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Ecco perché Alexa (Amazon) può sconfiggere Siri (Apple)

Amazon permette a produttori terzi di integrare il suo assistente virtuale. L'obiettivo: dar voce all'internet delle cose

È bastata una semplice mossa di Amazon e l'orizzonte dell'Internet delle Cose si è avvicinato. Solo due giorni fa l'azienda di Seattle aveva lanciato ufficialmente sul mercato il suo smart-speaker Echo, una sorta di assistente domotico capace di gestire diversi dispositivi presenti in una casa e di riconoscere comandi vocali in maniera affidabile (ne avevamo parlato qui); la notizia era stata accolta con entusiasmo, ma anche con una certa perplessità: “In che modo”, si chiedevano in molti “Amazon crede di poter sbaragliare la concorrenza con un questo futuristico cilindro destinato a rimanere immobile su un tavolino come un qualunque vaso”.

Oggi Amazon ha risposto a quei dubbi, e l'ha fatto alla sua maniera, mettendo a disposizione di sviluppatori e produttori una serie di strumenti che consentiranno di integrare il sistema di assistenza-vocale Alexa (l'equivalente Amazon di Siri) in un ventaglio molto ampio di prodotti, dai dispositivi indossabili, alle biglietterie automatiche, al cruscotto della tua auto.

Chi pensava che Jeff Bezos stesse giocando al ribasso con Alexa, ora può tranquillamente ricredersi. Del resto, il CEO di Amazon non ha mai fatto mistero delle ambizioni della sua azienda, è convinto (non a torto) che in un futuro in cui la tecnologia sarà sempre pùi ubiqua e connessa (l'internet delle cose, appunto) i comandi vocali avranno un ruolo da protagonista, ed è deciso ad arrivare sulla preda prima di tutti gli altri.

Per questo, oggi, oltre a rendere disponibile Alexa anche agli sviluppatori e gli innovatori esterni, oltre a rilasciare un SDK e un sistema per integrare agevolmente Alexa in dispositivi connessi (chiamato Alexa Voice Service), Bezos ha annunciato di aver creato un fondo da 100 milioni di dollari, l'Alexa Fund, ideato proprio per incoraggiare aziende e startup a dare ai propri prodotti la voce di Amazon.

Da quando abbiamo introdotto Amazon Echo siamo stati contattati da sviluppatori, aziende manufatturiere e startup di ogni calibro che vogliono utilizzare questa tecnologia per rinnovare i propri prodotti. Con l'Alexa Fund, vogliamo dare alle persone la facoltà di esplorare i confini della tecnologia vocale.

Quella di Amazon è una mossa tutt'altro che scontata, in un panorama tecnologico in cui i colossi hi-tech tendono a ragionare in maniera protettiva, erigendo steccati per impedire che le proprie tecnologie possano essere utilizzate da altre aziende. Ma Jeff Bezos sa che giocare d'anticipo è fondamentale, come sa che se un'azienda non ragiona sul lungo termine rischia di non sopravvivere che pochi anni.

Di fatto, la stessa strategia che Amazon ha utilizzato per diventare leader nel settore dell'e-commerce (giocare in perdita per conquistare una fetta di mercato sufficientemente ampia), ora la sta applicando nell'ambito delle nuove tecnologie connesse. Non è un caso se le prime startup annunciate per l'Alexa Fund si occupano di settori molto diversi l'uno dall'altro.

Tra le più interessanti c'è Orange Chef, che punta a utilizzare i comandi vocali per gestire gli elettrodomestici in cucina; c'è Scout Alarm che ha ideato un sistema per innescare e disinnescare l'allarme di casa utilizzando solo la voce; MARA è un personal trainer vocale ideato per gli impallinati di corsa e self-tracking; mentre Mojio è un assistente vocale che è possibile interrogare mentre si guida.

Amazon dunque ha calato una mano vincente, che rischia di levare in anticipo tutte le chip dal tavolo. Se Apple, Microsoft e Google non sapranno ribattere al fuoco, Jeff Bezos e soci potrebbero essersi prenotato un posto in sala comando per quanto l'internet delle cose sarà realtà.

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