Smartphone & Tablet

Come scegliere uno smartphone: il processore

Qualcomm e Nvidia ci spiegano perché i cosiddetti system-on-chip rappresentano il cuore dei telefonini intelligenti. Ecco gli aspetti da considerare per chi non vuole sbagliare l’acquisto

Gli acquirenti di smartphone si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: chi sceglie con il cuore – guardando perlopiù a fattori emozionali come il brand o il design – e chi invece usa la testa, analizzando in modo meticoloso tutti i singoli componenti che fanno parte della dotazione hardware e software.

Per questa seconda frangia di utenti per così dire “razionali” il processore è, insieme al sistema operativo, al display e ovviamente al prezzo – uno degli elementi chiave per valutare l’effettiva sostanza di un prodotto. Qualcosa che viene sempre più assimilato al motore dello smartphone: più potente è, migliori saranno le performance. Ma è davvero così? Per capirne di più abbiamo chiesto a Alfredo Patria e Roberto Di Pietro, rispettivamente Senior Consumer Sales Manager di Nvidia e Vice President, Product Marketing and Business Development di Qualcomm Cdma Technologies, di spiegarci cosa c’è dietro la continua evoluzione dei system on chip e quali sono i criteri da valutare per una scelta al passo coi tempi.

Innanzitutto: come spiegare all'utente della strada perché i cosiddetti system-on-chip sono così importanti per uno smartphone o un dispositivo mobile di ultima generazione?

"Parliamo di un singolo chip che da solo svolge la funzione di processore, scheda grafica, controller di memoria e molto altro: già dalla definizione si può comprendere l’importanza che ha un system on chip nell’economia di uno smartphone", chiarisce Alfredo Patria di Nvidia: "questa integrazione porta tutta una serie di vantaggi, non ultime una riduzione di ingombri e consumi, vitali per un dispositivo mobile".

"Oggi si dà quasi per scontato che un telefonino possa connettersi a velocità di 42 o 100 Mbit/s, effettuando streaming o facendo girare applicazioni di gaming in 3D", replica Roberto Di Pietro di Qualcomm. "Non dobbiamo però dimenticarci che per arrivare a certi risultati c’è uno sviluppo fatto di migliaia di giornate uomo. In questo contesto l’integrazione dei vari elementi – dal processore alla GPU, dal modem al sistema per la gestione della potenza, dal multimedia all’NFC – rappresenta forse lo sforzo più impegnativo, soprattutto se si tiene conto della necessità di declinare il tutto in base alle singole piattaforme".

Frequenza e numero di core: si può davvero ridurre il tutto a un dato numerico?

"È evidente che il messaggio due-è-meglio-di-uno o quattro-è-meglio-di-due è facile da comunicare soprattutto se l’interlocutore è un utente che non ha particolare competenza tecnologica”, commenta Roberto Di Pietro. "La realtà è molto diversa: il numero dei core è solo uno degli elementi da valutare, quel che conta è soprattutto è l’ottimizzazione verso la soluzione finale, quanto cioè tutti i vari elementi del system on chip sono ottimizzati per quello specifico terminale. Ecco perché è necessario considerare anche la CPU grafica, l'utilizzo del bus di comunicazione, la gestione della memoria e l’integrazione coi vari elementi software".

Dello stesso avviso Alfredo Patria di Nvidia: “I dati numerici da soli servono a poco se poi non si individuano degli scenari di utilizzo dove questa potenza trovi realmente il modo di esprimersi. Prendiamo Android, ad esempio, una piattaforma flessibile e aperta e che proprio per questa sua natura si presta ad essere utilizzata su tanti dispositivi. Il risultato è che abbiamo hardware differenti, quindi con capacità differenti che coesistono e che hanno in comune il sistema operativo Android. Questo offre a chi sviluppa applicazioni una base di utilizzatori molto ampia a cui rivolgersi. Di contro però è difficile sul market trovare delle applicazioni realmente ottimizzate per il proprio dispositivo. Per questo motivo abbiamo inaugurato TegraZone, una piattaforma che offre contenuti premium appositamente ottimizzati per i dispositivi basati su Nvidia Tegra, e ricca di informazioni sui giochi recenti e quelli in uscita”.

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In questo senso quanto conta il fattore consumo?

"È essenziale", sottolinea Di Pietro. "Al di là del prezzo e del design, il cliente sceglie uno smartphone soprattutto in relazione alla durata della sua batteria. Lo dicono tutte le nostre più recenti ricerche. Uno smartphone potente diventa limitato se poi non permette all’utente di sfruttare appieno tutte le sue risorse: ci sono utenti che rinunciano ai giochi per paura di non avere più "tacche" a disposizione per le chiamate e le altre attività di routine. Per questo motivo come Qualcomm lavoriamo da sempre per trovare una giusta combinazione fra perfomance e autonomia".

Un obiettivo condiviso anche da Nvida: “Tutti i device mobili di ultima generazione – spiega Alfredo Patria - devono fare i conti con una potenza di calcolo paragonabile a quelli dei PC di qualche anno fa, con tutte le problematiche di assorbimento energetico che ne consegue. Riuscire a bilanciare consumi e prestazioni è un elemento essenziale di cui tener conto, anche perché alla luce delle attuali tecnologie ci sono limiti ben precisi alla capacità delle batterie. Quindi il controllo dei consumi è vitale per un dispositivo mobile e Tegra 4, ultima evoluzione del nostro SoC, tiene in massima considerazione questo fatto, grazie alla nostra architettura “4+1”, dove oltre ai 4 core che viaggiano a velocità standard c’è infatti un quinto core, chiamato “companion”, che funziona a bassa frequenza e ha un consumo veramente contenuto. E questo core entra in azione quando le applicazioni richiedono poche risorse, ad esempio durante la riproduzione di musica, permettendo un sensibile risparmio in termini di consumi”.

Chiariamolo una volta per tutte: è la crescita dei sistemi operativi che sta influenzando l'evoluzione dei processori e dei sistem on chip o viceversa?

“Sicuramente lo sviluppo continuo di sistemi operativi come Android e iOS ha creato la domanda per un hardware mobile sempre più potente ed efficiente”, risponde Alfredo Patria. “Si ripete un po’ la storia del PC, dove l’evoluzione di Windows e degli altri sistemi operativi ha portato alla costante evoluzione dei processori desktop, sintetizzato poi nella famosa Legge di Moore. A sua volta un hardware sempre più potente permette di scoprire nuove modalità e concezioni d’uso, si pensi ad esempio al riconoscimento vocale, che in un circolo virtuoso stimola una evoluzione continua anche del sottostante sistema operativo".

“Stabilire chi influenza chi è come chiedersi se sia nato prima fra l’uovo o la gallina”, puntualizza Roberto Di Pietro: “È indubbio che per avere funzionalità evolute, pensiamo ad esempio al multitasking, il software debba avere un hardware all’altezza ma è vero anche il contrario. In linea generale credo che la necessità di disporre di sempre più cavalli nel motore sia dettata soprattutto dal alcune condizioni: dall’evoluzione dei sistemi operativi aperti, ad esempio, ma anche dal numero sempre più elevato di applicazioni disponibili, dalla crescita del gaming e dalla parte grafica. Non dimentichiamoci poi dell’impatto che stanno avendo le reti mobili a banda larga in termini di miglioramento della connettività e, di conseguenza, di fabbisogno di risorse".

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Oggi processori e Gpu potentissime ci permettono di utilizzare lo smartphone come vere e proprie console gioco. E domani?

“Continueremo a vedere una rapida crescita della potenza di calcolo del silicio per dispositivi mobili”, sottolinea il responsabile di Nvidia, "il che consentirà utilizzi sempre più avanzati. I nostri smartphone e tablet stanno rapidamente diventando i dispositivi informatici di uso più frequente per numerose attività, dalla navigazione sul Web all’e-mail, dai social media alla fotografia e ai giochi casual. Vedremo continui progressi nella progettazione dell'interfaccia utente e nella reattività, nel multitasking, nello sviluppo di giochi sempre più realistici, nella fotografia avanzata e nell’elaborazione video di qualità superiore, disporremo di sistemi di riconoscimento vocale sensibile al contesto, di processi di calcolo “location-aware” più intelligenti e avanzati sistemi di confronto di modelli rich-media per trovare e isolare in modo rapido informazioni audio e video, elaborazione di transazioni complesse. Molti di questi concetti sono già visibili su Project Shield, il nostro primo prodotto basato su Tegra 4, un dispositivo Android a foggia di gamepad, che si connette remotamente via wifi al PC domestico per giocare in streaming in tempo reale come se si fosse davanti al proprio PC, oppure direttamente coi giochi Android scaricabile da Google Play".

Anche Qualcomm ha ben chiaro l’orizzonte da esplorare: “Con una piattaforma come Snapdragon 800 siamo arrivati a ottenere prestazioni superiori del 70% e con un compromesso molto elevato in termini di consumi”, spiega Roberto Di Pietro. "Ma soprattutto abbiamo fatto capire di poter puntare al mondo dell’altissima definizione, sia nel video - grazie all’ultraHD - che nell’audio. Di fatto un telefonino intelligente può agire come un verso sistema home theatre emulando un sistema dolby surround 7+1. Ma la sfida per il futuro è ancora più ambiziosa: “C’è tutta un’area - quella che fa capo alla cosiddetta realtà aumentata - che acquisirà sempre maggiore importanza. Stiamo entrando in una fase di interazione sempre più spinta fra lo schermo del nostro terminale, le persone che ci circondano e la realtà fisica. E lo smartphone è sempre di più il nostro sesto senso, l’oggetto che più di tutti è capace di comprendere ciò che vogliamo fare, dove e con chi vorremmo farlo. In questo senso i system-on-chip rappresentano l’elemento in grado di eliminare le barriere tecnologiche, ciò che di fatto toglie ogni vincolo alla fantasia degli sviluppatori".

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