Smartphone & Tablet

Blackphone: con questo telefono nessuno vi potrà spiare

Ecco come funziona quello che promette di essere il primo smartphone a prova di hacker

I produttori di dispositivi mobili hanno pensato a proprio a tutto: hanno costruito telefoni sottilissimi, brillantissimi, capaci di guidarci nel traffico, di fare foto mozzafiato, di resistere agli urti e persino all’acqua. Ma si sono dimenticati di darci quello che nessuno pensava potesse mai mancare in questo genere di apparecchi: la garanzia della privacy.

È bastato un uomo di nome Edward Snowden per scoperchiare la pentola. E per fare capire al mondo che uno smartphone è – al di là della comodità – una porta aperta, per non dire spalancata, sulla nostra vita privata. Se ne sono accorti in modo a dir poco perentorio alcuni manifestanti ucraini che martedì scorso hanno ricevuto sui propri telefoni un messaggio anonimo per niente rassicurante: "Gentile cliente, sei stato registrato come uno dei partecipanti ad un’azione di disturbo di massa”. Come dire, stai attento a ciò che fai, perché qualcuno - da qualche parte - ti sta guardando.

Non servono troppe nozioni tecniche per capire il perché e il per come sia così facile al giorno d’oggi per un’agenzia governativa intrufolarsi nei nostri device per guardare nella lista delle chiamate, dei messaggi, delle coordinate geografiche o nei cosiddetti “metadati”. In fondo, ormai lo abbiamo capito, non siamo i soli proprietari del nostro Io digitale. Quando utilizziamo un telefono di ultima generazione stiamo in realtà trasferendo pacchetti di informazioni all’esterno (e più precisamente alle reti cellulari degli operatori), senza contare tutte le tracce lasciate sulle varie applicazioni – da Google Maps ad Angry Bird - che detengono le nostre generalità, i dati relativi al nostro posizionamento e molto altro ancora.

C’è però chi sta studiando il modo di dare agli utenti gli strumenti per evitare tutte le possibili modalità di appropriazione indebita del dato. Sono quei produttori di hardware e di software che qualcuno ha già ribattezzato "Snowden-company". Il caso più emblematico è quello di Silent Circle e Geeksphone, le due società che hanno dato vita al progetto BlackPhone, uno smartphone che adotta un sistema operativo il cui nome è tutto un programma: PrivatOS. Si tratta, spiega il New Yorker , di una piattaforma basata su Android che utilizza un sistema di criptazione capace di smontare a pezzi i contenuti dei messaggi o delle chiamate affinché vengano decifrate solo dal reale destinatario della conversazione. Un video chiarisce meglio il funzionamento e, soprattutto, lo spirito dell'iniziativa.

Un telefono quindi che strizza l’occhio a quanti per un motivo o per l’altro temono di essere intercettati ma anche a tutti coloro che, pur non avendo nulla da nascondere, non accettano l’idea di essere così esposti. "Avere conversazioni private non dovrebbe essere marchiato come un'attività potenzialmente pericolosa e illegale collegato ad esso", suggerisce Brennan Novak, uno sviluppatore che lavora sui software per la privacy. In questo senso il vantaggio di Blackphone, spiega il suo papà tecnologico John Callas, è che rende gli strumenti di crittografia e privacy l'esperienza di default.

Blackphone, che dovrebbe essere presentato ufficialmente il prossimo 24 febbraio al Mobile World Congress di Barcellona, resta – al di là del sistema operativo – un progetto di cui si conosce ben poco. Le prime foto ci mostrano infatti uno smartphone dal design piuttosto anonimo (sembra un dispositivo full touch come tanti altri) con i tre classici pulsanti virtuali di Android; tutti gli altri dettagli restano al momento top secret. E a ben pensarci non potrebbe essere altrimenti.

 
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