dolo) hanno lasciato il cellulare acceso in volo o hanno disabilitato la modalità aereo durante una lunga e noiosa traversata intercontinentale, riferiscono di non avere mai intercettato il segnale di un qualsiasi operatore.

La soluzione però c’è e ha un nome: le picocelle. Una tecnologia abbastanza datata ma efficace. Viene utilizzata comunemente per amplificare il segnale in piccole aree o nei luoghi chiusi dove c’è scarsa copertura: uffici, centri commerciali, stazioni dei treni, edifici. Potrà essere usata a bordo per catturare un segnale che arriva da terra, sebbene debole e quasi impossibile da afferrare per uno smartphone tradizionale, e diffonderlo all’interno della cabina per dare la possibilità a tutti i passeggeri di fare e ricevere chiamate. Peraltro alcune compagnie già le adoperano a bordo dei loro aeromobili per comunicazioni di servizio, disattivandole quando sorvolano gli Stati Uniti dove sono vietate per il timore di interferenze con la strumentazione di bordo. Non hanno costi proibitivi, dunque potrebbero diffondersi senza troppe difficoltà qualora le conversazioni ad alta quota diventassero la norma e chi non le propone si trovasse svantaggiato rispetto alla concorrenza.

A proposito di costi, con un meccanismo del genere non è difficile ipotizzare le tariffe. Se le picocelle amplificano il segnale di terra, si potrebbe riuscire a parlare con le condizioni del nostro operatore di riferimento. Dunque con il piano tradizionale se si sta sorvolando il proprio Paese, usufruendo dei pacchetti promozionali che ormai sono la norma se ci si trova in Europa e Stati Uniti o comunque, al massimo, al costo di una chiamata internazionale. E però gli analisti avvertono che non dovrebbe essere così semplice, o almeno così scontato.

Questo meccanismo ha la peculiarità di saturarsi abbastanza in fretta e difficilmente potrebbe reggere intere file di passeggeri impegnate a telefonare. A spanne, pare sia in grado di sostenere circa sei utenti alla volta. Ecco perché è verosimile che le compagnie aeree decidano di alzare una barriera all’accesso, impongano un piccolo canone per limitare l’uso e, comunque, mettere in chiaro quali sono le condizioni di utilizzo, magari in una pagina di login attivabile tramite una app. Una strategia, peraltro, per mettersi al riparo da prestazioni deludenti. Che invece non dovrebbero riguardare gli sms, che riescono a partire anche quando il segnale è più debole e non saturano la banda disponibile.

Insomma, viste anche le reticenze delle compagnie spaventate dal rischio caos a bordo (alcune, come l’americana Delta, hanno escluso a priori che forniranno questo servizio), le telefonate ad alta quota potrebbero faticare un po’ ad affermarsi. Meglio andrà ai messaggi di testo, che ci renderanno comunque reperibili dove forse ci saremmo volentieri goduti il privilegio di rimanere irraggiungibili, liberi dalla tirannia di quel solito bip.  

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