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Cos'è successo davvero a iTunes ed App Store

Ieri le piattaforme hanno funzionato a singhiozzo per tutto il giorno rendendo difficile la vita a chi voleva scaricare qualcosa. Ecco il motivo

I primi ad accorgersene sono stati gli utenti, poi anche Apple è uscita allo scoperto. I quattro negozi digitali della Mela: iTunes, App Store, iBook Store e Mac App Store, sono rimasti irraggiungibili ieri a partire dal mezzogiorno italiano e per diverse ore a causa di problemi tecnici. Verificata l’evidenza dei malfunzionamenti, l’azienda ha aggiornato la sua pagina sullo status dei servizi spiegando come tutti gli utenti dei quattro store fossero coinvolti nei problemi di accesso. A quanto pare disfunzioni simili avrebbero afflitto anche diversi iscritti alla piattaforma iCloud, impossibilitati nell’eseguire il login e quindi ad accedere ai file salvati sulla nuvola di Cupertino.

Cosa è accaduto

Il disagio è stato tale da spingere molti ad utilizzare su Twitter l’hashtag #itunesdown e #appstoredown sia per esprimere il proprio disappunto che per sdrammatizzare sulla vicenda. Seppur in prima battuta Apple si fosse limitata ad informare i clienti dell’errore ma senza dare ulteriori informazioni, in serata è arrivata una nota ufficiale che ha fatto maggiore luce sul disservizio: “Ci scusiamo con i nostri clienti per i problemi che hanno avuto con iTunes e altri servizi questa mattina. La causa era un errore DNS interno di Apple. Stiamo lavorando per rendere al più presto disponibili i servizi ai clienti e ringraziamo tutti per la loro pazienza”. Dopo l’annuncio è arrivato il ripristino dei negozi digitali che ora risultano pienamente funzionanti. Intanto per capire quanti introiti generino le piattaforme di Apple si pensi che durante il blackout il titolo in borsa della Mela ha perso lo 0,70%, dato in controtendenza con i listini di altre aziende americane che invece sono saliti.

Cosa sono i DNS

Ma cosa vuol dire errore dei DNS? I Domain Name Systems, ovvero i sistemi dei nomi di dominio, rappresentano il metodo che permette a tutti di digitare un indirizzo internet formato da lettere per accedervi attraverso un computer, uno smartphone o un tablet. Ogni sito è in realtà una serie numerica rappresentata dal suo indirizzo IP. Se non esistessero i DNS invece di digitare i vari www.google.it, www.facebook.com e gli altri preferiti che visitiamo ogni giorno dovremmo scrivere i relativi IP, tutto molto più complicato da ricordare. I server DNS, cioè l’insieme degli archivi che associano le lettere ai numeri, traducono gli IP in automatico e in un arco di tempo talmente ridotto cosi che il navigatore può inserire la parola compresa tra www. e il suffisso (.it, .com, ecc) e dirigersi immediatamente sulla pagina che cercava.

L’errore

È chiaro che se qualcosa nella corrispondenza tra gli indirizzi in lettere e la controparte in numeri va storto il sito web non viene visualizzato perché le persone continueranno a digitare parole che in realtà non combaciano con il corrispettivo in cifre. Nel caso del blocco degli store di Apple, ai quali si accede in via diretta tramite iPhone, iPad, iPod Touch o Mac chiedendo all’app di mostrare il contenuto caricato su un certo indirizzo IP,  si è parlato di “errore interno dei DNS”, facendo cadere sulle infrastrutture della Mela tutte le colpe. La risposta più plausibile all’evento che avrebbe fatto perdere ad Apple circa 30 milioni di dollari in acquisti digitali mancati secondo il sito Independent, sarebbe da riscontrare in un blocco dei server dislocati a Cupertino e nel resto del mondo oppure ad un accavallamento o un cattivo funzionamento dei processi di traduzione gestiti dai DNS. Di certo non basta lo spegnimento di un singolo server per causare un disservizio del genere ma un’azione a catena in questi casi non è mai da escludersi.

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