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Smartphone & Tablet

BlackBerry: i motivi che ne hanno decretato la fine

Time to market, errori strategici, peccati di presunzione: tutte le ragioni che hanno portato la società della mora a chiudere la produzione interna

Da RIM a RIP, verrebbe da dire. Blackberry, la società che dal 2013 ha raccolto l’eredità di Research in Motion (per tutti RIM), ha annunciato che non produrrà più telefonini, almeno internamente. D’ora in avanti tutti gli eventuali prodotti con il marchio della Mora verranno realizzati da una società terza, l’indonesiana PT BB Merah Putih.

È l’ultimo chiodo sulla bara che raccoglie ciò che resta di una società un tempo davvero molto gloriosa. Oggi, le quote di mercato di Blackberry sono tendenti allo zero (gli ultimi rilevamenti di Gartner parlano di un misero 0,2%) ma c’è stato un momento – nemmeno troppo lontano – nel quale un telefonino su cinque aveva il simbolo della doppia B. C’è persino chi sostiene (chi scrive è fra questi) che il fenomeno smartphone abbia preso piede proprio grazie alle intuizioni del marchio di Waterloo; furono i BlackBerry, ancor prima degli iPhone, a farci capire che potevamo pretendere molto di più da un telefono cellulare.

 

Un'altra vittima dell'iPhone ?
Col senno di poi vien facile dire che BlackBerry si sia spenta per gli stessi motivi che poco tempo fa hanno portato all’implosione del marchio Nokia. Uno su tutti: non aver capito a tempo debito quali profonde trasformazioni aveva innescato l’uscita dell’iPhone, nel 2007. Trasformazioni sul piano dell’interazione – dai tasti fisici al touch screen – ma anche sul piano della fruizione dei contenuti, basti pensare a ciò che è successo con l’avvento dell’App store e dei vari supermercati delle applicazioni.

A condizionare le sorti di BlackBerry non è stato però solo l’arrivo del Melafonino di Steve Jobs. Ripercorrendo a ritroso tutta la storia del marchio scopriamo infatti che ci sono almeno altri due gravi errori che hanno portato la società al fatidico punto di non ritorno.

Il primo: essersi convinta, a un certo punto del proprio cammino, di poter piacere a tutti. C’è stato un momento, verso la fine della scorsa decade, nel quale Blackberry ha rinnegato il suo passato di azienda tagliata per il mondo aziendale per “buttarsi” – è il caso di dirlo – nel mondo consumer. Lo ha fatto sottovalutando una serie di rischi che questa avventura comportava, soprattutto sul piano dei costi. Il risultato finale è stato quello di rinforzare la casistica di quel detto secondo cui chi vuol piacere a tutti finisce per non piacere a nessuno. I prodotti BlackBerry nati dal 2010 in poi non hanno convinto (quasi) nessuno, né gli utenti consumer, che li consideravano troppo seriosi rispetto all’iPhone e agli terminali Andorid, né gli aficionados del marchio, poco propensi dal canto loro a sacrificare certi solidi principi tipici del mondo BlackBerry (efficienza, sicurezza, batteria) in ragione di un sogno utopistico.

Gli errori sul software e la diaspora degli sviluppatori
Il secondo: aver compreso troppo tardi quanto fosse rilevante il ruolo del software nello sviluppo dei nuovi prodotti. Mentre Apple e Google gettavano le basi di quello che sarebbe diventato a tutti gli effetti il duopolio dei sistemi operativi (iOS-Android), BlackBerry restava incantata sulla progettazione del “pezzo di ferro”, un aspetto che nel frattempo diventava sempre più marginale in virtù anche della delocalizzazione delle produzioni in Cina e negli altri paesi orientali.

Quando la società ha aperto gli occhi, la concorrenza era già scappata via. BlackBerry 10, il primo vero sistema operativo crerato dalla società della Mora per competere con Android è iOS è uscito già vecchio, e non solo per ragioni tecniche. Era arrivato in un momento (correva l'anno 2013) in cui buona parte dell’utenza si era già affezionata ad altre piattaforme.

Questa condizione di piattaforma subalterna ha fatto sì che i programmatori - col passare del tempo - smettessero di preoccuparsi delle applicazioni per il mondo BlackBerry. Il segnale della resa definitiva è arrivato lo scorso mese di marzo con l’annuncio di WhatsApp della fine del supporto a tutti i dispositivi BlackBerry. Quasi uno sfregio per un’azienda che sulle comunicazioni testuali aveva costruito la sua cifra. Stilistica, ma anche di guadagno. 

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